Camp Darby, come la colonia Italia sostiene l’aggressione a Gaza

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Anche l’Italia, Paese a sovranità limitata occupato militarmente dagli Stati Uniti, sta indirettamente prendendo parte al massacro del popolo palestinese, attraverso la base militare di Camp Darby.

Camp Darby: un avamposto strategico dell’imperialismo israeliano in Italia?

Di Federico Giusti*

L’aggressione israeliana alla Terra di Palestina ha coinvolto i gangli vitali del complesso militare-industriale euro-atlantico. Come ha documentato il giornalista Antonio Mazzeo, le forze armate USA hanno dato il via, dalla base NATO di Sigonella, a diverse attività di pattugliamento e sorveglianza nella regione mediterranea, compreso il rifornimento d’armi ai falchi di Tel Aviv. Si tratta d’affermazioni incontestabili:

‘’Sigonella è stata utilizzata dalle forze armate USA anche come base di transito degli aerei cargo C-17A Globemaster lll che stanno trasferendo armi, munizioni e apparecchiature belliche dagli Stati Uniti d’America (via Ramstein, Germania) fino alla base aerea israeliana di Nevatim, nel deserto del Negev, a pochi km dalla città di Beersheba’’[1].

Il ‘’governo’’ Meloni, così come prima il ‘’governo’’ Draghi nello scontro fra Atlantismo ed Eurasia in Ucraina, si sta comportando da appendice neocoloniale di USA, Gran Bretagna ed Israele. Le istituzioni accademiche ed i media ‘’di regime’’ hanno prodotto la protesi ideologica – potremmo dire Propaganda – di legittimazione d’una aggressione imperialista contro un popolo che ha il sacrosanto diritto ad autodeterminarsi; lo Stato di Palestina deve nascere il prima possibile, in quanto Stato indipendente e sovrano.

Una volta appurata la cooperazione delle istituzioni accademiche con l’industria bellica italiana, è legittimo chiedere se dalla base statunitense di Camp Darby (nel territorio compreso fra Pisa e Livorno) partiranno rifornimenti d’armi al regime di Tel Aviv? I precedenti non lasciano ben sperare, tutt’altro:

‘’Come documenta Ha’aretz, essi contengono razzi, bombe, munizioni per aereo, veicoli corazzati e altri armamenti, che vengono catalogati al momento dell’arrivo per assicurare un «facile e rapido accesso da parte israeliana». Sicuramente, anche se non si dice, parte degli armamenti destinati ai «depositi di emergenza» arriva in Israele da Camp Darby, la base logistica dello U.S. Army: già da tempo, documenta Global Security, il 31° squadrone di munizionamento della base è responsabile anche di depositi situati in Israele, una sorta di succursale di Camp Darby che ha rifornito le forze israeliane per gli attacchi al Libano e a Gaza’’ [2].

La situazione è particolarmente grave, tanto per il contesto geopolitico (il rilancio, da parte di Washington, della dottrina della ‘’guerra eterna’’) quanto per la violazione dei Diritti dell’Uomo; le armi di cui stiamo parlando sono, perlopiù, armi di nuova generazione che violano diverse Convenzioni Internazionali.

Il ‘’governo’’ Meloni, che non ha mai nascosto l’atavico odio per la Carta Costituzionale nata dalla Resistenza antifascista (la Meloni proviene politicamente dalla gioventù missina), ha l’obbligo di rispettare l’Articolo 11 della Costituzione italiana; nessun governo ha il diritto d’esercitare il proprio mandato in quanto lustrascarpe del deep state USA.

Il Parlamento è silente, mentre i cittadini non sono stati informati da un giornalismo in stragrande maggioranza supino ai dettami Usa, Nato e neocoloniali sionisti. L’Italia, per l’ennesima volta, s’è dimostrata un paese a sovranità limitata.

NOTE

[1] https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2023/11/esordio-dei-droni-global-hawk-di.html

[2] https://www.voltairenet.org/article166098.html

Comitato No Camp Darby

* Grazie a World Politics Blog

 

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Giulio Chinappi
Giulio Chinappihttps://giuliochinappi.wordpress.com/
Laureato in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale e in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo. Ha svolto numerose attività con diverse ONG, occupandosi soprattutto di minori. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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