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mercoledì 28 Luglio 2021
BiblosRock roba da maschi? Alessandra Izzo dice di no: She rocks

Rock roba da maschi? Alessandra Izzo dice di no: She rocks

Alessandra Izzo è una donna decisa, intraprendente, solare nei colori e nei modi. Oltre ad essere una bella donna, ti colpisce per la sua carica di entusiasmo e la sua capacità narrativa e di intrattenimento. Napoletana ma romana d’adozione, attrice e giornalista. L’abbiamo incontrata in occasione della sua ultima uscita, ‘She Rocks’.

Alessandra Izzo, com’ è nato il tuo amore per Frank Zappa, tanto da indurti a scrivere il tuo primo libro: “Frank e il resto del mondo”.

La mia passione per Zappa è nata nei lontanissimi anni ’70. Ho avuto la fortuna di avere una formazione musicale niente male, grazie a dei cari amici più grandi. Ero una ragazza che amava il Rock, amava la musica, come tante altre ragazze della mia generazione.

Un giorno mi sono imbattuta nel baffo più irriverente degli Stati Uniti D’America, il baffo più importante del Novecento moderno. Mi piaceva molto ciò che faceva, mi sono innamorata della sua musica, ho avuto una vera cotta fisica per lui, un innamoramento, tanto da aver deciso di volerlo incontrare.

Nel Luglio del 1982 suonarono a Napoli al San Paolo, prima Frank Zappa e poi gli Stones. Grazie a delle buone amicizie che orbitavano nell’ambiente, sono riuscita ad incontrarlo. Poi l’ho rivisto negli anni ’80 tante volte. Siamo diventati amici, ho visto parecchi suoi concerti, mi sono molto divertita a vederlo all’opera, tutte le volte era una cosa nuova. La nostra è stata una bella amicizia che abbiamo cercato di tenere viva.

Rock roba da maschi Alessandra Izzo dice di no She rocks

Perché pensi che le giornaliste musicali donne abbiano meno visibilità degli uomini? Per questo motivo ti è venuta in mente l’idea di “She Rocks”?

E’ un dato di fatto. Innanzitutto, volevo far parlare le donne, il mondo dello show business è in prevalenza maschile, in particolare quello della musica. Ho riscontrato che anche per le mie colleghe è così. Volevo dar voce a queste donne che, molto più di me, hanno fatto di questa passione un lavoro importante. Io mi ritengo più una ‘narratrice’, ma alcune di loro sono delle grandi giornaliste musicali, chapeau a queste donne.

Essere una ‘bellissima’ donna, ti ha aiutata ad aprirti le strade o pensi ti abbia penalizzato?

La bellezza è una condanna ma è anche un valore aggiunto, qualche volta mi ha penalizzato l’avere a che fare con delle donne molto competitive. Con gli uomini è stato più semplice, gli uomini fra di loro hanno più complicità, specialmente sul lavoro.

Hai conosciuto un sacco di rockstars. A parte Zappa, qual è stata quella che ti è piaciuta di più? E quale meno?

Mi piacque tantissimo come persona Huey Lewis. Veramente simpatico e bello, un ‘sole’! Glenn Frey fu molto carino e divertente, ricordo che ci facemmo una canna insieme.

Invece non era simpatico per niente Scott Thunes, il bassista dell’ultima band di Zappa, ma sai i musicisti spesso sono delle persone semplici. Sono più ‘basic’ rispetto agli attori e registi che sono più complessi.

Conservo un ottimo ricordo di Shel Shapiro e Brian Eno, al primo impatto erano molto riservati, molto inglesi, mentre conoscendoli meglio, erano delle persone meravigliose, molto profonde.

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Alessandra Izzo: il concerto più bello della tua vita?

Ne ho visti davvero tanti. Oltre quelli del maestro Frank Zappa che mi sono piaciuti tutti dal primo all’ultimo, senz’altro Bruce Springsteen e poi Willy De Ville, quest’ultimo era un grandissimo artista, sottovalutato al massimo.

Quello che purtroppo rimpiango di non aver potuto vedere per via dell’età e perché poi si sono sciolti, sono i Led Zeppelin, avrei fatto follie per loro perché li adoro!

Quello che ti è piaciuto di meno?

Da Paul Weller forse mi aspettavo qualcosa di più, forse perché mi piace tanto, invece l’ho trovato un pò freddino. Anche Dylan lo è ma è comunque un ‘grande’. Un altro che dal vivo era un po’ freddo ma non potevi non amarlo era Lou Reed.

In occasione del lancio dei suoi libri, hai conosciuto la leggendaria groupie Pamela Des Barres

Per “I am with the band” di Pamela Des Barres, ho fatto tutta la comunicazione per Alberto Castelvecchi. E’ il libro della ‘ragazza Pamela’, delle sue malefatte, quello che l’ha resa famosa. Siamo diventate amiche e lei ha voluto che facessi la prefazione in italiano di “Let’s spend the night together”, il suo secondo libro.

Ci accomunava l’amicizia per Frank Zappa e sua figlia Moon, di cui Pamela è stata la nanny. Ovviamente io non ero di certo amica di Moon quando frequentavo il padre, lo sono diventata dopo. In qualche modo rappresento Pamela, quando fa delle cose in Italia.

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Pamela Des Barres con Alice Cooper

Cosa pensi delle groupies?

Mi sono molto simpatiche, soprattutto quelle di un tempo. A modo loro sono state tra le prime femministe, erano delle ragazze molto libere. Oggi forse apparentemente sono delle figure un po’ datate, ma poi, dietro un backstage, troverai sempre una groupie e poi ci sono pure i groupie uomo. Dove c’è una band c’è una groupie, alcune sono diventate delle muse, molte sono mie amiche.

Sei stata una frequentatrice di night clubs. Il tuo secondo libro “Italian Nightclubbings”, scritto con Tiziano Tarli, parla proprio di questo. Quali erano i tuoi locali preferiti?

Ho frequentato molti clubs in Italia: a Napoli andavo al “City Hall” dove andava tutto il mondo dell’arte, a Roma, invece, frequentavo l’ ”Olimpo” che era un locale modaiolo, il “Veleno”, dove ho conosciuto gli “America”, il “Uonna club” più punk, il “Notorius” e il “Black Out”, dove mio marito insieme ad un suo amico era il direttore artistico dei ‘venerdì’, ma all’epoca non ci conoscevamo.

Hai abitato all’estero, a Los Angeles e New York, poi a Londra, cosa facevi?

Facevo l’attrice di cinema, televisione e teatro. C’è stato un periodo in cui volevo vivere solo in California, anche perché a me piace un certo tipo di clima, sono una donna del sud. Ma poi ho conosciuto l’amore, mio marito e sono felice di vivere qui in Italia. L’America oggi non è più così ‘charming’, qui la qualità della vita è più alta, il valore della vita è ancora importante, lì un pò meno.

 

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Cosa ti piace fare più di ogni altra cosa ?

Nasco come attrice, poi nel ’94, tornata da Los Angeles, ho deciso di cambiare mestiere e ho cominciato a fare l’Ufficio Stampa e sono diventata giornalista musicale cosa che mi è piaciuta tantissimo. Poi è arrivata la crisi mondiale e non c’erano più tante possibilità di farlo, sono cambiate tante cose, non c’era più lavoro perché c’erano tanti giovani ed i più ‘grandi’ hanno passato qualche momento buio.

Cosa ricordi del tuo periodo da attrice?

Proprio in questi giorni è morto Gigi Proietti col quale ho lavorato in uno spettacolo di 7 puntate nel 1988 per la televisione, si chiamava :“Di che vizio sei?”. Lui è una persona che mi ha lasciato tanto. Era un grandissimo essere umano, una bellissima persona, mi è dispiaciuto molto.

Ora reciti in teatro, penso a “Cuori Selvaggi”, stai preparando altro?

Mi piace molto il teatro al femminile, “Cuori Selvaggi” parlava di questo, della violenza sulle donne ed è andato molto bene, tutto sold out.

Dovevamo debuttare a fine Novembre con un altro spettacolo sulla falsa riga del mio libro su Frank, un omaggio a Frank dal punto di vista di un copione teatrale ma non si può fare, tutto bloccato per via del Covid. Che dobbiamo fare? Vado avanti con altri progetti.

 

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Daniela Giombini
Ha collaborato per anni con ROCKERILLA e ha prodotto la fanzine musicale Tribal Cabaret. Ha inoltre un passato da promoter musicale nella Subway Productions di cui è fondatrice e con la quale ha promosso le tournée di artisti di fama internazionale come Nirvana, Lemonheads, Hole,Mudhoney ecc.

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