Repubblica e le audaci indagini dei soliti noti: “Ha stato Putin!”

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L’iperuranico direttore atlantico-israeliano dell’ammiraglia mediatica del Pd, alias Maurizio Molinari, riprende il comico mantra dell’hashtag ‘Ha stato Putin’: se scivolate su una buccia di banana, state certi che è stato l’autocrate russo a piazzarla per strada.

Le audaci indagini dei soliti noti: “Ha stato Putin!”

Fausto Anderlini*

Nel momento in cui nel cielo della democrazia ‘benedetta da Dio’ si rannuvolano cirri di guerra civile e sintomi evidenti di sfaldamento sistemico, l’iperuranico direttore atlantico-israeliano dell’ammiraglia del Pd, alias Maurizio Molinari, riprende il comico mantra dell’hashtag ‘Ha stato Putin.

La vera minaccia incombente sulle democrazie occidentali essendo costituita dalla guerra ibrida infiltrata dalla Russia.

Sempre stando al dettagliato resoconto del serissimo direttore: “incendi dolosi di depositi di armi destinate a Kiev, telecamere nascoste per spiare i soldati in addestramento, e persino atti di vandalismo e graffiti contro la guerra….”.

La tresca più clamorosa di questa dispiegata guerriglia sarebbe emersa in Polonia dove un agente russo avrebbe assoldato un ucraino al prezzo di sette euro per imbrattare i muri con scritte contro la guerra.

Per poi insistere a far compiere al solito ucraino azioni sempre più ardite: installazioni di telecamere e sabotaggi aziendali. Il più grande network spionistico scoperto in Polonia. L’Armageddon. E chissà quanti sono i graffitari in sonno in giro per l’Italia in attesa di inastare le bombolette e riscuotere i sette euro degli agenti di Putin.

Ma non basta. Non c’è solo Biden che confonde Zelensky con Putin e la Kamala con Trump, due giorni fa, sempre su Repubblica, il giovane Giannini proprio sentenziando sul caso scambia l’Elefantino con l’Asinello (simboli dei due partiti americani), sicché fu l’elefantino cioè i repubblicani a sconsigliare Johnson di ricandidarsi. E di converso fu l’asinello cioè i democratici a far ritirare Nixon. È una vera malattia da stato confusionario democratico.

Dunque, riepilogando, c’è Giannini che scambia l’Elefantino e l’Asinello, sciatta disattenzione, e Molinari che affonda la sciabola sul salario minimo della guerra ibrida. Un esercizio di acume degno di un esorcista con le rotelle fuori posto. Un gran giornale. Non c’è che dire.

* Grazie a Fausto Anderlini*

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