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Ancora, come un mantra, ripetiamo la stessa identica cosa: macchinari industriali ingoiano le operaie e gli operai, i fili dell’alta tensione li fulminano, i ponteggi crollano. E ora, nella strage di Casteldaccia, si muore per le esalazioni tossiche: in Italia i lavoratori muoiono come nelle cronache di inizio novecento.
Strage di Casteldaccia
Ennesima strage sul lavoro: cinque lavoratori morti per esalazioni tossiche. È successo a Casteldaccia, in provincia di Palermo, dove una squadra di sette operai era impegnata nella rete fognaria, per conto di Amap, la società che gestisce le condotte fognarie e idriche del capoluogo siciliano.
Come spesso accade nella dinamica degli infortuni mortali plurimi, anche in questo caso il tentativo di aiutare i colleghi in difficoltà ha reso ancor più drammatico il bilancio.
Inizialmente, infatti, in tre si erano calati nel cunicolo, impegnati in alcuni lavori di manutenzione di un impianto di sollevamento delle acque fognarie.
Quando hanno iniziato a sentirsi male hanno fatto in tempo a chiamare i soccorsi. E tra quelli che sono scesi nel tentativo di salvare i colleghi altri due hanno perso la vita.
Un sesto è stato trasferito d’urgenza al Policlinico dopo essere stato intubato. Le sue condizioni sono definite molto gravi dai sanitari.
Sei operai, dei sette coinvolti, sono dipendenti della ditta Quadrifoglio group srl di Partinico. La ditta lavorava su mandato della municipalizzata palermitana Amap. Questi i nomi delle vittime: Epifanio Alsazia (71 anni), contitolare della Quadrifoglio Group, era di Partinico, Giuseppe La Barbera, Giuseppe Miraglia (47) era originario di San Cipirello, Roberto Raneri (51 anni) di Alcamo e Ignazio Giordano, anch’egli di Partinico (57).
Oramai le stragi di operai in Italia sembrano uscire dalle cronache di inizio novecento. I macchinari industriali ingoiano le operaie e gli operai, i fili dell’alta tensione li fulminano, i ponteggi crollano, le turbine elettriche esplodono e ora i miasmi uccidono.
Ricordatevi di questa ennesima strage, che sembra venire dal passato ed invece testimonia ferocemente del nostro presente. Ricordatevene soprattutto, nelle prossime ore, quelle delle lacrime di coccodrillo, quando poi tutto passerà nel dimenticatoio, 48 ore al massimo, e imprenditori, economisti, politici e giornalisti torneranno ad esaltare le virtù del progresso fondato su impresa, mercato, profitto. Questo “progresso” ci sta riportando alle condizioni di lavoro dei padroni delle ferriere.

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