Terzo giorno della controffensiva ucraina sul fronte di Cherson e le valutazioni sull’operazione sembrano andare in una sola direzione, ma è ancora presto per classificarla come insuccesso. Qual è l’obiettivo realistico di Kiev?
L’offensiva ucraina è davvero già fallita?
Di Francesco Dall’Aglio*
Premessa – da oggi è un po’ più difficile trovare informazioni sull’andamento del conflitto. Ieri il Ministero della Difesa ucraino ha ‘invitato’ tutte le fonti di informazione indipendenti ad astenersi da commenti e speculazioni sulle operazioni militari, ha ricordato che solo il comando militare è autorizzato a rilasciare informazioni, e ha proibito la diffusione di ‘interpretazioni alternative’.
Twitter si è accodato, con conseguenze anche per gli OSINT occidentali che si presentano come obiettivi ma che in realtà dall’inizio del conflitto rilanciano solo informazioni ucraine. Su Telegram, ovviamente, a nessuno importa di ciò che dice il Ministero ucraino (a nessun canale ucraino, intendo), e il flusso di informazioni è più o meno lo stesso, anche se nei commenti la gente impazzisce (ma in tutti i commenti la gente impazzisce, per cui).
Ciò detto, la situazione sul campo non sembra mostrare cambiamenti significativi rispetto a ieri. Continuano i tentativi ucraini di passare l’Ingulets e di sfondare le linee russe più a sud, nella steppa tra il golfo di Dnipro e il settore centrale del fronte, senza successo; i russi continuano a respingere gli attacchi e a cannoneggiare le retrovie, mentre l’artiglieria ucraina fa lo stesso con quelle russe; si segnalano ovviamente perdite da ambo i lati, con quelle ucraine preponderanti rispetto a quelle russe.
Tendo a credere che le perdite ucraine riportate dal comando russo siano sovrastimate, ma da ieri c’è grande abbondanza di foto e filmati che mostrano mezzi corazzati e blindati ucraini distrutti o abbandonati, mentre sui canali ucraini vengono rilanciati moltissimi necrologi di soldati ucraini morti tra l’altro ieri e oggi – il luogo del decesso non è specificato ma appartengono tutti alle stesse unità, che sono schierate in quel settore.
Di uno di questi necrologi parlerò più tardi. Essendo la controffensiva partita, il comando ucraino è obbligato a continuarla, visti gli obiettivi dichiarati e l’enorme aspettativa che si era creata, sia in patria che soprattutto all’estero, per cui il numero delle vittime aumenterà di sicuro.
Quali sono gli obiettivi della controffensiva?
Facile considerare, a questo punto, la controffensiva ucraina come un fallimento, come fanno non solo le fonti russe ma anche popolari canali ucraini come ‘Legitmniy’. Prima di parlare di fallimento, però, sarebbe il caso di capire quali erano gli obiettivi reali della controffensiva.
Se, e sottolineo se, erano riprendere il controllo della regione obbligando i russi a lasciare Cherson e ritirarsi oltre il Dnepr, sono ovviamente falliti. Ma a me pare strano che, anche nelle migliori previsioni, l’obiettivo fosse quello: l’esercito ucraino sta impiegando una quantità ragguardevole di uomini e mezzi, ma non tanti quanti basterebbero per un simile scopo.
Inoltre sa di avere di fronte non le milizie delle repubbliche separatiste ma unità regolari dell’esercito e dei paracadutisti russi (a tale proposito, non è un caso che l’unico sfondamento oltre il fiume sia avvenuto in un settore presidiato da truppe della Repubblica di Donetsk, e che sia stato contenuto dalle unità russe schierate ai lati).
Testa di ponte oltre l’Ingulets?
Se l’obiettivo era costituire una testa di ponte oltre l’Ingulets, dalla quale partire in seguito (ammesso sia possibile) per ulteriori offensive, al momento è fallito: la testa di ponte è troppo piccola e sotto costante fuoco dell’artiglieria russa.
In caso di ulteriori sfondamenti, anche di piccola entità, questa valutazione potrebbe certamente cambiare, ma per il momento la situazione è questa. Va anche tenuto presente che, entro certi limiti naturalmente, il controllo di questo o quel villaggio in quel settore del fronte non ha lo stesso significato che ha nel Donbas o nella regione di Kharkiv: non ci sono fortificazioni e il terreno non è adatto a operazioni offensive, da entrambi i lati. Non ci puoi agganciare niente.
Se l’obiettivo era obbligare i russi a fare affluire uomini e rifornimenti sguarnendo altri settori del fronte, per ora è fallito; anche qui, naturalmente, in caso di altri sfondamenti la situazione potrebbe cambiare velocemente.
Se, infine, l’obiettivo era impegnare costantemente unità russe e provocare perdite e congestioni della catena logistica, è stato sicuramente raggiunto. Bisogna vedere a che prezzo e se, come si suol dire, il gioco vale la candela.
Per ora, anche se le valutazioni sull’operazione sembrano andare in una sola direzione, è ancora presto per classificarla insuccesso, soprattutto se (come mormorano alcune fonti) si sta preparando contemporaneamente una controffensiva sul fronte di Kharkiv. Al momento non sembra avere prodotto grandi risultati, ma questo è l’unico fronte in cui in un giorno solo si possono ipoteticamente vedere grandi cambiamenti territoriali, da un lato e dall’altro.
Ultima nota, che ci riporta alla fotografia (a fine articolo). È ciò che resta di uno dei T-72 che la Polonia ha spedito in Ucraina, aspettandosi in cambio dei Leopard dalla Germania senza però avere l’accortezza di accordarsi prima coi tedeschi, che infatti non glieli hanno mandati (a destra lo scafo, a sinistra la torretta.
È saltata la riserva delle munizioni, carro irrecuperabile, equipaggio perduto – la foto è tagliata, non volete vedere il resto, fidatevi). Avevo già segnalato, quando arrivarono, le rimostranze dei carristi ucraini che preferivano i loro T-64 rimodernati. Al momento, oltre ad essere stati certamente impiegati male, i T-72 si sono dimostrati molto poco efficaci. Ma altro non c’è.

* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).
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