Europa costruisce il muro di droni: guerra e affari al confine orientale

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L’UE lancia il “muro di droni” al confine orientale, con tecnologia ucraina e finanziamenti miliardari, tra tensioni con Mosca e pressioni interne. La guerra diventa alibi per investimenti militari e interessi industriali, con cittadini europei garanti indiretti.

Europa tra tecnologia e tensione: il “muro di droni” sul confine orientale

Negli ultimi giorni, diversi aeroporti in Danimarca e Norvegia hanno registrato avvistamenti di droni sconosciuti, evento che ha accelerato la decisione europea di rafforzare la difesa del cosiddetto “limes orientale”. La Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha definito il progetto con un’espressione hollywoodiana: “muro di droni”.

L’iniziativa, già pianificata e finanziariamente predisposta, mira a proteggere i confini dell’Unione da incursioni aeree, ma solleva interrogativi sulle priorità di spesa della UE, spostando risorse dai settori sociali verso quello militare.

I piani di Bruxelles e la collaborazione ucraina

Il progetto è stato annunciato durante il discorso sullo Stato dell’Unione, evidenziando l’intenzione di creare un sistema di difesa avanzato lungo il fianco orientale dell’Europa. Il Commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius, ha coordinato un incontro preliminare con una decina di Stati dell’Europa centro-orientale e con la partecipazione dell’Ucraina, ormai parte integrante dei programmi militari europei.

L’obiettivo è importare la tecnologia bellica ucraina per la produzione dei droni UE, con l’intento di sviluppare un sistema capace di rilevare, intercettare e neutralizzare i droni nemici.

Tuttavia, come sottolineato dallo stesso Kubilius, il rapporto costi-benefici appare squilibrato: un missile aria-aria può costare fino a 1 milione di dollari per abbattere un drone dal valore di appena 10 mila.

L’Ucraina gioca un ruolo strategico, grazie alla sua avanzata capacità di produzione. Secondo Euractiv, Kiev può realizzare oltre 5 milioni di droni all’anno, con visione dettagliata in tempo reale, superiore alla tecnologia NATO.

Gli esperti prevedono che l’esperienza ucraina permetterà di contrastare le contromisure elettroniche russe, come il jamming e lo spoofing. Parallelamente, la Danimarca ha firmato un accordo con Kiev per aprire linee di produzione di droni in Europa, con un investimento di 1,4 miliardi di euro.

Finanziamenti faraonici

Il “muro di droni” richiederà risorse colossali: per la sola Lituania si stima la necessità di circa 3 milioni di droni, cifra che moltiplicata per tutto il continente arriva a 15 milioni, senza considerare costi di gestione e manutenzione. Alcuni strumenti finanziari previsti comprendono i prestiti SAFE (150 miliardi di euro per 19 Paesi) e il Programma EDIP (1,5 miliardi di euro).

Un elemento controverso è il prestito UE all’Ucraina, da 140 miliardi, basato sui beni congelati della Russia: in pratica, i cittadini europei finanziano la guerra, garantiti da un potenziale risarcimento futuro da parte di Mosca.

Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sostenuto l’iniziativa, sottolineando la necessità di uno strumento giuridicamente sicuro per garantire la resilienza militare dell’Ucraina, anche se approvato a maggioranza senza l’unanimità dei 27 Stati membri.

Dietro l’apparente difesa dei confini si nasconde dunque una partita politica ed economica molto più ampia: la guerra in Ucraina viene utilizzata come alibi per alimentare interessi militari-industriali e consolidare il potere delle lobby europee.

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