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Meloni, Schlein, von der Leyen, Metsola: quattro moschettiere al servizio del re da Washington. Un compromesso di genere, fascisti e antifascisti uniti dalla guerra.
Il compromesso di genere per la guerra
– Fausto Anderlini*
Fino a ieri facevano un tifo sfegatato per i grandi e piccoli ‘maschioni’: Macron e il comune delfino Draghi, il grande aureolato (super trombato), in subordine perfino i fegatosi gemelli dell’autogol, ovvero Renzi e Calenda.
Adesso la cupola mediatica gronda di gioia per l’esito italico della tenzone elettorale. Si staglia per essi un nuovo bipolarismo al femminile, impersonato da Giorgia ed Elly. Gran donne in fondo affini e solidali per aver messo il collare ai ‘maschietti-alfa’, come li chiama l’aedo Gramellini. Specie Conte e Salvini, femminicidi in potenza. Unite in una sotterranea sorellanza, e in una asserita condivisione del destino dell’occidente, per quanto tenuta sagacemente in una quasi- sordina, cosa che avrà il suo banco di prova sul tavolo europeo, dove le parallele convergenze potrebbero anche instradarsi in un unico binario.
Giorgia il più autorevole capo di stato sulla scena che ha tutto l’interesse a un modus vivendi con la maggioranza Ursula. Elly astro nascente a azionista di maggioranza nell’ammaccata famiglia socialista.
Giorgia, Elly, Ursula e anche la Roberta (la Metsola). Quattro moschettiere al servizio del Re. E non è detto che alla fine non si possa trovare un posto per Marine D’artagnan (Le Pen), se solo accettasse di ingentilirsi.
Chi l’avrebbe mai detto? Quatta quatta, sempre restando in salmeria, senza colpo ferire, però in formato femmina, l’Italia si è trovata in mano l’Europa. O meglio, quel che resta. Uno pseudo continente alla deriva.
Un nuovo tipo di donne, ben lungi da ogni idea di ‘grande madre’ artemidea, fosse essa l’arcigna Thatcher o la severa Merkel, buona o cattiva, comunque anziana e autorevole. Fertile. Piuttosto ‘pulzelle’ di nuovo conio. Si potrebbe quasi dire ‘giovani turche’, non fosse l’abusata appropriazione di un tal Orfini.
Si realizzerebbe così, infine, il sogno veltroniano di un bipolarismo legittimato e convergente. Non un ‘compromesso storico’, gravido di maschia cavalleria, non dovendo rinunciare nessuno ai propri valori, non negoziabili e perciò ininfluenti. Un compromesso di genere, fascisti e antifascisti uniti dalla guerra: per non voler dire una convergenza ‘uterina’, che poi mi prendo anche del ‘maschio isterico’.

* Grazie a Fausto Anderlini
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