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martedì, Agosto 16, 2022

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare

Nel cuore della regione Umbria c’è una Repubblica indipendente ludica e utopica: Frigolandia. Una città immaginaria che però emette passaporti cartacei, un museo vivo  sede dell’archivio di decine di riviste che sono nella storia dell’editoria italiana;ma è anche un luogo che ancora produce volumi nuovi, organizza eventi e fa incontrare giovani fumettisti, studiosi e appassionati da tutta Italia.

Vincenzo Sparagna è il custode di questo patrimonio umano e artistico: giornalista e disegnatore napoletano, affermatosi tra le fila dello storico periodico satirico Il Male e successivamente fondatore della rivista Frigidaire e della Repubblica di Frigolandia. Purtroppo, il Comune di Giano nell’Umbria, sede della sua creatura, intende sgombrare Frigolandia, perciò è in atto una petizione per fermare questo scempio.

Ne parliamo con lui e vale la pena leggere le parole di un uomo come Vincenzo Sparagna capace ancora di attraversare gli angoli remoti della fantasia fra militanza politica, arte e letteratura.

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare 3

Salviamo Frigolandia

Sei nato in una delle più belle città italiane, Napoli. Hai girato il mondo e hai vissuto a Roma. Come mai se andato a vivere a Giano dell’Umbria, dove hai fondato “La Repubblica Marinara di Frigolandia”?

Guarda per puro caso, la nostra ultima sede romana era una villa di una signora che simpatizzava per noi, ma che poi ha dovuto vendere. Negli ultimi due anni precedenti l’Umbria, stavamo in un piccolo locale di Trastevere, ma tutta la nostra roba era accumulata in un magazzino di Boccea, in una situazione un po’ drammatica.

Inizialmente, la regione Umbria ci aveva promesso di comprare un castello e farne un museo, dopo un anno di attesa, per puro caso qualcuno ci ha segnalato proprietà immobiliare abbandonata da diversi anni. C’era un bando pubblico, a riguardo, che era andato deserto varie volte, così sono andato sul posto e nonostante fosse rovinato, mi è sembrato bellissimo. Situato alle pendici dei Monti Martani con un grande parco intorno, spazi rilevanti e un affitto ragionevole, perciò l’abbiamo preso.

Da allora abbiamo allestito questa repubblica immaginaria, ma anche concreta: abbiamo un museo, dove abbiamo risistemato tutto l’archivio, il magazzino, le riviste antiche e nuove e la biblioteca. Inoltre abbiamo gli spazi per ospitare i cittadini della Repubblica di Frigolandia.

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare 3

Mentre la Yale University acquista l’archivio di Frigidaire, il comune di Giano ordina lo sgombero…

Infatti siamo all’assurdità: il comune di Giano, piccolo comune di 3000 abitanti, ha ordinato lo sgombero di Frigolandia che non è neanche stata visitata dal sindaco, nonostante ci separino solo 400 metri. Infatti, la giunta ha deliberato questa ordinanza di sgombro senza neanche conoscere la nostra storia. Non gli interessa sapere che sono venute migliaia di persone da tutta Italia a far visita a questo bello, ma sconosciuto luogo che per certo non è una meta turistica privilegiata. Non gli interessa che l’università di Yale ne ha acquistato l’archivio. La loro indifferenza è cieca di fronte al valore turistico e culturale della nostra repubblica.

Queste amministrazioni comunali sono interessate ad ottenere solo fondi pubblici da dividere in appalti senza senso. Con lo spettro del Recovery fund non oso pensare ai piani segreti che stanno facendo gli imbroglioni di tutta Italia uniti.

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare 3

Come sta andando la petizione contro lo sfratto di Frigolandia?

Mancano una quarantina di firme e siamo quasi a 18.000. E’ una petizione rivolta al Ministero dei beni culturali. Un gruppo di intellettuali bravi e famosi quali Achille Bonito Oliva, Paolo Flores, Nicola Lagioia, Antonio Scurati, si sono appellati scrivendo una lettera aperta al Ministero affinché intervenga a salvare questa realtà. Però, il nostro Ministero dei beni culturali si comporta come quei funzionari del Castello di Kafka, quei funzionari come Klamm che non solo non parlano con nessuno e sono irraggiungibili, ma non li puoi neanche vedere.

Infatti, nel libro di Kafka, ad un certo punto c’è una scena in cui K., il protagonista, cercando di arrivare al castello, fa amicizia con una ragazza dell’osteria del paese che attraverso un piccolo buco nel muro gli fa vedere la stanza dove in quel momento c’è Klamm che non è un alto funzionario, ma un funzionario dei livelli più bassi, di cui K. riuscirà a vedere solo il tacco delle scarpe senza riuscire mai a parlarci. Il Ministero finora si comporta come un’entità aliena e mi dispiace perché mi sarebbe piaciuto se fosse venuto qualcuno a proteggerci.

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare 3

Per avere il passaporto di Frigolandia basta pagare 100 euro e si ha anche diritto ad un soggiorno gratuito di una settimana. A chi sono venute in mente tutte queste idee sulla micro nazione?

Sai, le invenzioni sono come i grani di un rosario, vengono una dietro l’altra, soprattutto se si aperti ad inventare. Naturalmente ne abbiamo discusso e ne abbiamo parlato, c’era chi mi faceva osservare che 7 giorni a 100 euro erano pochi e potevamo chiedere di più. Dopodiché, quando abbiamo pensato a questa storia del passaporto che poi è anche una specie di regalo sull’abbonamento di 7 giorni, l’ho misurata in base alla mia pensione sociale. Nonostante abbia lavorato grosso modo per 60 anni, non ho mai avuto una lira per versare i contributi.

Questa pensione sociale adesso è di 600 euro ma all’epoca era di 400 euro. Allora ho pensato: “Come può un pensionato sociale come me passare 7 giorni tranquilli”? Ecco 100 euro a misura del pensionato al minimo. Devo dire che tutto è molto misurato per i pensionati, anche se qui vengono soprattutto i ragazzi che, come si sa non hanno una lira. Siamo una repubblica di cittadini che vivono in tanti paesi diversi.

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare 3

Hai vissuto in un team creativo e hai conosciuto alcuni dei più grandi talenti dell’illustrazione e del fumetto degli anni ’70 e ’80: Andrea Pazienza, Tanino Liberatore, Stefano Tamburini, ecc.. Cosa ti manca di quel periodo, a parte le persone che non ci sono più?

Di quel periodo mi manca la disponibilità all’avventura e a gettare veramente anima e corpo in un ostacolo. In questi anni ho conosciuto un sacco di giovani bravissimi, Frigolandia è stata una primavera di arrivi, quindi tutti i collaboratori che abbiamo, sono più giovani della rivista che ha 40 anni e coloro che hanno superato i 40 anni si contano proprio sulle dita di due mani. Ci sono tantissimi giovani bravi, ma noi all’epoca avevamo più spirito di cogliere anche la più piccola opportunità di invenzione per buttarci in un’impresa e renderla reale, come è successo con il Male e ancora di più con Frigidaire per cui ci siamo buttati con la sicurezza che avremmo fatto qualcosa di grandioso.

Adesso trovo tanti ragazzi di talento che però sono più timidi da questo punto di vista, essendo un pò condizionati dall’idea che purtroppo negli anni è andata avanti, di dover avere una posizione e guadagnare. Ma non è il centro della vita. Inoltre, i social ti danno la sensazione di essere in connessione col mondo, quando magari sei in connessione con 42 amici, quindi, credi di avere pubblicato una cosa che resterà in eterno in rete, quando invece non la vede nessuno.

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare 3

Come nascevano i famosi numeri di “Frigidaire”?

I numeri di “Frigidaire” hanno un concetto generale che io riassumo come ‘antologia del presente’. C’era una filosofia di esplorazione del mondo, del ritrovare lo stupore, di vederlo fuori da qualsiasi schema ideologico o pregiudizio che ha determinato una grande apertura e libertà di invenzione. I numeri di “Frigidaire” erano una sorta di romanzo fatto da tanti romanzi, un pò come nei romanzi di Konrad o Dostoevskij, dove ad un certo punto appare un personaggio che racconta la sua vita, poi se ne incontra un altro che racconta la sua e via di seguito. Un’opera collettiva di cui io ho fatto la regia.

Naturalmente sono stato accompagnato negli anni da persone di grande valore: prima da Tamburini, Pazienza, Scozzari, dei geni straordinari, in seguito da Ugo De Lucchi, Mario Pischedda, e adesso da Maila Navarra che fa tutta la grafica e da tanti altri ragazzi molto bravi.

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare 3

Hai fondato tanti giornali come Frizzer, Vomito, Tempi Supplementari, e delle riviste di satira politica innovative quali Frigidaire e Nuovo Male. Eri e sei una macina di idee, se solo si pensa al movimento artistico “Maivismo”, che riassume l’estetica frigideriana. Come sono nate queste visioni?

Guarda, a volte è una combinazione di quello che può essere una spinta all’invenzione mia e degli altri. Per esempio, dentro Frigidaire avevo già quella grandezza di disegni di Tamburini, Pazienza e Scozzari, non sapevo dove mettere i miei. Poi creammo Frizzer, in un momento particolare della nostra vita in cui sia io sia Andrea eravamo disperati perché eravamo stati lasciati dalle nostre fidanzate. Ragionammo su come proporre una nuova rivista, più brillante e allegra, accanto a “Frigidaire”. Lo slogan era: “Tutto ciò che il buon senso sconsiglia, in una rivista formato famiglia”.

Io volevo che la dirigesse Andrea il quale, però, decise che dovevo farlo io. Mi ricordo che una notte stavamo disegnando, io da una parte e lui dall’altra del tavolo; io avevo fatto una figurazione strana delle mie, e lui disse: ”E’ bellissima, la dobbiamo pubblicare! Tu fai dell’arte, quest’arte non viene vista, è arte mai vista!” Ci abbiamo ragionato su ed è nato il manifesto dell’arte maivista. Perché, per un verso, non veniva proprio vista come arte ed era considerata una sorta di produzione minore.

Qualsiasi opera d’arte rimane maivista pur essendo vista, l’arte che non è arte è come se fosse già vista dalla nascita. Possiamo apprezzare per la centesima volta un disegno di Leonardo che pure abbiamo visto tante altre volte e sempre ci scopriremo stupore e un’aura di mistero, mentre invece quell’arte che non è arte è come se fosse già vista dalla nascita.

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare 3

Tu eri anche amico di Mario Schifano?

Mario Schifano ha collaborato con noi sin dal primo numero. Lo andavamo a trovare prima ancora che uscisse il primo numero, a casa sua vicino Piazza Navona, casa sporchissima con luci buie. Stavamo lì e facevamo lunghe chiacchierate; ci dette tantissime Polaroid, perché lui amava scattarne. Una parte le ho conservate e altre le ho pubblicate su “Frigidaire”, come per altre opere che ci ha dato. Era un artista fantastico, meraviglioso, aperto a ogni esperimento e sollecitazione. E’ difficile catalogarlo perché aveva questa variabilità, questa sua gioia, entusiasmo all’invenzione, all’accostamento dei colori, all’esperimento. Era uno dei nostri!

E con Achille Bonito Oliva?

Siamo molto amici. L’ho conosciuto che ero adolescente e lavoravo come commesso nella libreria “Guida” a Napoli, dove lavoravo come un matto per 12 ore al giorno per 2000 lire al mese.  Mi appassionava la sua nettezza dell’esporre, all’epoca voleva fare poesia, poi si è dedicato alla critica e ha inventato i movimenti.

Lui dice che la nostra è un’amicizia di tipo etnico essendo entrambi di Napoli.

Nel corso degli anni abbiamo fatto alcune performance in cui lui era nudo. Nell’ultima, nel 2011, aveva 73 anni, steso sul divano perfettamente nudo in stile Paolina Borghese. Ogni volta abbiamo trovato il modo di raccontarlo in modo diverso. Le persone, anche gli intellettuali, hanno una formazione culturale ma mancano dell’apertura mentale che permette di cogliere anche le cose che non ti riguardano direttamente, lui invece ha il “quid”.

Frigolandia, il tesoro di Frigidaire da salvare 3

Hai avuto sempre un grande spirito imprenditoriale. Come sei diventato editore?

Sono diventato editore per necessità, per fare una cosa totalmente indipendente. In realtà la nostra indipendenza, la nostra assoluta libertà di dire e fare, dipende dal fatto che non dipendiamo da altri che noi stessi. In questo caso si potrebbe dire che io rappresento una sorta di delegato degli inventori liberi.

Ho parlato di recente con il mio caro amico Paolo Flores D’Arcais, direttore di MicroMega, il quale mi raccontava che l’editore l’ha chiuso: MicroMega era editata dalla banda Fiat, quindi ora deve trovare un altro editore. Ecco, noi questo problema non ce l’abbiamo… A noi magari ci chiudono i debiti ma non qualcun altro.

Abbiamo questa totale libertà che è legata al fatto che dobbiamo fare i conti con il lato imprenditoriale dell’editoria, non per avere profitti, perché non ne abbiamo mai avuti, ma per arrivare al pareggio che per noi è un risultato ottimale, significa avere prodotto…Dice: “ma non hai guadagnato niente? “ Ma che me frega!

Il coraggio non ti è mancato neanche come attivista politico. Cosa ricordi del periodo in cui viaggiavi per rivoluzioni nel Sud America con la tua compagna, tua figlia e tuo suocero e come facevi a mantenerti ?

Guarda, quel viaggio in Cile in particolare fu combinato con un gruppo, su invito del sindacato degli insegnanti cileni. In quel caso io avevo 10 dollari in tasca, ma in Cile c’era un’inflazione talmente spaventosa che un dollaro equivaleva al salario di un mese di un operaio, perciò non siamo stati neanche troppo male, anche se la situazione era tremenda.

Avevamo un progetto di costruire una comune libertaria nel sud del Cile, nella zona dove si sono rifugiate le ultime tribù degli indiani araucanos, un luogo bellissimo, ma in gran parte disabitato. Purtroppo la crisi dello stato cileno e del governo di Allende fece si che ci trovassimo in piena bagarre reazionaria e alla fine siamo dovuti scappare attraverso le Ande, prima che ci pigliassero gli uomini di Pinochet. Però, anche lì ce l’abbiamo fatta! Mi ricordo queste Ande innevate con la bambina piccola di 6 mesi che quando siamo andati via ne aveva 8.

Hai ideato un sacco di beffe che oggi chiamerebbero fake news. Il falso Tribuna Ludu polacco in cui si annunciava lo scioglimento del partito comunista polacco, la falsa Pravda che dichiarava la fine dell’Unione Sovietica, la falsa stella rossa, distribuita ai soldati sovietici in Afghanistan, o la a spallata del muro di Berlino…Hai mai avuto problemi giudiziari?

Ho avuto circa 300 processi (ride…), dei quali 185-200 anche penali, da cui sono sempre finito assolto, salvo la volta in cui sono stato prescritto. Poi ho avuto tantissimi processi civili, sul piano giudiziario è stato un bombardamento di denunce.

Rispetto alle fake news c’è una differenza: noi usavamo il falso per dire delle cose vere, cioè non era il falso per il falso che oggi va per la maggiore. Quando ci sono queste campagne di falsificazione di odio, non hanno niente a che dividere con i nostri falsi che erano un modo per dire la verità. Come dire che Ciancimino il sindaco di Palermo era della mafia? Lo dicevi in un falso giornale, in cui dicevi che si pentiva e faceva i nomi e cognomi dei mandanti ed esecutori dei delitti. Quello era un falso. Però un falso per dire la verità.

Come quando annunciavamo la crisi dell’Unione Sovietica con lo scioglimento dell’Unione Sovietica con 10 anni di anticipo, in realtà stavamo raccontando della crisi di quel sistema profondo e non era una semplice falsa notizia, aveva lo scopo d’illuminare una crisi che attraversava tutto l’universo dell’unione sovietica.

Perchè non te ne sei mai andato?

Sono affezionato a questo disgraziatissimo paese, ma non escludo di andare a vivere ad un certo punto della mia vita, non so quando…magari dopo che è passata vado da un’altra parte. Detto questo, sto bene anche qua.

 

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Daniela Giombini
Daniela Giombini
Ha collaborato per anni con ROCKERILLA e ha prodotto la fanzine musicale Tribal Cabaret. Ha inoltre un passato da promoter musicale nella Subway Productions di cui è fondatrice e con la quale ha promosso le tournée di artisti di fama internazionale come Nirvana, Lemonheads, Hole,Mudhoney ecc.

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