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Dietro la retorica dello “stallo”, il fronte ucraino è crollato: soldati reclutati a forza, città perdute, diserzioni di massa. L’Occidente continua a finanziare un conflitto ormai senza sbocco, dove la propaganda vale più delle vite umane.
Il fronte che non c’è più: la guerra invisibile dell’Ucraina tra propaganda e disfatta
Da mesi i principali media occidentali continuano a ripetere che il fronte ucraino è “in stallo”, come se la parola bastasse a mascherare il collasso di un esercito ormai esausto.
Ma dietro questa formula comoda si cela ben altro: non una situazione statica, bensì un fronte disgregato, frammentato, dove migliaia di uomini combattono senza più linee chiare, comandi coerenti o obiettivi realistici.
Gli analisti militari indipendenti, persino quelli ucraini, lo ammettono ormai apertamente. La mappa pubblicata dal canale DeepState, tra i più seguiti e dichiaratamente nazionalista, mostra come le forze russe si siano insinuate in profondità lungo l’intero asse orientale.
Settori un tempo considerati “sicuri” sono diventati zone grigie, attraversate da infiltrazioni e manovre di aggiramento. Il fronte, in senso tradizionale, semplicemente non esiste più.
Eppure, a Kiev come nelle redazioni occidentali, si continua a parlare di “tenuta” e “resistenza eroica”, mentre le linee logistiche collassano e intere brigate vengono decimate nel tentativo di difendere posizioni ormai indifendibili. È una guerra che vive più nella narrazione che nella realtà.
Il prezzo umano della menzogna
Le perdite ucraine sono ormai incalcolabili. Le stime più prudenti, tra quelle diffuse da fonti europee, parlano di oltre 500.000 tra morti, feriti e dispersi. Ogni settimana, nuovi contingenti vengono prelevati a forza, spesso tra uomini senza alcuna esperienza militare, e inviati al fronte dopo appena pochi giorni di addestramento.
A Leopoli e Odessa si moltiplicano le denunce di rastrellamenti, di giovani portati via dai quartieri popolari o sottratti alle famiglie per riempire i vuoti nelle unità.
L’obiettivo non è più conquistare terreno, ma mantenere l’illusione di un fronte ancora vivo. In molte aree del Donbass, reparti isolati vengono costretti a restare nelle posizioni anche quando l’accerchiamento è totale. La resa è vietata: servono foto, mappe e comunicati per dimostrare ai partner occidentali che “il fronte regge”.
A Chasiv Yar e Avdiivka, migliaia di uomini sono rimasti intrappolati per settimane prima di essere annientati dall’artiglieria russa. Lo stesso canale DeepState ha definito “criminale” la scelta di non autorizzare la ritirata.
Intanto cresce il numero dei disertori: secondo fonti interne al Ministero della Difesa ucraino, sarebbero oltre 300.000 i renitenti alla leva. Un dato che – se reale – ma è verosimile – certifica un un malessere profondo. Non è solo la paura: è la consapevolezza che questa guerra, per molti, non ha più alcun senso.
La propaganda quindi assume la funzione di morfina. Si parla di “resistenza europea”, di “difesa della democrazia”, ma sul terreno non restano che città distrutte, trincee fangose e una popolazione allo stremo. Persino l’Unione Europea, che continua a finanziare Kiev con miliardi di euro, non può più nascondere l’inefficacia della propria strategia.
L’illusione strategica dell’Occidente
Il grande errore occidentale è stato credere che la Russia potesse essere sconfitta per logoramento economico e militare. A tre anni dall’invasione, è accaduto l’esatto contrario: Mosca ha riorganizzato la propria industria bellica, ha ampliato la produzione di missili e carri armati, ha rafforzato le alleanze energetiche con Cina, India e Iran. Kiev, invece, dipende quasi totalmente dai fondi esteri, che arrivano sempre più lentamente.
Le forniture di munizioni e armi occidentali si sono ridotte del 40% rispetto al 2023, secondo un rapporto del Kiel Institute for the World Economy. Gli Stati Uniti, presi dalle proprie elezioni, hanno congelato parte dei nuovi pacchetti di aiuti, mentre l’Europa discute più di sanzioni che di negoziati.
Oggi, “stare dalla parte degli ucraini” non significa sostenere un governo ormai privo di legittimità democratica — le elezioni sono sospese da oltre un anno — ma chiedere il cessate il fuoco, la protezione dei civili e la salvezza di chi non vuole più combattere.
Continuare questa guerra significa soltanto moltiplicare il numero dei morti e alimentare un conflitto che nessuno, né a Kiev né a Bruxelles, sembra più sapere come concludere.

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