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Intensi attacchi israeliani contro il Libano hanno causato ieri la morte di 492 persone, tra cui 35 bambini, secondo le autorità del Paese. Si tratta del bilancio più grave in una sola giornata dai tempi della guerra civile del 1975.
Attacco israeliano al Libano
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres è “seriamente preoccupato” per il numero di vittime civili nel sud e nell’est del Libano bombardate dall’esercito israeliano, ha detto il suo portavoce, in un momento in cui la comunità internazionale teme che questa escalation tra Israele e il movimento di Hezbollah, sostenuto dall’Iran, possa trascinare la regione in una spirale incontrollabile.
Intanto il Ministro degli affari della diaspora di Israele Amichai Chikli ha detto chiaramente quali sono i piani del suo governo. Secondo il rappresentante del governo il Libano non è una nazione sovrana e quindi Israele ha il diritto di ridisegnarne la mappa e occuparne aree per impedire i lanci di razzi nel paese. L’occupazione sarà permanente, e la popolazione locale “sarà spinta via lontano dal confine”. Che sappiamo già cosa vuol dire.
Israele chiude nuovamente Al Jazeerah a Ramallah
Domenica 22 settembre l’esercito israeliano ha fatto irruzione, armi alla mano, nella sede palestinese di Al Jazeera a Ramallah, ovvero in una zona legalmente sotto il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Ha sequestrato tutto il materiale trovato, strappato via una grande fotografia della giornalista Shireen Abu Akleh (assassinata da un cecchino israeliano nel 2022), cacciato via i giornalisti e chiuso la sede per 45 giorni, rinnovabili in automatico senza limitazioni, che equivale in pratica a un divieto a tempo indeterminato di operare in Cisgiordania (la sede israeliana dell’emittente qatariota era già stata chiusa a maggio, sempre per 45 giorni, già automaticamente prorogati).

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