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Corbyn & Sultana: forse c’è vita nella sinistra (british). In Italia parlano della Picierno…

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Jeremy Corbyn e Zarah Sultana lanciano un nuovo partito: socialista, pacifista, ecologista e popolare. 600.000 adesioni, agenda radicale e sostegno mediatico. Un’alternativa al Labour di Starmer che somiglia sempre più ai Tory. E no, non è solo nostalgia.

Corbyn & Sultana: la sinistra inglese è tornata. E fa sul serio.

Breaking news! il Regno Unito ha un nuovo partito, e non è l’ennesima cover band dei Tory! Jeremy Corbyn, il vecchio ribelle del socialismo britannico, e Zarah Sultana, la deputata trentunenne con più follower su TikTok (mezzo milione, mica pizza e fichi) che seggi in Parlamento, hanno deciso di lanciare una nuova formazione politica.

Nome? Ancora in cerca, ma il sito Your Party (yourparty.uk) sta già spopolando: 600.000 adesioni in pochi giorni, come se avessero promesso birra gratis e case popolari a ogni iscritto. E no, non aspettatevi che questo partito “divida il fronte progressista” britannico.

Perché, diciamocelo con un sorrisetto ironico, un fronte progressista in UK non esiste più, se mai c’è stato. Keir Starmer ha trasformato il Labour in un’imitazione dei Tory, con un entusiasmo degno di un karaoke di periferia.

Starmer aveva promesso di tutto: un NHS rigenerato, liste d’attesa accorciate, giustizia sociale per tutti. Risultato? Un disastro che neanche un comico potrebbe inventare: 600 medici di base in più (non i 2.000 sbandierati su X, dove una community note gli ha fatto le pulci), liste d’attesa ancora a 7,6 milioni di pazienti, e un NHS che arranca come un autobus a due piani con tre ruote.

La sua “disciplina fiscale” sa di austerity con un fiocco rosso, e il 40% dei britannici (sondaggio Ipsos) vorrebbe che rompesse le regole fiscali pur di finanziare la sanità. Ma no, Keir ha altre priorità: il riarmo. Con 13,4 miliardi di sterline in più per la difesa entro il 2027 (2,5% del PIL, con sogni di gloria al 3%), Starmer sembra più interessato a fare la voce grossa contro la Russia che a curare i cittadini.

E su Israele? Critiche soft, di quelle che sembrano scritte da un diplomatico in ciabatte: “Non mi piace, ma continuate pure”. Roba da far rimpiangere i comizi di Corbyn in felpa. Il suo gradimento? Un crollo epico: -44% a luglio 2025 (YouGov), il peggior punteggio per un primo ministro da decenni, con solo il 23% che lo tollera. Persino Nigel Farage (-31%) e Kemi Badenoch (-34%) sembrano meno tossici.

In questo panorama desolante, ecco Corbyn e Sultana, con un partito che vuole essere l’anti-Starmer: socialismo puro, nazionalizzazioni di sanità, ferrovie, poste ed energia, tasse sui ricchi fino a farli sudare, case popolari, controllo degli affitti, trasporti pubblici gratuiti e lotta alla povertà infantile (4,5 milioni di bambini sotto la soglia di povertà, dati 2025).

Sul piano estero, sono pacifisti senza compromessi: fuori dalla NATO, che mi sembra il minimo, embargo totale sulle armi a Israele e accuse al governo di complicità nel “genocidio” a Gaza. Ambientalisti? Ovvio, con un’agenda ecosocialista che parla di giustizia climatica e di guerra al “capitalismo fossile”. Il tutto con un approccio “dal basso”, con un congresso autunnale per scegliere nome, statuto e leadership, come una Woodstock della sinistra.

Il lancio? Un po’ caotico: Sultana ha annunciato tutto prima che Corbyn fosse pronto, e lui ha dovuto correre ai ripari, ma ora giurano di essere in sintonia. Il risultato? 80.000 adesioni in 24 ore, poi 600.000, e un sondaggio YouGov che dà al partito un potenziale 10-18% di voti, con i giovani (18-24 anni) e le comunità multietniche come zoccolo duro.

A sostenere questo progetto, pare che ci sia anche un canale YouTube che sta facendo il tifo: Novara Media, una piattaforma di sinistra nota per le sue analisi radicali e il sostegno a movimenti progressisti.

In un video del 8 luglio 2025, Novara ha dedicato un segmento a spiegare cosa si sa del nuovo partito, con Richard Hames che ha cercato di fare luce sul caos iniziale del lancio, sottolineando l’entusiasmo ma anche le sfide organizzative. Novara, che ha una lunga storia di supporto a Corbyn (e ora a Sultana), è un punto di riferimento per chi cerca un’alternativa al mainstream, con video e articoli che spingono su temi come l’anti-austerity e la solidarietà con la Palestina. Non è l’unico: anche sui social, come il post di @theleftbible su X, si sente l’eco di un tifo organizzato per questo progetto, con inviti a retwittare per sostenere “il vero cambiamento”.

Ma non è tutto rose e socialismo. Il Corriere e Il Tempo hanno già sparato l’etichetta “islamo-marxista” per il sostegno alla Palestina, perché in Italia l’informazione ama gli slogan più di un venditore di panini. Approfondire? Troppo faticoso, meglio gridare “radicali!” e passare oltre e intervistare Lollobrigida sulla penetrazione del Pecorino nel mercato del South Dakota.

La vera incognita è l’immigrazione, il tema che fa vincere o perdere le elezioni, specialmente tra la working class, che non vuole sentirsi dire che i migranti sono il problema ma nemmeno che tutto fila liscio mentre l’NHS crolla e le case scarseggiano. Corbyn e Sultana finora hanno detto poco di concreto: “I problemi sono causati dai miliardari, non dai rifugiati”, twitta Sultana, ma senza un piano su come gestire flussi, crisi della Manica o rimpatri.

La speranza è che non cadano nel cliché dell’“accogliamo tutti” una ricetta che non funziona, punto, né scimmiottino la destra xenofoba a la Farage, che con Reform UK vola al 34% nei sondaggi. Un approccio sensato? Magari investire in NHS, case popolari e programmi di integrazione per ridurre la percezione di competizione, o accordi internazionali per flussi ordinati. Ma per ora, siamo nel regno delle ipotesi. Il congresso autunnale sarà decisivo per capire se hanno una visione o solo bei discorsi.

Il partito di Corbyn e Sultana è una scommessa audace in un Regno Unito strangolato da crisi economiche, disuguaglianze e un Labour che ha venduto l’anima al centrismo. Non dividerà un fronte progressista che non c’è, ma potrebbe costruirne uno nuovo, se eviterà di perdersi in sogni utopici. La working class vuole risposte, non solo hashtag. Riusciranno a cambiare le carte in tavola, o sarà l’ennesima sinistra che parla al cuore ma inciampa sulla testa? In ogni caso sono una ventata di aria fresca in una stanza che puzza di muffa. E in Italia? Bè, abbiamo Pina Picierno…

 

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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