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Il paradigma capovolto delle frivolezze social: apparire volutamente stupidi o ostentare intelligenza. Strategie di sopravvivenza per vite più sopportabili.
Gli stupidi intelligenti e gli intelligenti stupidi
È da alcuni giorni che mi si ripresenta un pensiero. Le persone stupide, sui social, lo sono in modo per così dire “intelligente”, è questo che penso sempre più spesso.
Dal loro piccolo elementare modo più che mondo – la stupidità, alla fine, si risolve in una semplificazione di ciò che è intimamente complesso – attingono continui motivi di gratificazione social, attenzione a sé che non possiamo liquidare con la settaria albagia di chi si sente superiore alla minima grammatica del vivente, quando perfino in un cucciolo di labrador la carezza è il gesto che dischiude a ogni successivo piacere: essere riconosciuti, udire il dolcissimo suono del proprio nome a cui drizzare le orecchie.
L’immagine pubblica degli stupidi “ordinari”, diciamo così, non intende infatti attestarne l’ingegno, ma è la strategia di sopravvivenza di chi cerchi di rendere la propria vita più sopportabile, se non proprio felice – sì, anche postare il selfie ammiccante di una prova costume con cui vedere i tuoi contatti maschili strisciare ai tuoi piedi è un comportamento intelligente, almeno se contribuisce a farti stare bene, giusto un po’, poi ti inventerai un nuovo stratagemma per racimolare un centinaio di like.

Al contrario, gli intelligenti, i colti, i complessi, mi sembra che il più delle volte si accostino ai social in modo stupido, e cioè (nella stessa ottica di partita doppia del piacere) creando le condizioni per stare peggio di prima: o perché hanno scritto una cosa bellissima che il mezzo digerisce in quattro o cinque ore al massimo e poi espelle, evacua in forma di repentino oblio, lasciandogli l’amara percezione di essere dei geni incompresi; o perché si autodiminuiscono, si fanno piccini piccini per replicare le strategie vincenti degli stupidi.
Alcuni esempi. Storpiare la lingua in improbabili gramelot, quasi a sottolineare un abbassamento volontario ai gironi plebei; oppure sferzare i mulini a vento di cui, a loro, più vigili del vigile urbano di Rodari, quello che ferma il tram con una mano, non sfugge certo la natura di giganti cattivi (il sistema editoriale corrotto, la scrittura paratattica dei semplici, i fascisti in un’accezione talmente estensiva che di fatto né azzera il significato, mentre ciò che accade in Donbass scivola come gocce di pioggia sul parabrezza, prontamente rimosse dal tergicristalli), ma anche di bambini a cui regrediscono facendo battutine da due soldi per rendersi almeno simpatici, se non proprio memorabili come sentono e forse davvero meritano di essere.
Ed è in fondo un’umana richiesta d’attenzione – la stessa degli stupidi, appunto – che si traveste infine da richiesta tout court: ehi, amici, amici, consigliatemi un libro, ma di quelli intelligenti che leggiamo noi intelligenti, oppure una serie tv che sia naturalmente metatestuale e con mise en abyme degli attanti, cose così, che ottengono l’effetto di farli sentire ancora più tristi e frustrati, come Buster Keaton in un film di Franco e Ciccio.
Rimane da capire a quale genere di stupidità appartenga questo post…

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