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giovedì 16 Settembre 2021
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Caso Ripepi: tra abuso di minore, fede e politica

Papà, pastore, santone, gli autorevoli appellativi di Massimo Ripepi, calabro numero uno di Fratelli d’Italia, coinvolto nel caso di abuso familiare al Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria.

Caso Ripepi: i fatti

Protagonista dello scempio una bimba di 9 anni, affidata ai servizi sociali per essere sottratta alle molestie dello zio.

Da quanto emerge dal decreto del giudice, Paolo Ramondino, i fatti risalgono alla metà del 2020 ma pare che Ripepi ne fosse già a conoscenza a partire dal 2018.

I genitori della minore, non potendosene occupare per gravi motivi, si erano rivolti a Ripepi, santone della Chiesa Cristiana di Catona, ricevendo come consiglio di affidare la bambina alla nonna materna, pur sapendo che quest’ultima fosse convivente col figlio già condannato in sentenza definitiva, a otto anni di reclusione, per violenza sessuale su minore.

Così la bimba è stata affidata alla nonna con premura di raccomandazioni: non lasciarla mai sola con lo zio.

Come era del tutto prevedibile, da qui è iniziato e perpetrato per mesi, il calvario della piccola finché, con un racconto agghiacciante, ha confessa alla madre ciò che stava subendo.

Per una seconda volta i genitori chiedono aiuto alla loro guida spirituale e dal pulpito della sua saggezza, Ripepi, elargisce nuovamente i suoi preziosi consigli, invitando i genitori a non denunciare i fatti alle autorità competenti e salvare l’anima dello zio, posseduta dal demone, e evitare il rischio di suicidio del quale loro, in particolare la madre, sarebbero stati responsabili.

 

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Antecedenti al Caso Ripepi

Massimo Ripepi non è nuovo a comportamenti deplorevoli, dalla misoginia al razzismo all’omofobia. Già in tempi passati, si era palesato come violentemente contrario alle unioni civili, ammonito per stalking dal questore di Reggio Calabria, processato per diffamazione di una donna medico, autore di una campagna di diffamazione ai danni della giornalista, Caterina Tripodi, del Quotidiano del Sud, appellata come “figlia di satana”.

Assertore del fatto che la mancata presenza di Dio nelle famiglia sia la causa della violenza domestica sulle donne, invitate ad intraprendere la via del perdono.

La sospensione da FdI

Il consigliere comunale ora si difende: Accuse infamanti. Voglio dimostrare la mia estraneità a quanto sollevato. Accusa la madre della bimba (e non il padre) di averlo usato come capro espiatorio per le proprie libere scelte. Non nomina la bambina, non mostra sdegno o enfatizza una condanna. Si sospende dal partito, decisione accolta da FdI.

Commentata dalla coordinatrice regionale, Wanda Ferro: Ci auguriamo che quanto emerso su Massimo Ripepi non corrisponda al vero e che riesca a dimostrare la sua completa correttezza umana ancora prima che politica. In attesa che questo avvenga comunico che è stata accolta la richiesta di sospensione dal partito formulata dallo stesso Massimo Ripepi.

Ma nel Caso Ripepi per il giudice Ramondino, il condizionamento dei genitori da parte del “buon” pastore ha avuto un peso determinante sulle loro azioni.

Da questo increscioso e inaccettabile fatto, emerge la drammatica questione legata alla qualità della politica italiana, alle sue “mediocri” fazioni e ancor più grave alla medioevale ideologia alla base del suo agire.

A ognuno le proprio riflessioni.

 

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