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lunedì 11 Ottobre 2021
NewsNello Liberti, il neomelodico condannato al carcere per una canzone

Nello Liberti, il neomelodico condannato al carcere per una canzone

Nello Liberti, cantante neomelodico, è stato condannato in primo grado ad un anno e quattro mesi dal Tribunale di Napoli. Secondo i giudici la sua canzone, ‘O capoclan, è istigazione a delinquere.

Nello Liberti, neomelodico o criminale?

Dimentichiamo per un attimo di chi stiamo parlando. Facciamoci una domanda preventiva. È giusto condannare un artista, seppur di discutibile livello e contesto sociale, per una canzone?

Se la vediamo dal punto di vista del musicofilo, ascoltando il pezzo in questione, l’arrangiamento, l’intonazione, è giustissimo: meriterebbe l’ergastolo. E nel caso di uscita per buona condotta il divieto di avvicinarsi ad un qualsiasi microfono.

Ma per fortuna i criteri musicali non rientrano nei pareri della giustizia e nemmeno nei tribunali morali della società. Questo un po’ meno giustamente. Ma è un altro discorso.

Torniamo ai fatti, ricostruiamoli. Di cosa stiamo parlando?

‘O capoclan

Aniello Imperato, in arte Nello Liberti, era un cantante neomelodico napoletano che nel 2004 salì alla ribalta delle cronache del “mondo di sotto” partenopeo, per una canzone dal titolo sospetto: ‘O capoclan.

La canzone recitava versi del tipo: “Il capo clan è un uomo serio, non è davvero cattivo”; “Lui ci rispetta e noi dobbiamo rispettarlo”. “Se ha sbagliato è stato per necessità”.  E ancora: “Non esiste la libertà, per l’onore si nasconde la verità”, “Conta giorno per giorno gli anni e i mesi ma col suo cuore è sempre a casa”.

E il gran finale con: “C’è la lettera del capo, una condanna per chi ha sbagliato”, ovvero l’ordine di esecuzione di un omicidio.

Anche il video non scherzava, offrendo uno spaccato di vita camorristica legato ovviamente al testo.

Risultato? Video popolarissimo allora e ancora oggi  ben noto, e inchiesta della magistratura che si è conclusa con la condanna in primo grado ad 1 anno e 4 mesi di carcere.

Il video incriminato

 

I Giudici del Tribunale di Napoli

Per i giudici il brano non solo è un inno ai boss e alla malavita ma il capoclan in questione esiste veramente: si tratterebbe del boss Vincenzo Oliviero all’epoca reggente dei Birra-Icomino, ucciso nel 2007 in un agguato di un clan rivale.

Secondo diversi pentiti l’autore del testo sarebbe stato lo stesso boss, che aveva voluto un inno che lo mitizzasse. E non solo, doveva da un lato conquistare rispetto ad Ercolano negli ambienti criminali, dall’altro voleva che suonasse -è proprio il caso di dire- come un messaggio agli imprenditori sotto lo schiaffo estorsivo del clan.

Oltre a Liberti sono stati condannati anche tre affiliati al clan che avevano recitato nel videoclip: Alfonso Borrelli, condannato a un anno e quattro mesi, che aveva interpretato il boss; mentre Anna Esposito, la sua autista nel video, e Luigi Oliviero (fratello del boss), un affiliato, riconosciuti responsabili anche di altri reati, a sei anni e sei mesi e a cinque anni e tre mesi.

In definitiva un vero reality show camorristico, in un gioco di specchi grottesco. Resta la domanda: giusto condannare dei criminali assodati per una canzone?

È in realtà un terreno paludoso perché si viene a contatto con soggetti di consolidata pratica criminale, all’interno di una sotto-società con la quale il confronto avviene attraverso codici quasi tribali, per i quali il confine del lecito e l’illecito è distante anni luce dalla visione della comune cittadinanza.

Dunque non si tratta di giustificare o fare del pietismo sociale (i soggetti in questione probabilmente sarebbero dovuti essere condannati e fermati prima del video in questione per ben altri motivi) ma interrogarsi sul confine tra il criminale (palesato)  e il crimine commesso.

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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