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martedì 9 Marzo 2021
News L'eccellenza italiana della 'movida' in piazza: il governo ci ascolti

L’eccellenza italiana della ‘movida’ in piazza: il governo ci ascolti

A Roma c’è stata la protesta degli operatori del settore notturno, la cosiddetta movida: danni enormi al settore, governo assente.

La ‘movida’ in piazza: il governo ci ascolti

Questa mattina a Roma, alle ore 11e30, dinanzi al ministero delle Finanze si sono ritrovati gestori e proprietari di Bar, ristoranti, e dei cosiddetti  luoghi della notte, convocati tra gli altri MIO Italia – Movimento Imprese Ospitalità e da IHN, Italian Hospitality network. Si tratta di un insieme di persone, di locali, principalmente Bar nell’ eccezione anglosassone di barra e banco, quelli che da noi vengono identificati generalmente come movida o quelli della notte.

Tra i presenti, tutti rigorosamente con il volto coperto da mascherine, c’era l’eccellenza italiana nel settore,
i locali dove bere è una tendenza ma anche una cultura, e non semplicemente il cosiddetto sfascio. Non stiamo parlando di Trainspotting.

Manifestano attraverso un flash mob inutile nei fatti, ma necessario: la loro disperazione è il segno dei tempi in un’ Italia profondamente in crisi.
Sono quei barman che non fanno il Mojito o il Moskow Mule a 4 euro; quelli che il venerdì pagano i dipendenti, quelli che non sono stati chiusi perché in odore di ‘Ndrangheta.

Lo scontrino è un po’ più alto ma è fiscale, lo paghi col bancomat, il personale è in regola. Lentamente perseguono un obiettivo semplice: la dignità, anche per l’ambiente in cui lavorano. Di quelli che hanno le stelle Michelin, che ospitano alle volte le star del cinema internazionale di quelli che fanno la scena, cioè la fortuna o la disgrazia di un luogo. Se vieni a Roma e sei turista e colto vai da loro. Non se ne abbia il buiaccaro che amiamo e che frequentiamo al pari di altri, ma l’ospitalità e il lavoro grosso del turismo è anche questo.

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La carbonara la si mangia a casa propria o da Arcangelo Dandini, forse da Pipero o dal buiaccaro. Ma di sicuro non in un locale per turisti senza il guanciale di Amatrice.

Ora lo dico in prima persona: un whisky buono io lo bevo raramente, ma se posso, vado al Bon Bock per una bottiglia di 24 anni single cask single malt con Stefano Carlucci. A casa non ne ho, non posso permettermelo.

Il Gambero Rosso è una costola del Manifesto, e se qualcuno non ricorda il perché nasce il movimento Slow Food, ve lo accenniamo. Esiste perché, paradossalmente, l’Italia non riesce a focalizzare l’agroalimentare e la convivialità che sarebbero funzionali alla sua notorietà. I locali del centro con prezzi proibitivi e pizze precotte, in mano a fondi di finanziamento non sono l’italianità.

Quelli del comune di Roma non lo sanno o non lo vogliono sapere (e vale per le altre città) sono gaglioffi e ti chiedono prebende, ma non forniscono servizi, quindi lo Stato diviene un costo e non un promotore.

L’Italia esporta più vino dei francesi, avremmo anche più formaggi dei francesi ma non un altrettanto attivo ministero della Sanità e del commercio Estero. I francesi hanno più capacità organizzativa non maggiore qualità

Noi abbiamo uno stato ostativo in molte procedure, che diviene punitivo e un macigno da superare per emergere, più che una fionda.

Le persone in piazza oggi combattono anche per altri;  per la sopravvivenza dell’unico comparto realmente rappresentativo dell’Italia: l’ospitalità.

La produzione eccellente, il saper stare a tavola e al bancone del bar. Il made in Italy, quello vero, va difeso anche in questo.

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Cosa chiedono oggi quelli in piazza? Più che altro pongono una serie di domande, a partire dalla mancata erogazione dei fondi statali: cosa prevede di fare il governo in questa nuova fase? Come spenderà i soldi del Recovery? Quali sono i settori trainanti ?

Capire e programmare ora è l’unica strada. Intervenire dopo, semplicemente a ricucire le ferite, rischia come effetto il classico: l’operazione è riuscita ma il paziente è morto. 

 

 

 

La ‘movida’ in piazza: il governo ci ascolti. Proteste a Salerno.



Daniele De Sanctis
Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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