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martedì 27 Luglio 2021
BiblosLa fragilità degli onesti ritrova le parole

La fragilità degli onesti ritrova le parole

L’esordio narrativo di Francesco Lisbona, La fragilità degli onesti, cerca e trova le parole per affrontare la complessità del rendersi onesti, nudi davanti a se stessi e poi a tutti gli altri.

La fragilità degli onesti

Onestà è una parola abusata negli ultimi anni, specialmente per l’uso disinvolto che se ne fa nella perenne battaglia  politica tra i guelfi e i ghibellini di turno, per i quali il problema è sempre l’altro; non c’è mai un responsabile ma un colpevole che alberga altrove, la responsabilità è estranea.

Ma la parola onestà possiede una ricca polisemia, cioè una diversa quantità di significati. La vulgata corrente indica l’economia e il mercato quali capisaldi sui quali poggia la nostra società, e questi hanno ridotto l’onestà a una categoria nella quale rientrano, quelli che non rubano, non compiono illeciti, non si macchiano della corruzione.

Cioè come si trattasse di una linea retta ma l’orizzonte dell’onestà ha un suo orizzonte di fondo, che come tale andrebbe visto allargandolo in tutte le direzioni, arrivando alle parti parte integranti dei nostri caratteri, nelle intenzioni e nelle disposizioni dei nostri comportamenti, nella nostra stessa fisionomia.

E se invece guardiano all’onestà nella concezione primitiva della linea retta, in una società  che punta il dito costantemente contro la disonestà ma contemporaneamente la considera quasi naturalmente connotata al successo, perché una persona dovrebbe essere onesta? Non è da ingenui e deboli? Le persone, a parte la retorica, hanno davvero stima di una persona onesta?

Questa tensione sotterranea, ideale, come fiume carsico compare e scompare attraversando l’esordio narrativo di  Francesco Lisbona, giovanissimo aversano e fiorentino, nato in Campania e naturalizzato toscano, che nel suo La fragilità degli onesti sviscera e racconta la complessità del rendersi onesti, nudi davanti a se stessi e poi a tutti gli altri. La Fragilità degli onesti ha bisogni di parole per essere raccontata ed è quello che fa Lisbona.

La fragilità degli onesti ritrova le parole

Francesco Lisbona

Francesco Lisbona si era già fatto conoscere come poeta dimostrando di poter collezionare in breve tempo una serie di importanti traguardi, anche internazionali. Ha vinto numerosi premi (tra i tanti, quello per la XX edizione del concorso internazionale di poesia Tra le parole e l’infinito, indetto dall’Award Cultural Festival International, e la
menzione speciale al concorso poetico nazionale Aldo Forchia).

Inoltre si è guadagnato un’importante collaborazione con la prestigiosa rivista internazionale (sede a New York) di poesia edita da Olschki, Gradiva, catalogandosi come uno dei poeti più giovani che la stessa abbia mai scelto di pubblicare, e il “Simposio italiano” dell’Associazione Notre Italie.
Rappresenterà inoltre l’Italia a Cracovia, durante la prossima giornata nazionale della poesia. I suoi testi sono già stati acquistati dalla biblioteca polacca.

In Italia ha anche ricevuto una menzione speciale “Premio alla scrittura” nel concorso letterario indetto dalla Fondazione Pesciolino Rosso di Gianpietro Ghidini (associazione molto attiva sul territorio e nei media nazionale).
Si presenta quindi al mondo della narrativa italiana con un romanzo edito dalla Società Editrice Fiorentina e introdotto dalla prefazione di Luigi Fontanella, autorevole critico letterario e docente alla State University of New York.

Intervista su “La fragilità degli onesti” di Francesco Lisbona

 

L’intervista di Francesco Lisbona sulla sua opera, La fragilità degli onesti con Gianpietro Ghidini e Silva Gentilini. Storie di famiglie difficili e di violenze della Parigi bene del XXI secolo si alternano alle vite dei vari protagonisti di Sant’Acario, il collegio in cui il protagonista, Victor, si troverà a passare un anno della sua vita. A contornare la storia ci saranno due donne da lui amate, una da dimenticare e l’altra da capire, qualche ferita da guarire e tante nuove consapevolezze, perché, alla fine, non si scappa mai da ciò che non si è del tutto risolto.

Victor lo imparerà a sue spese, comprendendo che si può essere onesti solo accettando tutte le proprie fragilità, anche quelle che fanno più paura. Si delineerà, man mano che i contatti con i vari personaggi diventeranno più complessi, anche il suo passato, cioè quello di un ragazzo che si era innamorato, all’età di sedici anni, di una problematica parigina, Marilène, vittima di un padre violentissimo e di una madre indifferente, e che lascerà nel giovane protagonista un radicato senso di terrore nei confronti dei rapporti umani, tanto da temere persino la possibilità di tornare ad amare ancora.

 

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