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martedì, Agosto 16, 2022

La dannazione della sinistra è la narrazione degli ex

Il 23 gennaio su Rai Tre è andato in onda il documentario La dannazione della sinistra. La storia vera del partito comunista. La regia è di Cristian Di Mattia. Da un’idea di Ezio Mauro. Il promo della RAI recita così:

Il 21 gennaio 1921 a Livorno avviene un evento epocale: durante il Congresso che si tiene nel teatro Goldoni, il Partito Socialista Italiano si divide e perde la sua componente comunista. Gli scissionisti decidono di muoversi verso un altro teatro della città livornese, il San Marco, e fondare il Partito Comunista Italiano. A cento anni da quella storica scissione, Ezio Mauro compie un viaggio per l’Italia raccontando il male atavico della Sinistra, una dannazione che si sprigiona in quell’anno e ancora oggi fa sentire i suoi effetti sulla politica italiana: l’impossibilità per la Sinistra di promuovere la fraternità tra i popoli rimanendo unita al proprio interno, generando un paradosso oggi ancora attuale.

La riflessione di Maurizio Acerbo, Segretario di Rifondazione Comunista, dopo la visione del documentario.

La dannazione della sinistra

La cosa che unisce quasi tutti i politici che sono intervenuti nel film di Ezio Mauro, La dannazione della sinistra,  è che non sono più socialisti o comunisti da decenni.
La cosa che univa quelli del 1921 è che erano tutti socialisti e comunisti.

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Come spiegò Turati intervenendo a Livorno, sui fini ultimi erano tutti d’accordo. Tutti lottavano per il socialismo e il comunismo, poi divergevano sui mezzi per arrivare a quel fine in quel determinato momento storico.

La dannazione della sinistra italiana non è cominciata nel 1921 perché socialisti e comunisti poi si riunificarono nella lotta contro il fascismo, nella Guerra di Spagna, nella Resistenza, ricostruirono un sindacato di classe unitario, conquistarono insieme la Repubblica sconfiggendo i conservatori abbarbicati alla monarchia, determinarono una Costituzione avanzatissima, conquistarono migliaia di comuni, fondarono ovunque cooperative e centri di cultura, costruirono una sinistra fortissima e condussero lotte formidabili organizzando contadini, operai, artigiani, ceti medi e il meglio della cultura italiana.

Si considerarono per decenni parte di un movimento operaio unitario persino quando dagli anni ’60 la loro collocazione politica si diversificò con l’ingresso dei socialisti nell’area di governo e la nascita del centrosinistra. In tutte le battaglie sociali e culturali erano uniti e mantennero sempre in piedi le organizzazioni unitarie.

Dopo la guerra e poi negli anni ’60 discussero anche di una possibile riunificazione tanto comune era il dna. La foto simbolo di quella unità incisa nei cuori di milioni di persone è quella del socialista Sandro Pertini chino sulla bara del comunista Berlinguer.

La rottura vera si consumò negli anni ’80 quando Craxi guidò i socialisti fuori dal socialismo tanto che fu definito dalla stampa internazionale come Thatcher di sinistra entrando in rotta di collisione con Berlinguer che intendeva rinnovare ma non abbandonare la lotta per il socialismo.

Con Craxi il Psi smise di essere un partito della classe lavoratrice per assumere il ruolo di partito referente del potere economico e portatore dell’allora nuova moda neoliberista.

La dannazione della sinistra è la narrazione degli ex

Tutti i caposaldi della tradizione unitaria del movimento operaio e socialista furono progressivamente abbandonati. Craxi divenne l”alfiere dell’attacco alle conquiste degli anni’ 60 e ’70 e financo del decisionismo presidenzialista. In politica estera un sostenitore dell’ installazione dei missili USA.

Nel caso di Craxi, come di tutte le socialdemocrazie europee, cambiò la sostanza senza cambiare il nome.
Nel caso degli ex-comunisti ebbero il buon gusto di cambiare il nome oltre che la sostanza. Alcuni come Occhetto potevano anche essere in buona fede ma il risultato fu un partito che non aveva più alcuna ispirazione autenticamente socialista e anticapitalista e che avrebbe fatto a gara con la destra nel far passare le ricette neoliberiste.

Il crollo del Muro fu una scusa per liberarsi di un ostacolo alla propria omologazione che era cominciata da tempo.
Ovviamente tale mutazione della sinistra storica ha ragioni profonde e non può essere ridotta a un tradimento delle classi dirigenti che fu semmai conseguenza di un processo più complesso.

La dannazione della sinistra è la narrazione degli ex

Alla fine degli anni ’80 la vera dannazione si era consumata: l’Italia aveva perso entrambi i partiti di massa socialisti che le classi lavoratrici avevano costruito dalla fine dell’ 800 e nel corso del Novecento. Lo stesso sindacato veniva disciplinato perché il grosso dei suoi dirigenti facevano riferimento a quei partiti.

Solo piccole minoranze resistettero rimanendo ancorate a un progetto che avesse ancora un’ispirazione di classe e anticapitalista (Rifondazione Comunista, il manifesto, le aree di movimento che facevano riferimento alla tradizione operaista, un’area di intellettuali critici).

Questa resistenza è stata sconfitta e per gran parte riassorbita.
Oggi la sinistra, intesa come espressione politico-sociale autonoma delle classi lavoratrici, di ispirazione anticapitalista e socialista/comunista in Italia non esiste più. Non c’è in parlamento e tantomeno nei media.
Siamo diventati un paese senza sinistra e in cui viene chiamata sinistra una cosa che non lo è.
Ed è questa la dannazione non quella di Ezio Mauro.

Abbiamo una politica a una dimensione in cui la sinistra non rappresenta più quello che era ai tempi di Turati e Gramsci, di Nenni e Togliatti, di De Martino e Berlinguer.

Oggi la sinistra è come il partito democratico USA, lo schieramento capitalistico progressista quando va bene.
L’eredità di quegli eroi della classe lavoratrice che litigavano tra loro a Livorno deve essere raccolta da quelle minoranze che non si rassegnano a questa dannazione.
Siamo deboli e inadeguati ma almeno ci proviamo.

 

Maurizio Acerbo
Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelico.

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