Sulla caduta di Bakhmut o ‘liberazione di Artëmovsk’

Dopo la caduta di Bakhmut, fuori dalla propaganda di ambo le parti, è importante capire cosa farà il comando russo: utilizzerà la città come base per continuare l’avanzata o no?

Sulla caduta di Bakhmut

Di Francesco Dall’Aglio*

Come era ovvio aspettarsi, sia i media che le autorità occidentali sono da ieri in modalità “limitare i danni” riguardo ArtëmovskBahmut.

Non è presa, oppure e presa ma è in rovine, oppure è presa ma è, a scelta “una trappola”, una “vittoria di Pirro”, “un inutile trofeo” eccetera, oppure è presa ma sta per essere accerchiata dai lati (non ci sono lati: il fronte è praticamente continuo con un piccolo saliente russo a nord della città), mentre un Biden ancora chiaramente sotti i colpi del jet lag poco fa ha detto che i russi ci hanno perso 100.000 uomini (che sarebbe il 10% dell’intero esercito russo, non è chiaro se vanno aggiunti ai 200.000 conteggiati dal comando ucraino, un altro 20%, o se, visto che è la Wagner, sono da aggiungere al totale).

L’unica obiezione sensata che si può fare all’idea che Artëmovsk-Bahmut sia importante, piuttosto, è cosa ci farà adesso il comando russo – nel senso, se la utilizzerà come base per continuare l’avanzata o no.

Personalmente credo di no. Ricordo sempre che al momento la strategia russa non è la conquista del territorio ma l’attrito e la distruzione di quanto più materiale possibile e delle capacità offensive dell’avversario – l’avversario è ovviamente la NATO, perché da questa estate non esiste più un esercito ucraino ma solo corpi ucraini arruolati più o meno a forza e vestiti, armati, equipaggiati e riforniti dalla NATO, e anche questo vorrei fosse chiaro quando discutiamo di questo conflitto.

La strategia seguita dalla Russia finora sta pagando e non c’è alcuna indicazione che una strategia diversa, cioè passare all’offensiva, potrebbe avere risultati migliori perché l’esercito NATO in Ucraina non è ancora sufficientemente degradato da cedere terreno senza infliggere perdite pesanti che l’establishment russo apparentemente non è disposto ad accettare per motivi di politica interna.

Per cui credo che continueranno ad attendere la controffensiva ucraina, magari continuando con i guadagni incrementali dalle parti di Svatovo-Kremminna, Avdiivka, Marinka eccetera.

Ma secondo me non faranno nulla – o meglio, continueranno a fare quello che stanno facendo. La perdita della città potrebbe invece davvero dare la spinta definitiva per la controffensiva ucraina. Ma anche questa è una cosa che al momento non è possibile valutare, bisognerebbe vedere che ne pensano Zalužnyj e Syrs’kyj. A proposito: dove sono Zalužnyj e Syrs’kyj? Syrs’kyj soprattutto, visto che l’idea di difendere a tutti i costi era sua.

Ad ogni modo, se decidessero di muoversi le opzioni a disposizione dei russi in questo settore sono quelle che ho indicato sulla carta. La meno plausibile è puntare subito a nord-ovest verso Slov’jansk e farsi prendere in mezzo (se fossimo a Hollywood questa sarebbe la scelta); un po’ più plausibile, ma solo un po’ perché sarebbe un macello, sarebbe continuare verso sud-ovest, in direzione Ivanivske-Časiv Jar-Kostjantynivka.

Quella più plausibile di tutte è invece puntare verso Sivers’k, col vantaggio aggiuntivo di potere avanzare da due direzioni (quello di Sivers’k è un mio pallino da tempo, ho già detto che mi irritano i salienti e dal mio divano avrei certamente dato ordine alle mie truppe immaginarie di procedere in quella direzione invece che verso Artëmovsk-Bahmut).

* Ripreso da Francesco Dall’Aglio, ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).

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