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mercoledì 14 Aprile 2021
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Rifondazione grillina: Conte lavora al nodo Rousseau

Giuseppe Conte lavora al nodo Rousseau da sciogliere e alla riorganizzazione del Movimento tra correnti, l’alleanza con il Pd e il collocamento in Europa.

Conte lavora al nodo Rousseau

L’ex premier Giuseppe Conte all’assemblea dei gruppi parlamentari ha lanciato la rifondazione grillina, dicendo molto ma senza in realtà scoprire veramente le carte.

I nodi da sciogliere sono ancora diversi: le correnti, il rapporto con Rousseau, l’alleanza con il Pd, il collocamento in Europa.

Ma alla base di tutto c’è la questione fondamentale: il finanziamento. La trasformazione da Movimento a Partito, con ramificazioni territoriali, strutture, luoghi di formazione politica, ha dei costi notevoli. Per questo la rifondazione grillina potrebbe partire sacrificando un altro dei totem fondativi, quello del rifiuto dei contributi pubblici.

Giuseppe Conte sta valutando di cambiare questa politica, aprendo il Movimento alla ricezione dl 2 per mille. Un contributo che potrebbe valere parecchio, se davvero la nuova formazione, secondo quanto affermano alcuni sondaggi, si attesterebbe intorno al 20%.

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E la questione finanziaria è anche il centro della disputa con Casaleggio Jr, che dal Movimento attende un pagamento di circa 440mila euro per i mancati versamenti dagli eletti grillini. Deputati, senatori, consiglieri regionali ed europarlamentari dovrebbero girare 300 euro al mese alla piattaforma, ma molti hanno smesso di farlo.

L’impegno finanziario, infatti, non è regolato da un contratto, ma solo dal regolamento dei 5 Stelle. I pagamenti sono inquadrati come “erogazioni liberali” e l’unica punizione possibile per chi sgarra è l’espulsione, su cui però Casaleggio non ha voce in capitolo.

Manca un contratto di servizio che regoli i rapporti fra piattaforma e Movimento. C’è poi la questione dei rapporti politici tra la Casaleggio e il movimento: lo statuto M5S prevede che tutte le principali decisioni passino al vaglio di Rousseau e su questo punto l’ex premier è molto critico, tanto da aver lanciato una chiara stilettata  durante l’assemblea in streaming di giovedì scorso: “La tecnologia non è mai neutrale. I processi devono essere trasparenti”.

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L’alleanza con il PD: partita a scacchi con Letta

Sempre in quell’intervento Conte ha parlato di costruire “forum, piazze delle idee aperte a tutti, non solo agli iscritti”. E, soprattutto, ha annunciato la stesura di un nuovo statuto con norme contro le correnti, che “non servono: sono solo sfere di influenze e di potere”.

Poi c’è l’alleanza stabile da costruire con il Pd di Enrico Letta ma è tutto da capire quali saranno i rapporti di forza. Il banco di prova più importante su questo terreno saranno le amministrative che la pandemia ha fatto slittare all’autunno. Non conta solo il risultato: bisogna anche capire come ci si arriverà. In teoria, l’obiettivo è presentare candidati comuni nelle città più importanti. In partica, la missione è difficile a Torino e quasi impossibile a Roma, dove Virginia Raggi – assolta in primo grado e in appello per lo scandalo Marra – è un totem positivo per i grillini e in negativo per il PD.

A sbrogliare la matassa, paradossalmente, potrebbe essere il centrodestra: se il candidato di Lega, Fi e Fdi (ancora da scegliere) riuscirà a superare il primo turno, Movimento e dem potranno convergere sullo stesso candidato al ballottaggio.

L’ultimo passaggio poi, meno reclamizzato, è invece tra i più importanti: entro fine anno il Pd favorirà l’ingresso dei 5 Stelle nel Partito Socialista europeo. Un passo fondamentale per i grillini, che al momento non aderiscono ad alcun gruppo e per questo sono fuori da tutte le commissioni del Parlamento Ue. In pratica fanno solo presenza, non contano nulla.

Se tutte queste caselle andranno a chiudere positivamente, si potrà parlare di progetto politico e di prospettive, altrimenti la strada verso le politiche del 2023 diventerà un terreno minato.

 



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