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venerdì 3 Settembre 2021
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L’Onu ha depenalizzato la cannabis, perché è ancora illegale?

Con la votazione del 2 dicembre l’Onu ha depenalizzato la cannabis. Ma perché la marijuana è illegale? Quando è stata definita droga?

L’Onu ha depenalizzato la cannabis

Il 2 dicembre la Commissione Stupefacenti Onu ha votato per la depenalizzazione della cannabis, spinta dall’Oms e appoggiata da 27 paesi su 53, tra cui l’Italia. In Europa hanno votato contro solo Ungheria e Repubblica Ceca.

La cannabis infatti risultava tra le sostanze pericolose, in Tabella IV insieme a cocaina ed eroina, dal 1961. Secondo l’Oms la letteratura scientifica ha dimostrato chiaramente gli effetti benefici per l’uso medicinale, ma molti già sostengono che questo voto apra la strada alla legalizzazione, anche ad uso ricreativo. Benedetto Delle Vedova sostiene che adesso la legalizzazione non sia più una questione di “se” ma di “quando”.

La marijuana è già legale, a scopo ricreativo, in molti stati: Olanda, Spagna, Canada, Nevada, California, Oregon, Alaska, Colorado, Columbia, Washington, Uruguay. In Portogallo è legale il possesso ma vietata la compravendita, in Paraguay è illegale ma depenalizzata, in Australia da gennaio è possibile coltivarla, e il Lussemburgo e la Croazia stanno lavorando per allinearsi a queste politiche.

L’Uruguay fu uno dei primi paesi a legalizzarla nel 2013 tentando di combattere la criminalità organizzata che detiene, come ovunque nel mondo, il monopolio sull’enorme giro di affari illecito dell’erba.

Dopo sette anni i dati indicano che nel paese guidato da Luis Lacalle Pou, il consumo personale non è aumentato a seguito della legalizzazione e che gli introiti dei narcotrafficanti si sono ridotti drasticamente, tanto che hanno cercato di sabotare le farmacie in cui si vende. Una piccola minoranza dei consumatori continua a rivolgersi ai narcos per via dei prezzi concorrenziali.

L’Olanda è un altro fulgido esempio della pratica liberale che può funzionare e funziona. Anche nel paese dei tulipani il consumo non è aumentato affatto eppure la cannabis ora porta nelle casse dello stato circa 400 milioni di euro, all’anno.

L’Italia stessa era uno dei primi produttori mondiali, a scopo industriale; la canapa è una pianta coriacea, in grado di crescere quasi ovunque, resistente alle malattie, alla siccità, ai raggi uv. Nel 1940 ben 90mila ettari erano dedicati a questa pianta dai mille usi: carta, tessuti, cosmetica, edilizia, cordame, combustibile. Abbandonata poi con l’arrivo di prodotti più economici e sintetici, come ad esempio il nylon, sacrificando la sostenibilità e l’ambiente. Ma anche a causa delle leggi antidroga.

L’Onu ha depenalizzato la cannabis, ma perché è così stigmatizzata?

Ma perché la marijuana è illegale? Quando è stata definita droga?

Prima del 1906 la cannabis era utilizzata per produrre tinture mediche, e per le città degli Stati Uniti spopolavano gli hashish bar, in stile orientale, dove era possibile farne uso a scopo ricreativo. Quell’anno però, con le “leggi dei veleni”, il Congresso americano attivò il Food and Drug Act che irrigidì le procedure e vietò l’esportazione verso paesi che l’avevano bandita.

Poi, nel 1930 gli Usa fondarono il National Bureau of Narcotics, al fine di dare un’ulteriore stretta in materia.

Un ruolo centrale lo ebbe però Harry Anslinger, il padre del proibizionismo della cannabis, messo a capo dell’ufficio a Washington, che demonizzò con efficacia la marijuana definendola pericolosa. Il suo ufficio rischiava infatti di rimanere senza lavoro dopo aver proibito l’alcol, serviva un nuovo “nemico” e la cannabis fece al caso suo. Come pretesto per bandirla Anslinger sfruttò un violento omicidio: quello di Victor Licata che uccise la famiglia a colpi d’ascia. Come causa scatenante del feroce atto fu indicata la cannabis, allora definita “erbaccia demoniaca”.

Eppure, non vi erano prove che Licata avesse fatto uso di marijuana, né vi sono prove oggi che quella “erbaccia” generi stati psicotici.

Così devoto alla causa, per giustificare la legge, Anslinger, chiese i pareri di 30 medici: 29 dei quali dichiararono che non c’era motivo di ritenere la cannabis una sostanza pericolosa.

 

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A quel punto gli Stati Uniti fecero a loro volta pesanti pressioni su altri paesi per ascriverla tra le droghe pericolose. Come il Messico, che in quegli anni alimentava grandi flussi migratori diretti verso il Texas o la Louisiana, portando influenze sociali e culturali, tra cui l’uso appunto della marijuana. Per condannare l’ondata messicana il governo americano denigrò fortemente l’uso di questa pianta, che ai cittadini appariva come un’acquisizione di poco valore, poiché non faceva parte del loro costume.

Nel resto del mondo la cannabis divenne illegale a partire dal 1925, in occasione della Convenzione Internazionale sull’Oppio, sebbene l’interesse maggiore fosse in realtà il controllo del fiorente mercato di papaveri, da cui si estrae proprio l’oppio.

Limitarne l’uso a fini unicamente medici e scientifici risultava difficile, dunque fu vietato il commercio della canapa.

Nel 1961 la Convenzione sull’Oppio fu sostituita dalla Convenzione Unica sugli Stupefacenti, emanando il primo trattato internazionale che vietava ufficialmente l’uso e il commercio di cannabis.

Dopo il proibizionismo l’alcol venne nuovamente legalizzato, ma posto sotto il monopolio statale, cosa che nessuno pensò di fare con la cannabis, per lo più coltivata dai contadini, che quindi finì sotto le avide grinfie della mafia, ben contenta di provvedere alle necessità sociali dove lo Stato preferiva non guardare. Non volendo quindi alzare il velo degli interessi economici che nasconde le mani intrecciate di Stato e mafia, perché si continua a considerare la marijuana una sostanza pericolosa?

Perché uccide? No, è impossibile morire a causa della marijuana. Per andare in overdose da marijuana bisognerebbe fumare 20mila canne in 15 minuti. Impresa impossibile.

A lungo andare e con un uso sconsiderato può provocare danni all’amigdala e all’ippocampo, incidendo su memoria e concentrazione. Tuttavia non ci sono evidenze scientifiche riguardo l’insorgere di malattie mortali correlate. Cosa che non si può dire per esempio per l’alcol, il cui abuso può degenerare nel coma etilico e può causare cirrosi epatica; insomma uccide.

L’Onu ha depenalizzato la cannabis, ma perché è così stigmatizzata?

Perché crea dipendenza? Lo fanno anche l’alcol, i videogiochi, chissà quante altre cose, le sigarette – e solo i veri fumatori sanno quanto sia dannatamente difficile dire di no a quella dose di nicotina. La nicotina è una sostanza psicoattiva, che agisce sugli equilibri strutturali e funzionali dei sistemi dopaminergici e serotoninergici, alterando quindi l’attività del nostro cervello a livello emotivo, però è legale, quindi non ci soffermiamo troppo a riflettere su cosa questo comporti.

Perché genera psicosi e quindi pericolo sociale? La letteratura scientifica non afferma nulla di simile.

Oggi finalmente sono ben noti i suoi effetti curativi, specialmente nel trattamento di malattie gravi, come il parkinson, l’epilessia, la sclerosi, ecc. Il voto dell’Onu segna il giro di boa.

La verità è che la cannabis provoca meno danni dell’alcol e delle sigarette.

Quindi, riassumendo: la cannabis potrebbe aiutare molte persone che soffrono, porterebbe molti soldi allo Stato, toglierebbe una bella fetta di mercato alle mafie, si potrebbero scoprire altri usi interessanti, risparmierebbe ai tribunali oberati molti processi risparmiando di conseguenza ai contribuenti molti soldi.

L’erba è illegale perché così fu deciso, basando questa decisione su dati scarsi o corrotti, ma ha invece tutto il potenziale per essere una risorsa e non un problema.

 

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L’Onu ha depenalizzato la cannabis. Storie dal proibizionismo


Alessandra Spallarossa
Laureata in Mediazione Linguistica alla Sapienza, per vivere lavora come consulente di comunicazione a Roma, per passione scrive, legge e insegna yoga. Ha pubblicato il romanzo "La luna crescente" (Emersioni, 2020)

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