Nuovo mondo multipolare, ma cosa significa?

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USA, Europa, BRICS, ASEAN e tutti i nuovi soggetti che animano la discussione sul nuovo mondo multipolare. Ma di cosa parliamo? Due terzi delle riserve in dollari si trovano in Asia, dove molti Paesi le riducono per proteggere le proprie valute. Una dinamica favorita dalla Cina per spezzare il dominio del biglietto verde.

Mondo multipolare cosa significa?

Pierluigi Fagan*

Negli ultimi tempi, mi sono accorto che nelle opinioni pubbliche, anche quelle critiche ed informate, c’è molto interesse per il concetto di “multipolare”, ma assai grande confusione definitoria.

Si dirà, ma chi sei tu per stabilire quale è il significato e dedurne la scarsa comprensione? È un concetto legato alla complessità su cui, credo, di avere cose da dire. Sette anni fa ci scrissi anche un libro, lo seguo da anni.

Il primo punto è chiarire se questa modalità è in corso, evolverà, tornerà indietro, è inevitabile o contrastabile e da chi e come. Con 8 mld di persone aggruppate in più di 200 stati, in una dinamica di avvicinamento tra stati ricchi e potenti e stati emergenti ed ambiziosi, il sistema mondo non potrà che ripartirsi tra poli, nodi, densità relative.

Il modello Uno o Due governano tutta la dinamica, non si rinviene in natura ed in storia, per contesti così obiettivamente complessi. La sequenza Braudel-Arrighi dell’egemone centrale, vale per il passato, abbiamo superato una soglia di grande discontinuità, riproporre la logica del come è andata è fallace. Vale anche per i poveretti con la “Trappola di Tucidide”, ancora? Maddai!

Tutto avviene in una transizione. Se siamo, come pare, all’inizio di questa transizione, non sappiamo neanche quanto durerà e cosa ci aspetta alla sua fine. Inutile aspettarsi precoci esiti del movimento, non siamo ai tempi di un film su Netflix, potrebbero volerci anche tre decenni o meno o più, chissà.

Un ambiente multipolare quanti poli ha? Come si comportano?

Oggi abbiamo una superpotenza totale USA, sia per il fatto militare che per quello economico. Una potenza solo militare come la Russia. Qui molti eccepiscono dicendo che si sta rivelando molto meno potente militarmente del ritenuto.

Ma nel gioco di potenza, conta l’ultimo stadio che qui è atomico con parità, soggetto ancora alla logica MAD. Quindi non importa se a valle ci sono delle prevalenze operative americane perché queste non giocano in libertà ove c’è, come sempre c’è, il rischio di arrivare presto all’ultimo livello che non potrà esser vinto da alcuno.

Una terza potenza che sta comunque crescendo militarmente, la Cina, ha valenza economica e promette di averla ancora a lungo in termini di crescita e massa.

Sotto questo livello di potenze, c’è l’anima di un mondo moltipolare, la seconda fascia delle medie potenze regionali. Da est ad ovest: Giappone, Corea del Sud, Indonesia, India, Pakistan, Iran, Turchia, monarchie del Golfo, Israele, Egitto, Etiopia, Nigeria, Sud Africa, Brasile, Messico, più Regno Unito, Francia e Germania. Alcune lo sono nei fatti, altri nelle aspettative o previsioni, alcune sono indipendenti del tutto, altre già catturate in circoli di egemonia o alleanza di fatto.

In line di principio, ognuna di esse, sogna di ricavare il maggior profitto dal potersi muovere nell’ambiente internazionale liberamente alla ricerca delle proprie convenienze. Soprattutto le emergenti, le novizie.

A queste, non interessa affatto il passato, le ideologie, le idiosincrasie delle potenze maggiori, vogliono avere libertà di azione. Questo poterà molti di questi attori a complessi giochi di danza, amicizia, flirt, trattiva, sesso e litigio.

Ognuno con o contro ciascun altro, che sia relazione con le superpotenze, tra loro stesse, tra loro ed altre entità del loro areale geografico (economico, culturale, geopolitico, il terzo strato, diciamo). Ognuna cercherà di bilanciarsi, farà un po’ con x ma anche con y sebbene x ed y si ritengano l’uno alternativo secco all’altro.

Da questo punto di vista, l’idea americana del “o con noi o contro di noi” di Biden, risulta tardivo e poco idoneo all’andamento del gioco ed interessi dei giocatori. Trump potrebbe essere più pragmatico, anche caratterialmente lo vedo idoneo a giocare un gioco così imprevedibile e dinamico.

Campione di questi “amici di tutti”, è l’India. Quinta potenza economica in crescita, primo paese al mondo per demografia, va sulla Luna, sta in Asia, è nei BRICS, compra armi, tecnologie e sta in alleanze più o meno operative deboli con gli USA, compra armi ed energia dalla Russia con cui ha antica amicizia, ora s’affaccia in Europa, è legata allo sviluppo del Golfo, è pragmaticamente amica dell’Iran in chiave anti-Pakistan, è madrina di sviluppi in Africa.

Pur aderendo ai BRICS non vuole sentire parlare di nuova moneta alternativa al dollaro, ma tra cinque anni potrebbe avere posizione opposta, nel frattempo è dentro il network delle nuove banche asiatiche per lo sviluppo a guida cinese. Così ogni altra potenza di secondo livello.

Il concetto di balancing non è di geopolitica ma di relazioni internazionali, disciplina diversa eppure cugina. Come già ebbi e dire, date le caratteristiche delle due potenze maggiori, USA e Cina, è probabile molti di daranno ai liberi commerci con la Cina, contro-assicurandosi militarmente con gli USA (che però fatturano).

Ne viene fuori che questa è e sempre più sarà la dinamica che darà relativa stabilità ad un sistema così complesso, lontano dall’equilibrio. Proprio questa imprevedibile danza vorticosa di api su fiori appetitosi. Imprevedibile poiché essa avverrà in un contesto mosso dalla stessa danza.

Tutto ciò potrà dare l’impressione di disordine e rispetto agli ordini piramidali elementari del dopoguerra, non è solo una impressione. Tuttavia, è naturale sia così, ci si dovrebbe preoccupare del contrario, tentare di soffocare la complessità che notoriamente prospera ai margini del caos.

E veniamo alla Terza guerra mondiale, più o meno a pezzi. La guerra, storicamente, è stato fenomeno usato per condensare in poco spazio e tempo, con immani distruzioni materiali ed umane, le transizioni. Modalità “fine spaventosa” invece che “spavento senza fine” per intenderci. Ecco allora che l’idea di una guerra, addirittura mondiale, si possa fare a puntate come una serie tv, è contradditoria.

Non è una guerra è un conflitto, ed è di nuovo nomale una transizione venga accompagnata da sciami di conflitti.

Si sa, i cinesi sulla strategia, vantano tradizioni secolari. Ecco allora i due colonelli cinesi tra il 1996 ed il 1999, ci pensano su rispetto ai destini di traiettoria tra ascesa cinese e relativo declino americano. Ne esce Guerra senza limiti (LEG Gorizia 2001-2019). Quivi si contano 27 aree o punti di conflitto: otto militari, nove transmilitari, altri nove non militari.

Penso abbiano ragione, c’è solo da imparare da gente così. Siamo però in modalità “spavento senza fine” meglio saperlo e moderare o imparare a gestire l’ansia.
Quanto al mondiale, c’è solo un attore che ha interessi ad alzare lo scontro, gli USA.

Cina e seconda fascia di potenza, è proprio l’ultima cosa che vogliono, volendo commerciare. Chiaro che osservare le impennate dello spending militare del SIPRI di Stoccolma inquieti.

Chiaro che esser tornati a parlare di atomiche dopo settanta anni di divieto anche solo verbale, inquieta. Chiaro che come nei ’60, anche sol temendo l’errore umano magari in dinamica surreale come nel Dottor Stranamore di Kubrik, ci sia apprensione.

Tuttavia, sono attori razionali ed il MAD governa ancora lì in cima, l’impossibilità di vittoria. Ammetto solo che potrebbero esserci delle complicanze dovute al fatto che US sta su zolla continentale con due ampi oceani ai lati, potrebbe esser tentata di non buttarla sul definitivo ma sul molto disordinante, standosene tranquillamente al riparo a casa.

Anche se avrebbe grave danno reputazionale, stante che per tutti gli attori c’è un dopo e che certe cose, comunque, si fanno in due.

Ecco allora l’articolo ISPI su processi imprevisti che potrebbero attivare la temuta o desiderata de-dollarizzazione per dinamica non voluta da nessuno, multipolare di istinto. Due valute, tre, una ma indebolita?

Secondo me c’era già la soluzione nella logica del 1945, il bancor di Keynes in una qualche versione anche non solo contabile. Quale migliore soluzione di un perno tecnico, del sistema e non di questa o quella potenza, un regolatore cibernetico ordinativo per riflesso?

Keynes era intelligente e l’intelligenza di sistema sarà la soluzione al disordine multipolare. L’intelligenza è autopoietica. Sono convinto J.M. se la stia ridendo pensando a quell’ottuso di White, il tempo è galantuomo si dice.

* Ripreso da Pierluigi Fagan-Complessità

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