Droni, la nuova illusione bellica: tutto potere, nessuna vittoria

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I droni dominano il campo di battaglia: economici, versatili, decisivi nella logistica. Ma non vincono le guerre. Fanno spettacolo e pressione, non conquistano territori né distruggono infrastrutture critiche. Tecnologia potente, ma sopravvalutata.

Droni, la nuova illusione bellica

– Francesco Dall’Aglio*

Le guerre recenti ci hanno fatto capire che non è più possibile parlare di conflitti, tattica e strategia senza considerare i droni. Sono ormai onnipresenti e, stando a certe descrizioni, onnipotenti: costano poco, fanno danni a distanze sempre maggiori, consentono di risparmiare personale, sono fondamentali nell’Area Denial (“negazione dell’area”, ovvero impedire o limitare le manovre del nemico in una determinata zona) e, ultimamente, risolvono anche problemi logistici recapitando rifornimenti nei punti più pericolosi del fronte.

Non stupisce che l’Ucraina li stia usando, con ottimi risultati, per risolvere o limitare i suoi problemi di scarsità di personale, scarsità di mezzi, scarsità di finanze e logistica precaria: se poi finanze, produzione e logistica sicura ce le mettono gli alleati europei, tanto di guadagnato. Tanto di guadagnato anche per gli europei, che possono con spesa molto minore rifornire l’Ucraina di sistemi d’arma efficaci senza dover produrre o cedere proiettili, mezzi corazzati eccetera.

Ciò detto, non bisogna nemmeno cadere nell’eccesso opposto e considerarli una specie di arma finale dopo la quale la guerra cambia del tutto e che possono risolvere ogni guerra senza tener conto di tutti gli altri fattori, come nel passato si è creduto della mitragliatrice, dell’aeroplano, del carro armato, del missile balistico, eccetera (e prima ancora dell’elefante, della balestra, della polvere da sparo…). Sono sistemi d’arma ottimi e che risolvono parecchi problemi, ma non sono garanzia di vittoria soprattutto perché, almeno per il momento, non sono in grado di infliggere danni molto pesanti: una cara, vecchia e “stupida” bomba da 1.5 tonnellate ne fa molti di più, ovviamente, e i droni non possono né conquistare né mantenere terreno.

Al link 1 una serie di riflessioni sui limiti dei droni (nello specifico FPV) da parte di uno che li ha usati nelle FFAA ucraine (l’articolo è dell’anno scorso, per cui alcuni dei problemi indicati sono stati parzialmente risolti ma gli altri restano); ai link 2 e al link 3 Bloomberg (dietro paywall) e Associated Press smorzano un po’ gli entusiasmi di chi già parlava di collasso economico della Russia per gli attacchi alle raffinerie e ai terminali petroliferi.

Esplosioni spettacolari dei serbatoi di stoccaggio (non dimentichiamo mai che l’effetto mediatico è importante tanto quanto quello pratico, forse di più) ma ben pochi danni ai compressori o alle infrastrutture di carico e operazioni ritardate di un paio di giorni al massimo (non lo dico io, lo dice Christopher Weafer che di queste cose un po’ ci capisce).

E insomma un’ottima arma e meglio averne quanti più possibile, naturalmente, ma come sempre è il caso di non farsi prendere troppo dall’entusiasmo.

* Dalle riflessioni social del professor Francesco Dall’Aglio

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