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In un momento di grande incertezza e declino, l’Europa sembra affidarsi a un gruppo di riesumati dal passato. Da Mario Draghi a Tony Blair fino a Michel Barnier, i protagonisti di una politica che molti pensavano ormai archiviata ritornano sotto i riflettori, evocando la sensazione di un continente in cerca disperata di salvatori del salvabile ma senza rischiare di cambiare veramente qualcosa.
Draghi, Blair e Barnier
Mercoledì scorso, a Bruxelles, Mario Draghi è tornato a far parlare di sé. L’ex premier italiano e già presidente della Banca Centrale Europea, l’uomo del famigerato dilemma “Volete la pace o il condizionatore?”, si è ripresentato con le sue consuete formule criptiche e vaghe, accolto però dai media mainstream come un messia. “Senza riforme, l’UE non ha futuro”, ha dichiarato, ottenendo elogi unanimi, a prescindere, senza sapere quali sarebbero queste riforme. Draghi, ora sotto l’egida della von der Leyen, ha passato più tempo a discutere dei problemi che delle soluzioni. Ovviamente senza mai un accenno di autocritica, visto che il nostro continente non è stato governato dai marziani fino ad oggi.
Dall’altra parte della Manica, Tony Blair, l’uomo che ha ammesso, un milione di morti dopo, di aver sbagliato sull’Iraq ma, come un Aldo, Giovanni e Giacomo di un “Si, ma niente di importante”, torna alla ribalta con aria di ottimismo: “Il XXI secolo sarà straordinario”, ha detto. Eppure, dietro il suo discorso sull’intelligenza artificiale e le sfide globali, risuona un eco di vecchie logiche neoliberali, dove lo Stato ha sempre un ruolo marginale e le guerre culturali prendono il posto delle questioni realmente urgenti.
In Francia, nel frattempo, Emmanuel Macron sembra aver deciso di affidare le sorti del paese a Michel Barnier. Politico di lunga data, noto per la sua scarsa popolarità elettorale, Barnier è stato incaricato di formare il nuovo governo, nonostante il Nuovo Fronte Popolare avesse vinto le elezioni.
Con una storia di fallimenti elettorali e incarichi mai decollati, Barnier rappresenta perfettamente il tipo di classe dirigente che in molti speravano fosse ormai superata.
L’Europa si trova dunque in un paradosso: affidarsi ancora una volta a chi ha già dimostrato i propri limiti. Mentre Draghi continua a suggerire riforme senza offrire soluzioni concrete, Blair ci promette un futuro roseo nonostante le sue passate disastrose decisioni, e Barnier si prepara a governare una Francia stanca e disillusa.
In questa rincorsa verso l’ignoto, la vera domanda da porsi è: l’Europa ha davvero bisogno di risorgere sulle spalle di questi zombie politici, o esistono alternative in grado di rispondere alle sfide moderne? Il ritorno di queste figure sembra piuttosto un sintomo di un sistema incapace di rinnovarsi, di offrire nuove visioni e nuove idee, lasciando spazio solo a chi, in passato, ha contribuito al declino che oggi tutti temono.

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