Strage di Cracovia, il terrorismo con il condizionale

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Strage di Cracovia: 9 morti, un 24enne con idee di estrema destra, inchiesta per terrorismo. Sui media italiani, tra condizionali e «sterminio familiare», l’aggettivo politico si fa sbiadito. Un lessico a geometria variabile.

Cracovia, le cifre e i condizionali

Il ministro dell’Interno polacco Marcin Kierwiński ha pesato verbi e aggettivi con cura: l’uomo che sabato ha fatto strage nella piazza del Mercato di Cracovia era «affascinato» dalle ideologie di estrema destra, con posizioni radicali e ultranazionaliste, ma molto, ha aggiunto, deve ancora essere verificato. I fatti accertati sono questi. Intorno alle 15 di sabato 7 novembre un polacco di 24 anni, 25 secondo alcune fonti, in tuta mimetica, ha aperto il fuoco da un’auto con un fucile d’assalto in Rynek Główny, uccidendo sei persone, quattro donne e due uomini, tra cui un cittadino britannico, e ferendone una quindicina, cinque delle quali straniere. Bloccato dopo un inseguimento, ha risposto al fuoco colpendo gravemente due agenti, prima di essere a sua volta ferito e ricoverato.

Nel suo appartamento la polizia ha trovato i corpi del padre di 53 anni, della madre di 52 e della sorella di 20, uccisi a colpi d’arma da fuoco: il bilancio sale così a nove morti. Il presidente Karol Nawrocki ha proclamato due giorni di lutto nazionale, la procura ha aperto un’inchiesta per terrorismo e il premier Donald Tusk ha definito l’accaduto un atto di terrorismo, chiedendo di non speculare. Tra i presenti c’erano anche trentaquattro studenti di un liceo di Albano Laziale con tre accompagnatori, messi al sicuro dall’ambasciata.

L’aggettivo che sbiadisce

La tesi dell’occultamento è comoda, perché promuove chi la lancia a coraggioso accusatore e dispensa dal leggere i giornali. Smentita dai fatti, lascia però in piedi una questione più imbarazzante: la notizia è ovunque, è la grammatica a cambiare. Il Giornale online ha scelto di aprire con lo sterminio familiare, relegando l’estremismo ai «sospetti legami»; la premier Meloni, nella frase riportata dal Fatto, ha promesso di difendere la sicurezza «contro ogni forma di terrore e violenza», formula ecumenica che vale per tutti i casi e proprio per questo non nomina il caso.

Si osservi la nuvola di condizionali: «potrebbe», «sarebbe stato influenzato», «affascinato». Prudenza sacrosanta, e Tusk ha ragione a chiedere di non speculare. Ma l’esercizio di cautela ha una singolare distribuzione geografica: quando la matrice è altra, la certezza arriva con la velocità di un lancio d’agenzia, quando invece il responsabile ha un’ideologia vicina a certe sensibilità governative europee, il lessico si ritira nel condizionale come un mollusco al sole.

Il caso presenta anche una complessità che il dibattito preferisce evitare: un ventiquattrenne che stermina la famiglia prima di aprire il fuoco in piazza è insieme un episodio di violenza domestica e un prodotto di radicalizzazione, e ridurlo al «lupo solitario squilibrato» serve a rimuovere l’ecosistema che quelle idee le coltiva, le normalizza e le vota. L’estrema destra, in Europa, non è un’anomalia psichiatrica caduta dal cielo.

Resta l’ombelico nazionale: per ore i titoli hanno inseguito gli studenti italiani salvi, come se il bilancio morale della strage si misurasse in passaporti. Nessuno ha nascosto Cracovia. Si è solo scelto con cura dove mettere gli aggettivi.

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