Le canaglie indimenticabili di Maestrelli

La Lazio di Maestrelli con le sue indimenticabili canaglie è la protagonista dell’epopea narrata nel romanzo di Angelo Carotenuto.

Le canaglie

Se esiste una squadra di calcio che ha stimolato la fantasia di scrittori con la esse maiuscola, raccontatori della domenica, penne da forum e da social, anchormen televisivi e radiofonici e bloggers pallonari è la Lazio di Maestrelli e Chinaglia.

Che vinse il suo primo scudetto, nel 1974, in un tempo in cui il campionato di calcio non era soltanto una riserva juventina, ma si regalava avventure alternative, premiando occasionalmente altre squadre, oltre alle solite rivali milanesi: la Fiorentina, il Cagliari, il Torino non più Grande, e poi la Roma, il Verona, il Napoli, la Sampdoria.

Una storia che somiglia a un romanzo: uno spogliatoio spaccato in due clan e una serie di episodi, raccontati fino allo sfinimento, che vedono i contendenti darsele di santa ragione in allenamento. Per poi riunirsi, la domenica, sotto la guida di Maestrelli, il tecnico gentile, e strapazzare le avversarie col gioco totale e con l’energia incontenibile del (super)eroe, Giorgio Chinaglia, per gli amici Long John o Giorgione, per gli avversari il Gobbo.

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Il racconto di Carotenuto

Angelo Carotenuto aggiunge il suo contributo all’epopea con Le canaglie (Sellerio, 354 pagine, 16 euro). Scandito dal passo degli eventi che, dal 1971 al 1977, portarono la squadra biancoceleste a risalire da una brutta retrocessione fino a raggiungere il massimo traguardo, per ripiegarsi, poi, sotto il peso delle tragedie che la colpirono: la morte di Maestrelli e di Re Cecconi e la fuga in America di Chinaglia, primo episodio di un’incessante alternanza di ritorni e partenze, ogni volta più tristi e ingloriose.

Carotenuto usa la voce narrante di Marcello Traseticcio, fotografo/paparazzo che viene dal cinema e opera nella redazione di un quotidiano romano. Una figura ispirata a Marcello Geppetti, fotografo dell’epoca, autore della foto di copertina del libro, che raffigura Chinaglia che rimira il suo winchester, sulla porta dello spogliatoio di Tor di Quinto, scenario delle folli avventure narrate nel libro.

Il quotidiano somiglia al coloratissimo Momento Sera, quotidiano romano dell’epoca. Lo compravamo tutti i lunedì, noi malati di calcio, per ritagliare le foto a colori dei nostri idoli, chi biancoceleste, chi giallorosso.

Traseticcio non ama il calcio ma si appassiona alla banda laziale. Ne racconta le risse, le spacconate, le avventure erotiche, gli eccessi d’ogni sorta, l’amore per le armi, il nonnismo, la ribalderia, ma anche la capacità di lottare per un obiettivo, uniti/domati dalle qualità umane di Maestrelli.

Un io narrante che parla una lingua tutta sua: un romanesco particolare, che entra e esce, nel testo, usando espressioni qualche volta arcaiche, altre volte oscure, che riportano alla memoria quelle figure vissute che a Roma sembrano oggi sparite.

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Aspettando un nuovo Maestrelli.

Il filo del racconto della Lazio di quegli anni si snoda in una spirale parallela a quello degli eventi più importanti dell’epoca: gli scontri di piazza, la repressione della polizia e il terrorismo, la politicizzazione della lotta, la violenza generalizzata, la criminalità dilagante.

Un campionario esplorato anche dal cinema, in cui stride la drammaticità degli eventi di cronaca col quotidiano spericolato e un po’ viziato dei calciatori professionisti, non ancora ricchi a milioni ma già famosi e in grado di fare capricci degni delle rockstar. Almeno Chinaglia.

Il libro scorre via leggero, non è privo di momenti di scrittura vera, soprattutto quando Traseticcio si abbandona al racconto della magia della fotografia, mentre subisce gli eventi che la vita gli infligge. Tragici come quello che porta alla morte di Re Cecconi, talmente assurda che c’è chi ancora non se ne capacita.

Un libro da leggere, insomma: chi tifa Lazio criticherà qualche passaggio ma si consolerà col dolce ricordo della prima grande vittoria, della figura di Maestrelli e di quella, bella e sincera, di Re Cecconi. Chi non è laziale troverà un racconto ricco di sfumature, che demolirà qualche luogo comune sul calcio.

O perlomeno alimenterà la nostalgia per un mondo del pallone che non c’è più. Fagocitato dall’odierno showbiz, coperto di milioni dalla televisione e dagli sponsor, con le sue primedonne irraggiungibili e la noia mortale dei verdetti del campo, sempre uguali e impossibili da sovvertire, che spingono ad aggrapparsi ad un’Atalanta qualsiasi, pur di respirare una boccata d’aria nuova. Aspettando un nuovo Maestrelli.

 

 

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Pancrazio Anfuso

About Pancrazio Anfuso

ha scritto un libro per Iacobelli editore (Centocelle - Storie e nomi dalla A alla Z), ha un blog, Postpank (postpank.wordpress.com), ama la moglie, i gatti, la Lazio, Amatrice e il rock
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