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giovedì, Agosto 11, 2022

La ripresa economica? È la Cina a trainare l’export italiano

Da più parti si lodano le mirabilie del governo dei migliori, con la ripresa della fiducia e delle imprese. Ma ad una prima analisi è la Cina a trainare l’export italiano, mantenendo gli impegni dei patti sulla “Via della seta“.

È la Cina a trainare l’export italiano

A luglio la General Administration of Customs, il ministero delle dogane cinesi, ha pubblicato la consueta serie statistica dei dati di import export di giugno.

La Cina è solita dare comunicazione già verso il 7 del mese successivo, forse utilizzando dati da Intelligenza Artificiale, contrariamente all’Istat che è molto più lenta.

Ebbene, le importazioni dall’Italia sono aumentate del 59.3%, tra le più alte dei vari paesi del mondo. Continua l’operato cinese di acquistare prodotti italiani per onorare il Memorandum del 2019, contrariamente al nostro paese, che le ha girato le spalle.

L’Istat non rileva la stessa intensità semplicemente perché non attribuisce il dato dell’export in Cina quello che passa dal porto di Rotterdam (erroneamente attribuito all’Olanda), per lo più prodotti meccanici, dal Belgio (farmaceutica) e dalla Svizzera (tessile, pelletteria e farmaceutica, la Svizzera è l’hub mondiale dell’industria del nord Italia).

Solo Michele Geraci afferma in solitario che in realtà l’export italiano in Cina non è di 13 miliardi, secondo le statistiche ufficiali, ma di 40, pesando per il 9.5% del totale delle quote.

Non lo stanno a sentire, d’altronde non è marxista, ma semplicemente un economista obiettivo e preparato, e non a caso insegna a Shanghai e non nelle derelitte università italiane di economia.

La ripresa economica? È la Cina a trainare l'export italiano

Intanto la guerra dei dazi si infrange sulla “doppia circolazione”

Circa un anno e mezzo fa Ue e Usa vararono la strategia ambientalista. Il fine ultimo era mettere dazi alle merci cinesi, considerate inquinanti, e faceva parte della guerra commerciale che non è affatto finita.

Solo che i cinesi due anni fa vararono la politica della “doppia circolazione“, esterna ed interna, focalizzandosi sul mercato interno. Perciò vararono misure fiscali finalizzate a diminuire il risparmio precauzionale della popolazione, così aumentando i consumi interni.

Inoltre, nel 2008, per chi ha letto (o non avesse ancora letto) il libro Piano contro il mercato, con la legge sul lavoro passarono dal plusvalore assoluto, ora in vigore in Ue e Usa, al plusvalore relativo.

Chiunque abbia letto Il capitale sa bene che quest’ultimo batte il primo. Prima ancora che facesse sul serio la guerra commerciale l’Occidente, anticiparono i tempi.

Lo può solo fare un’economia pianificata e ben gestita, con gente preparata, e non chi è dominato da un’economia impazzita e dove le multinazionali spremano gli stati e non pagano una lira di tasse.

Loro hanno Sun Tzu, “L’arte della guerra“, colpiscono senza attaccare. Che fanno i celebri strateghi militari dell’Occidente? Studiano, per caso? Vedendo le vicende degli ultimi 20 anni, specie Iraq e Afghanistan, ho seri dubbi.

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Pasquale Cicalese
Pasquale Cicalese
Economista. Laureato in Scienze Politiche. È impiegato alla Regione Calabria. Autore di "Piano contro mercato. Per un salario sociale di classe" (L.A.D., 2020)

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