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martedì 27 Luglio 2021
AgoràProduci, consuma, crepa: la bolla o una questione di qualità.

Produci, consuma, crepa: la bolla o una questione di qualità.

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Aveva ragione Giovanni Lindo Ferretti: È una questione di qualità o una formalità, non ricordo più bene? E in questo dubbio stiamo vivendo prigionieri di una bolla senza rendercene conta: produci, consuma, crepa. E il virus non c’entra nulla.

Produci, consuma, crepa: fedeli alla linea?

È stato emesso dall’Istat il documento relativo a Settembre 2020 sui dati dell‘occupazione. Quello che colpisce a prima vista, oltre la moria degli indipendenti (che potremmo chiamare semplicemente le partite Iva) e che era abbastanza prevedibile, vista la pandemia, è la sostanziale cancellazione dei redditi dei venditori.

Lo stop dei consumi ha falcidiato i rappresentanti, i produttori di beni non primari, i servizi al pubblico. Molti degli atipici, si sono ritrovati con 600 euro in un trimestre.

Aspettiamo con curiosità di sapere quando i Ristori del trimestre Marzo_Maggio arriveranno anche a Roma, cassa integrazione, bonus affitti, etc, se una piccola ripresa sarà possibile o se troveranno un cimitero di microaziende.

Mentre coloriamo la nazione in base ai contagi, le persone che lavorano al momento sono il 58% (compresi i cassa integrati).  Sono circa un milione gli aventi diritto al reddito di cittadinanza e 100 mila quelli con assegno di disoccupazione. Se togliamo queste cifre resta l’impressionante tasso degli inattivi: 35,5 %, soprattutto tra gli under 35.

Gli inattivi sono quelli che in una canzone dei CCCP venivano descritti cosi: Non studio, non lavoro, non guardo la Tv, io sto bene, io sto male, io non so cosa fare. Dunque, Ferretti docet.

Il 35,5 per cento dei giovani non ha nessuna idea di cosa fare.

affinità e divergenze

Prigionieri nella bolla

Il Prigioniero è una  serie televisiva britannica del 1967 di genere fantascientifico o fantapolitico ideata e prodotta da Patrick Mc Goohan.

Il protagonista è un agente segreto che si è congedato dal servizio, di cui non conosciamo il nome ma solo il numero: “Sei”.  E’ confinato in uno strano villaggio vacanze, inseguito da inquietanti occhi elettronici (telecamere) e delle ancora più inquietanti palle bianche gigantesche, i Rover.

Nelle 17 puntate della serie cercherà di scoprire chi è numero “Uno”, la mente di questo strano carcere. Scoprirà di essere lui stesso il suo aguzzino.

Produci, consuma, crepa la bolla o una questione di qualità. (3)
Patrick Mc Goohan. ll prigioniero

Noi tutti viviamo come il numero 6, prigionieri di una bolla, da anni. Non abbiamo scelto questa cosa, è solo successa. Non capiamo ne sappiamo il come e il quando quando, ma viviamo in un’ isola virtuale felice, in un villaggio globale che tanto globale non è. Ci conforta leggere notizie che ci rassicurano con amici che mettono like alle nostre storie, che sono contraffatte e vuote come vuote sono le notizie che leggiamo.

Io stesso sono controllato dalle telecamere di sorveglianza, dalla geo localizzazione, dall’utilizzo di network, dall’utilizzo della carta magnetica, dal potere e dal marketing da neuroscienze.

A differenza del “prigioniero” io non cerco di scappare e non vengo inseguito dalla Bolla (il Rover), ci vivo dentro. Alla fine ci sto anche comodo. Come ci sono finito ? Non lo so sinceramente.

Inizialmente mi sono lasciato cullare dal gratis di internet, dalle schede magnetiche dei supermercati, dai cookie gratis di pornhub, dagli sconti di amazon prime, e dalla possibilità di avere il cinema sulla smartTv;  il teatro non mi piace, la lirica non mi piace, ma posso ordinare il cibo a casa direttamente col cellulare.

Io non ho responsabilità

È bello non pensare: che fatica occuparmi di confrontare di cercare di rendermi unico diverso. Ho smesso di farmi prendere in giro per le idee stravaganti quali la libertà di espressione e di pensiero critico. Di dire persino devi studiare a mio figlio, convincerlo che serve a qualcosa; anzi gli dico vai in palestra.

Pensieri critici svaniti, basta preoccupazioni. Basta autocritica. Con il conformismo vivo meglio. Mi appiattisco, non alzo la testa e mi deresponsabilizzo. Non sono io l’artefice del mio destino, sono gli altri i responsabili. Non scelgo, è così facile, Dico semplicemente: Loro sono i colpevoli.

Le notizie le leggo su facebook, guardo le tette su Instagram. Seguo i talk show alla tv. Non vado in vacanza. E se per qualche motivo ci vado è solo per fare le foto e mandarle agli amici su Instagram per farli rosicare. So tutto delle elezioni in Usa, lo dice la Tv e potrei laurearmi in medicina e virologia, tanto ho discusso su Facebook.

Ogni tanto mi trasformo in una carogna ma mi sfogo insultando qualcuno sui social, semplicemente perché non ho capito cosa dice. Ecco, vivo come il prigioniero di un bolla che ho costruito da me. E ci vivono anche le nuove generazioni. Dopo anni di offese a chi contestava l’appiattimento dei contenuti, chi guardava film impegnati, chi leggeva un giornale qualsiasi, siamo al punto che non c’è critica costruttiva, non c’è futuro: W i Sex Pistols! No future for you!.

Produci, consuma, crepa la bolla o una questione di qualità.

Io ho responsabilità

Ogni volta che in casa vostra compare la Barbara D’urso un idea muore, ogni volta che non vi incazzate perché un burocrate vi bullizza un artigiano muore. Ogni volta che non partecipate, che dite “cazzo me frega” una parte della società si sgretola.
Quando aprite che un sito e vi chiedono l’autorizzazione ai cookie, vi inseriscono in elenchi di profilazione per vendervi qualunque cosa. Siete i prigionieri della Bolla.

Ogni volta che comprate un offerta al ribasso al supermercato aumentate la schiavitù dei braccianti e ingrassate le Mafie; tutte le volte che accettate come inevitabile una raccomandazione, una bustarella, ogni volta che vi arrendete costruite da soli la vostra galera.

Ogni volta che il lavoro di altri è gratis, sappiate che domani anche il vostro lo sarà. Quando pretendi un film gratis e pensi che te lo paghi la pubblicità, quel video lo stai pagando tu, con il prossimo video ancora meno pagato.

Se in Albania produrre un oggetto costa meno, il tuo vicino verrà licenziato, ma ricorda che prima o poi toccherà anche a te. Se evitate di produrre cose di qualità (secondo la definizione di Pirsig) e di valorizzarle,
queste semplicemente scompariranno.

Scompariranno i campi di grano, la frutta, le api soppiantate da zanzare tigre. Pian piano sarà il turno della poesia, la letteratura, la musica. Gli haiku saranno i claim delle pubblicità.

Scompare la capacità di produrre cose belle, sparisce il gusto. Le poche volte che sono andato al cinema (e non a vedere un film Disney) se eravamo in 10 in sala era già un discreto numero. Così per la musica: gli album sono stati soppiantati dallo streaming (che non paga nulla a chi produce i brani).  E poi non ricordo file per andare a teatri.

Quanti dischi soprattutto di giovani italiani avete in casa ? Quanti concerti vedete in un anno? Quanto artigianato avete in casa? Quanti invece sono mobili di Ikea?  Verificate se ciò che comprate è Giusto-Buono-Pulito? Avete letto qualche libro, comprato un giornale ultimamente?  Se almeno la metà delle risposte è NO  allora vivete anche voi nella Bolla.
Non resta che accendere la Tv e aspettare il prossimo Glovo a casa per cena.

Aveva ragione Giovanni Lindo Ferretti

È una questione di qualità, è una questione di qualità, è una questione di qualità
O una formalità non ricordo più bene, una formalità
È una questione di qualità, è una questione di qualità, è una questione di qualità
O una formalità non ricordo più bene, una formalità
Come decidere di tagliarsi i capelli
Di eliminare il caffè o le sigarette
Di farla finita con qualcuno o qualcosa
Una formalità, una formalità, una formalità
O una questione di qualità?

 

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Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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