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domenica 5 Settembre 2021
NewsAssociated Press licenzia Emily Wilder per critiche alla narrazione filo israeliana

Associated Press licenzia Emily Wilder per critiche alla narrazione filo israeliana

Emily Wilder è stata licenziata dall’Associated Press per una presunta violazione delle politiche societarie sui social media. I tweet incriminati criticano l’assoluta mancanza di obiettività nella cronaca del conflitto israeliano-palestinese.

Associated Press licenzia Emily Wilder per attivismo social pro-Palestina?

Emily Wilder giornalista dell’Associated Press è stata licenziata per un tweet. La motivazione ufficiale parla di una presunta violazione delle politiche societarie sui social media. Ma andando a leggere i tweet della discordia appare subito evidente il motivo:  la giovane reporter aveva recentemente scritto sul social: “Usare ‘Israele’ ma mai ‘Palestina’ o ‘guerra’ ma non ‘assedio e occupazione’ sono scelte politiche”.

Intervistata dal Guardian la Wilder ha confermato di essere stata “licenziata per aver violato le politiche sui social media dell’azienda nei suoi valori e principi delle notizie tra tra la mia data di inizio il 3 maggio e ieri”. Aggiungendo anche che l’Associated Press non ha specificato quale dei suoi tweet ha infranto le politiche sui social dell’agenzia di stampa.

Il quotidiano britannico The Guardian  ha voluto sottolineare che Emily Wilder è ebrea, rigettando quindi le accuse di posizioni antisemite.

La giornalista nelle ultime settimane aveva ricevuto numerosi attacchi provenienti dai media di destra e conservatori. I repubblicani dello Stanford College avevano twittato un thread che evidenziava l’attivismo pro-palestinese della cronista e presunte posizioni antisemite, includendo schermate di vecchi post della Wilder su Facebook, in cui criticava personaggi come Sheldon Adelson, il defunto miliardario sostenitore di Trump.

Il post più controverso della giornalista, datato 16 maggio, è quello che  probabilmente ha scatenato la reazione della AS:  “L’oggettività sembra mutevole quando i termini di base che usiamo per riportare le notizie implicitamente rivendicano una pretesa. Usare ‘Israele’ ma mai ‘Palestina’ o ‘guerra’ ma non ‘assedio e occupazione’ sono scelte politiche – eppure i media fanno sempre queste scelte senza essere considerati di parte”. 

 

Ricordiamo che l’Associated Press ha visto il suo ufficio di Gaza raso al suolo da un bombardamento dell’esercito israeliano.

Tempi duri per l’informazione…


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