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Elena Basile, scrittrice ed ex ambasciatrice italiana in Belgio e Svezia, ha partecipato alla trasmissione di La7 di Lilli Gruber e si è esposta commentando la situazione in Israele assumendo una postura critica nei confronti di Tel Aviv e venendo immediatamente messa all’indice dal club NAFO che si è spostato armi e bagagli sul Medio Oriente.
La Basile ha precisato con fastidio di non essere intervenuta per rappresentare “una parte”: “Non sono filo-palestinese contro i filo-israeliani. Smettiamola per piacere di preparare l’opinione pubblica per gli orrori che sappiamo seguiranno. L’atteggiamento europeo oggi è gravissimo”.
Poi entra diretta sulla solita questione della divisione basica: “Molte volte si parla di aggredito e di aggressore ma il diritto internazionale non è statico. Il diritto internazionale ha bisogno di una prospettiva storica. Quindi, è chiaro che oggi siamo inorriditi di fronte alla barbarie di Hamas, però dobbiamo ricostruire storicamente il motivo per cui è nato Hamas”. L’ex ambasciatrice ribadisce quello che dovrebbe essere un ovvietà: i bambini palestinesi sono al pari di quelli israeliani. “Non siamo qui per discutere se è meglio uccidere un bambino di stenti o con una pallottola“. E dunque “la mediazione si fa coi nemici. Putin e Hamas sono dei mostri ma dobbiamo fare la mediazione con loro, non con gli amici”.
Ma in studio è presente anche Paolo Mieli che, interpellato da Lilli Gruber su i tentativi di mediazione degli altri paesi, dichiara: “la de-escalation non capisco cosa significhi, la situazione è composta da due fronti: o la possibile trattativa per gli ostaggi o l’impossibilità di trattare”. E ancora, “la trattativa con un gruppo che si è trasformato come l’Isis per me è difficile. Questo esercito ha ucciso bambini e ammazzato ragazzi che ballavano a un rave, quindi è difficile trattare con loro”.
Ma l’ex ambasciatrice non è d’accordo. Quello di Mieli “è un discorso sottoculturale, metodi di propaganda che non mi aspetterei da lei”.
Elena Basile demolisce Mieli in diretta
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