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Nella notte tra martedì e mercoledì, l’esercito israeliano ha lanciato una massiccia operazione militare in Cisgiordania, colpendo simultaneamente quattro città: Jenin, Tulkarem, Nablus e Tubas.
Questa regione, considerata dalla comunità internazionale come territorio palestinese, è ancora in gran parte sotto il controllo israeliano. L’azione ha scatenato un’ondata di violenza e morte, con conseguenze devastanti per la popolazione civile palestinese.
Attacco criminale di Israele in Cisgiordania
Secondo il comunicato diffuso dall’esercito israeliano mercoledì mattina, l’operazione mirava a contrastare presunte “attività terroristiche” in Cisgiordania. Il bilancio dell’attacco conta almeno nove palestinesi uccisi, con le vittime suddivise tra attacchi aerei e operazioni di terra.
A Jenin, tre uomini, definiti “terroristi armati”, sono stati uccisi da un attacco aereo, mentre altri due sono caduti durante un’operazione di terra nella stessa città. Altri quattro palestinesi sono stati uccisi in un attacco aereo su Tubas.
Nonostante le giustificazioni ufficiali di Israele, molti giornali hanno paragonato questa operazione su larga scala a quelle condotte durante la seconda Intifada, evidenziando l’uso massiccio di mezzi militari, compresi droni e veicoli corazzati.
A Jenin, le principali vie d’accesso alla città sono state bloccate, e sono stati riportati scontri armati all’interno del campo profughi locale, dove risiedono migliaia di persone, e dove sono attivi diversi gruppi armati palestinesi.
Tulkarem, il focale dell’attacco
Tulkarem, una città di 64.000 abitanti situata nel nord della Cisgiordania, è stata uno degli epicentri dell’operazione israeliana. Fonti militari israeliane, riportate dal Times of Israel, suggeriscono che l’attacco fosse diretto contro una rete sospettata di aver organizzato un attentato suicida a Tel Aviv dieci giorni prima. Tuttavia, l’esercito israeliano non ha confermato ufficialmente questa ipotesi.
Lunedì, Tulkarem era già stata teatro di un bombardamento aereo, in cui cinque persone, inclusi membri di Hamas, erano state uccise. L’operazione militare ha aggravato una situazione già tesa, con i coloni israeliani che appaiono sempre più fuori controllo.
Lunedì sera, durante un’operazione a Nur Shams, un drone ha ucciso cinque militanti di Hamas. Contemporaneamente, un civile palestinese, Khalil Khalawi, è stato ucciso da coloni israeliani entrati nel villaggio di Wadi Rahal, vicino Betlemme, dopo che alcuni ragazzi palestinesi avevano lanciato sassi contro veicoli israeliani. Nonostante la presenza delle forze armate israeliane, che sono arrivate poco dopo, nessuna misura è stata presa per proteggere gli abitanti palestinesi del villaggio.
Gaza, un quadro di devastazione
La situazione in Cisgiordania si inserisce in un contesto di violenza più ampio, che vede anche Gaza al centro di un’offensiva militare israeliana senza sosta. Secondo il Ministero della Sanità di Gaza, almeno 41 palestinesi sono stati uccisi ieri dagli attacchi israeliani, con decine di feriti.
L’ospedale Al Aqsa di Deir al Balah è stato sottoposto a una pressione crescente, costringendo centinaia di pazienti e personale medico a evacuare.
La situazione umanitaria a Gaza è drammatica, con l’88,5% del territorio sottoposto a ordini di sfollamento, secondo le Nazioni Unite. Amnesty International ha recentemente pubblicato un rapporto in cui accusa Israele di non aver preso le necessarie precauzioni per minimizzare i danni ai civili durante gli attacchi contro Hamas e il Jihad Islamico nel maggio scorso, definendo tali raid come potenziali crimini di guerra.
Mentre la comunità internazionale osserva, la popolazione palestinese continua a soffrire in un conflitto che sembra non avere fine.

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