Non è il ballottaggio, è il pulpito a decidere il Brasile

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Dinastia al potere, un milione di dollari di Washington sotto inchiesta e un Paese che cambia chiesa: il primo turno brasiliano si gioca più nei templi che nei sondaggi. Il ballottaggio sarà soltanto la ricevuta.

Tre fatti che il primo turno ha lasciato sotto il tappeto

Cinquantasei milioni e centomila voti a Flávio Bolsonaro contro cinquantatré milioni e ottocentomila a Lula: con uno scarto di meno di due punti, il figlio dell’ex presidente ha preceduto il capo dello Stato uscente nelle urne del 4 ottobre, smentendo i sondaggi che davano il leader del PT in vantaggio e fissando il ballottaggio al 25. Lula ha riconosciuto il risultato, mentre il Senato ha segnato una svolta ancora più netta, visto che 34 dei 54 seggi in palio sono andati a candidati di destra o di estrema destra.

Lo stesso scrutinio ha trasformato il cognome Bolsonaro in una piccola assemblea. Michelle, moglie di Jair, è stata eletta senatrice per Brasilia con oltre il 29 per cento dei voti validi, Carlos ha conquistato il Senato per Santa Catarina, Jair Renan è entrato alla Camera e un seggio è andato anche a Renato, fratello dell’ex presidente. Il capostipite, intanto, è stato condannato a ventisette anni per il tentativo di ribaltare l’esito delle elezioni del 2022.

Sul fronte esterno, il quotidiano britannico Guardian ha rivelato il 30 settembre che il Dipartimento di Stato americano avrebbe destinato un milione di dollari, attinti da un fondo per diritti umani e democrazia, a un programma chiamato «Contrasto al lawfare e alla censura in Brasile», pensato per sostenere organizzazioni critiche verso la Corte suprema. L’importo rientra in un pacchetto da oltre 175 milioni. L’Avvocato generale dell’Unione, Jorge Messias, ha chiesto di accertare un’eventuale ingerenza nel processo elettorale, e domenica il direttore della Polizia Federale, Andrei Rodrigues, ha annunciato un’indagine preliminare.

Il Dipartimento di Stato non commenta le singole sovvenzioni, sostiene che i programmi siano ancora in valutazione e che nessun beneficiario brasiliano sia stato indicato, e resta incerto se il denaro sia stato erogato o soltanto previsto. Pesa sul quadro la condanna a quattro anni e due mesi di Eduardo Bolsonaro, fratello di Flávio, inflitta a giugno per coercizione dopo le pressioni sull’amministrazione Trump affinché imponesse sanzioni contro i giudici del processo al padre.

La terza partita si gioca sul piano confessionale. Il Paese con più cattolici al mondo potrebbe eleggere un presidente evangelico neopentecostale: i cattolici sono circa la metà della popolazione, con circa cento milioni di battezzati, mentre gli evangelici sfiorano il 27 per cento. Il sondaggio Quaest dà a Lula il 48 contro il 29 tra i cattolici e a Flávio il 46 contro il 27 tra gli evangelici, e la campagna si è incendiata attorno a Nostra Signora di Aparecida, dopo che Globo e alcuni esponenti del PT hanno diffuso la voce che gli evangelici vicini a Flávio avrebbero ridimensionato il ruolo della patrona. Nel 2022, secondo Datafolha, il 28 per cento degli evangelici aveva ricevuto indicazioni di voto dalla propria chiesa, contro il 13 dei cattolici, e le proiezioni più citate collocano intorno al 2032 il sorpasso delle chiese evangeliche e pentecostali su quella cattolica.

Dinastie, dollari e pulpiti: la mappa vera del consenso

Una repubblica che condanna il patriarca per golpe e rispedisce in Parlamento moglie, figli e fratello non ha un problema di memoria, ha un problema di mercato: il cognome funziona come un marchio, e il marchio vende anche quando il fondatore è in cella. Chiunque vinca il 25 ottobre troverà inoltre un Senato in larga parte ostile o amico, a seconda dei casi, il che rende il ballottaggio meno risolutivo di come lo si racconta. Se a spuntarla fosse Lula, sarebbe una vittoria con le mani legate.

Sull’ingerenza americana conviene evitare sia la sufficienza sia l’entusiasmo. Le prove di un finanziamento elettorale non ci sono, e il governo brasiliano ha tutto l’interesse a fare dell’inchiesta un’arma di fine campagna. Resta però un’asimmetria difficile da ignorare: se il mittente fosse stato Mosca, la vicenda avrebbe aperto telegiornali e talk show per una settimana, con esperti di guerra ibrida in collegamento. Trattandosi di Washington bastano tre righe, una cautela di rito e un appello alla prudenza. L’espressione «contrasto alla censura», poi, è un capolavoro di eufemismo, perché sostenere gruppi che attaccano la Corte che ha condannato un golpista si chiama, nel lessico diplomatico, promozione della libertà di espressione, e in quello meno educato, ingerenza.

Il punto cieco, però, è il terzo, perché i voti si contano in una notte mentre le appartenenze religiose si spostano nei decenni. Un Paese in cui la patrona nazionale diventa materia di scontro elettorale ha già smesso di considerare la religione uno sfondo e l’ha trasformata in infrastruttura politica: templi che offrono assistenza dove lo Stato non arriva, emittenti che confezionano il messaggio, pastori che indicano il candidato con un’autorevolezza di cui i parroci possono soltanto sognare.

In questa architettura si inserisce un interscambio con l’evangelismo conservatore degli Stati Uniti molto intenso, e lega l’azione di una missione americana di traduzione biblica alla crescita pentecostale nei comuni dove si parlano lingue indigene, con effetti sul voto all’estrema destra. Quanto denaro percorra quella rotta nessuno lo ha dimostrato, ed è precisamente la lacuna: si indaga su un milione di dollari del Dipartimento di Stato e non si interroga la filiera, più lunga e più discreta, delle reti ecclesiali.

Perché i voti si contano in una notte, ma un Paese che cambia chiesa cambia anche il lessico con cui pensa.

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (Kulturjam Edizioni), "Malagrazia" (Kulturjam edizioni).

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