Israele, in delirio di onnipotenza, spara su Unifil e basi italiane. Crosetto fa scena: “Inaccettabile”

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Spari contro il quartier generale dell’Unifil a Naqoura, in Libano. Coinvolte anche due basi italiane. L’ONU parla di un attacco deliberato. Unifil conferma: “Il carro armato ha mirato direttamente su di noi”. Feriti due caschi blu indonesiani. Nessuna giustificazione da parte di Israele, anzi, nuove minacce: “Spostatevi di 5 km più a nord, il nostro esercito agirà come necessario”. Militari italiani della brigata Sassari sotto attacco.

L’attacco di Israele alle postazioni Unifil italiane

L’attacco è avvenuto nella zona di Naqoura, nel sud del Libano, dove l’Unifil ha la sua base operativa. Un carro armato Merkava delle forze israeliane ha sparato contro una torre di osservazione del quartier generale del contingente ONU, colpendo due caschi blu indonesiani che erano in vedetta in quel momento.

Le dichiarazioni ufficiali dell’Unifil non lasciano dubbi sull’accaduto, confermando che i colpi sono stati deliberatamente diretti contro quell’obiettivo.

Un militare italiano, testimone diretto dell’accaduto, ha dichiarato all’Ansa che “non è possibile che sia stato un errore. Il carro armato ha puntato deliberatamente su di noi”. Questo rende l’attacco un atto mirato, non un incidente casuale, sollevando interrogativi sulla strategia israeliana nei confronti della missione ONU.

Non si tratta di un episodio isolato. Un altro attacco è stato registrato presso la base di Ras Naqoura, indicata con il codice Unp 1-31, dove si trovano soldati italiani. Le forze israeliane hanno aperto il fuoco danneggiando l’ingresso del bunker, veicoli, telecamere e un sistema di comunicazione.

In seguito, un drone israeliano è stato avvistato all’interno della base, effettuando ricognizioni sui movimenti dei peacekeepers, mentre questi si dirigevano verso i rifugi.

Il ministro della difesa Crosetto ha tuonato a favore di telecamere: “Inaccettabile, potrebbe trattarsi di un crimine di guerra”, dimostrando che la distruzione di telecamere, per il nostro governo, vale più della vita dei ventimila bambini palestinesi morti, che non hanno meritato nessuna reprimenda fino ad ora.

Ma comunque, al di fuori del tuonare in pubblico, non risulta che il governo abbia fatto nessun passo formale, almeno simbolico, come il ritiro dell’ambasciatore.

L’attacco non sembra casuale e, secondo alcuni ufficiali sul campo, potrebbe rientrare in una strategia israeliana volta a costringere l’Unifil a ritirarsi dal sud del Libano.

La presenza della missione ONU, infatti, rappresenta un ostacolo per eventuali future operazioni militari pianificate dall’esercito israeliano contro Hezbollah.

Israele potrebbe dunque voler evitare la presenza di testimoni internazionali nei suoi futuri piani d’azione nel Libano meridionale.

L’ambasciatore israeliano all’ONU e le tensioni lungo la Linea Blu

L’ambasciatore israeliano all’ONU, Danny Danon, ha cercato di giustificare gli attacchi, dichiarando che l’Unifil dovrebbe spostarsi di 5 chilometri a nord per evitare di essere coinvolta nei combattimenti in corso.

La Linea Blu, la linea di confine tra Israele e Libano tracciata dall’ONU, resta una delle aree più instabili della regione, soprattutto a causa dell’attività militare di Hezbollah.

Tuttavia, le azioni di Israele contro l’Unifil e le basi italiane sono viste come un tentativo di pressione verso una missione che da anni lavora per mantenere una fragile tregua tra le parti.

Danon ha anche affermato che Israele non ha intenzione di rimanere in Libano, ma farà “ciò che è necessario” per garantire la sicurezza dei suoi confini settentrionali, minacciati dalle attività di Hezbollah.

La situazione, dunque, appare destinata a peggiorare, con Israele pronta a usare la forza per garantire la propria sicurezza, anche a scapito delle missioni internazionali come quella dell’Unifil.

Escalation verso l’Iran e il ruolo degli Stati Uniti

Oltre al conflitto con Hezbollah e alla tensione con l’Unifil, Israele si prepara a un possibile attacco contro l’Iran. Secondo quanto riportato, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant hanno ottenuto l’autorizzazione a decidere data, obiettivi e modalità di un’operazione militare contro Teheran.

Questo segna un ulteriore inasprimento della politica israeliana nella regione, con gli F-16 e F-35 pronti a decollare in qualsiasi momento per colpire potenziali bersagli in Iran, comprese le centrali nucleari.

Nonostante le pressioni degli Stati Uniti per evitare un attacco diretto all’Iran, Netanyahu avrebbe omesso di presentare a Joe Biden il piano completo della risposta israeliana a Teheran. Questo aumenta le preoccupazioni internazionali, poiché un conflitto diretto con l’Iran potrebbe destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente.

Gaza e Cisgiordania: la guerra continua

Parallelamente alle tensioni lungo la Linea Blu e alla minaccia di un conflitto con l’Iran, Israele continua la sua offensiva nella Striscia di Gaza.

Un recente attacco aereo ha colpito una scuola a Deir al Balah, uccidendo almeno 28 persone e ferendone altre 54, tra cui donne e bambini. Israele sostiene di aver mirato a un centro di comando di terroristi, ma l’elevato numero di vittime civili alimenta le critiche internazionali sulle operazioni israeliane.

Anche in Cisgiordania la violenza non si ferma: a Tulkarem, un comandante della Jihad islamica palestinese è stato ucciso in un raid aereo israeliano.

Israele conferma di essere pronta a usare la forza militare per garantire la propria idea di sicurezza, anche a costo di isolarsi ulteriormente sulla scena internazionale.

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