Elezioni europee, il grande bluff: si candidano ma non andranno mai a Bruxelles

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Prosegue la pessima abitudine tutta italiana di candidarsi in Europa senza avere intenzione di andarci: Meloni, Schlein, Tajani e Calenda in corsa sapendo già che non metteranno mai piede a Bruxelles.

Elezioni europee, il grande bluff

Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Elly Schlein e Carlo Calenda, rispettivamente Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri, Segretaria del maggior partito dell’opposizione, più il leader di Azione, il partito degli influencer su Twitter, con grande solennità e annunci roboanti si sono candidati alle prossime elezioni europee. Normale routine politica, no?

Vero, ma è così normale che c’è un dettaglio che ormai non fa nemmeno più notizia: in caso di conquista del seggio, nessuno di loro metterà mai piede all’Europarlamento poichè le cariche che ricoprono e l’abituale vita politica in Italia, sono incompatibili con i ruoli nel parlamento di Bruxelles.

Dunque una vera e propria truffa mediatica -perfettamente lecita dal punto di vista delle regole- per racimolare più voti possibili grazie all’esposizione costante dei volti noti.

La premier Giorgia Meloni ha ufficializzato la propria candidatura  domenica scorsa, in occasione della conferenza programmatica di FdI a Pescara, dichiarando in pompa magna  di scendere in campo affinché “sia chiaro il messaggio che votando FdI l’8 e 9 giugno si voterà per dare ancora più forza al nostro governo e all’Italia in Europa. Al contempo, catalizzando tutte le attenzioni sul suo storytelling e il suo personaggio”. In quell’occasione ha lanciato anche la boutade verso i propri elettori di scrivere solo “Giorgia” nella scheda elettorale.

L’annuncio della Segretaria del PD, Elly Schlein è datato ancor prima, circa una settimana, quando aveva annunciato la propria candidatura per “dare una spinta a questa meravigliosa squadra e a un progetto collettivo di cambiamento del Pd e del Paese”, salvo poi aggiungere che comunque non sarebbe mai andata realmente a Bruxelles: “Io naturalmente resterò qui, da segretaria, nel confronto quotidiano in Parlamento con Giorgia Meloni e le sue scelte scellerate per l’Italia”. Un ottimo modo per differenziarsi dalla rivale…

Anche Antonio Tajani, leader di Forza Italia si è unito alla narrazione del grande sacrificio fatto nei confronti degli elettori perché “chi è eletto segretario ha il dovere di mettersi alla testa dei suoi compagni di partito”.

Per ultimo è arrivato il leader di Azione Carlo Calenda, candidato in varie circoscrizioni come capolista, che ha raccontato di aver proposto un patto ai leader per non candidarsi, ma la cosa non ha funzionato, e allora mica è l’unico fesso e quindi è stato costretto a correre.

Insomma, alla fine, dopo che saranno con tutta probabilità eletti, tutti e quattro si dimetteranno e al loro posto verranno traghettati all’Europarlamento altri candidati, in base al numero di preferenze ricevute nelle diverse circoscrizioni.

Ma loro, i magnifici quattro, dai salotti tv, passeranno come i vincitori, gli eroi che si sono battuti al posto degli sconosciuti carneadi che effettivamente andranno a rappresentarci all’europarlamento. O meglio, andranno a ricevere gli ordini a Bruxelles.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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