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domenica 5 Settembre 2021
AgoràI nuovi schiavi: vite da riders

I nuovi schiavi: vite da riders

I riders in Italia, senza tutele e pagati pochi euro a consegna: sulla carta lavoratori autonomi, di fatto soggetti a turni e controlli: i nuovi schiavi dell’ e-commerce.

Riders, i nuovi schiavi

Corrono. Eccome se corrono. Anche più di 290 consegne in un giorno.  Parliamo dei riders.  Di quei ragazzi che scendono e salgono dai furgoni (gialli, rossi, bianchi, i più nefasti marroni) in giro per le città a recapitare pacchi targati Amazon.

Sì, Amazon. Il numero 1 dell’e-commerce.  Ma i player sono tantissimi: Yoox, Zalando, eBay, AbeBooks, Juwelo. Per non sottovalutare i nuovi arrivati del Food Delivery e del Supermarket Delivery.

Chi non ci ha mai comprato on line? A chi non è mai capitato di non avere voglia di uscire da casa e proprio per questo affidarsi a un click? A me sì e quindi non mi sento estranea alla necessità di interrogarmi sul perché uno agisca così. Perché uno è così tentato? Eppure, numeri alla mano…

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Il carico di lavoro dei driver, cambia. E lo fa di parecchio. Cambia il salario, il peso del lavoro, l’orario. Perché in mezzo  ci sono i corrieri.  Sei assunto da Dhl o Tnt? Da Ups o Brt? Da Sda o Gls? Beh, la vita non è difficilissima. Se invece il datore di lavoro si chiama Sailpost, Sum, Calenda, Delivery Mates, RPost o Adecco è tutta un’altra storia. Ed è con questi ultimi che lavorano la maggior parte degli autisti di Amazon Logistics-Milano.

Il 14 settembre scorso, la Filt Cgil ha proclamato il 1° sciopero dei driver che fanno muovere il colosso del commercio elettronico. A Milano  l’adesione è stata di oltre il 90%.
Nella più indolente Roma le cose sono andate solo lievemente diversamente: ci si è attestati su un più papalino 85%.

Siamo sempre sotto stress… perché ce lo portiamo addosso per 24 h! – dice uno spilungone con il piercing alle orecchie alla sede Amazon Logistics Monterotondo Scalo-. La media delle consegne non dovrebbe essere oltre 100-150.  Ieri, invece, mi hanno appioppato 293 pacchi. Alcuni pesano 25-30 kg a volte pure di più e se non c’è l’ascensore sono fritto: quante scale salgo!…quante?

Il contrattocollettivo della logistica – spiega Alessio Gallotta della Filt Cgil Milano-Lombardia – è stato rinnovato nel dicembre 2017. Ne abbiamo chiesto la piena applicazione.  Le nostre battaglie sono per il carico di lavoro, per il numero dei pacchi, per l’orario di servizio. Ma niente.  In concreto, il carico applicato è fuori ogni controllo; il numero dei pacchi assegnati è dissennato; l’orario di lavoro degli autisti arriva anche alle 12 h filate.  La goccia che ha fatto traboccare il vaso?  Amazon Logistics ha fissato la chiusura dei cancelli delle station dei corrieri per evitare il rientro dei furgoni prima dell’orario stabilito da loro.  In breve, tutti i ragazzi girano come trottole per oltre 9 h. E zero riconoscimenti!!!

Quanti pacchi consegni al giorno?– chiediamo a un driver che, in pieno traffico romano, risale sul furgone – .  A volte anche 200 – replica -. Una follia. Prima facevo l’autista. Una vita più tranquilla…ma non mi mettevano in regola…
Io corro come un matto dalla mattina alla sera – riattacca lo spilungone ai cancelli Amazon – e ai semafori devo cercare di beccare il giallo. Se prendo il rosso, perdo 3 minuti. Lo so: metto a rischio la mia vita, la mia sicurezza…e quella degli altri. Faccio 120-150 stop al giorno. E trovare un parcheggio è un terno al lotto. Per di più, quando prendo la multa, non pago di tasca mia soltanto 80 euro. Pago altri 45 euro: in tutto, 125 euro!”.

Anch’io colleziono qualche multa spiega un giovane in divisa brown Ups – ma è l’azienda che le paga. Quante consegne faccio?  50-60. No, non mi lamento. Ho anche il contastop. Oltre un certo numero, mi fermo. Faccio 44 h settimanali: quelle stabilite dal contratto di categoria”.

Il carico di lavoro è impossibile da immaginare – dice un altro driver col cappellino con la visiera da baseball. – Qualche anno fa, quando abbiamo iniziato, avevamo 50-70 stock ciascuno. Ma ultimamente il lavoro è cresciuto…e di tanto!…quando dico che Amazon è in forte crescita…intendo dire proprio ‘forte crescita’!  Alla sera, non ragioniamo più.

Il 98% dei driver sono uomini, con buona pace delle donne che, di fatto, sono letteralmente tagliate fuori da qualsiasi prospettiva lavorativa. Vivono col device in mano.

riders

Io vado alla scuola serale – dice un ragazzino col ciuffo ossigenato– ma mica connetto!…e il mio amico ha iniziato il corso per la patente-taxi: a lezione, mi ha detto, si sente stralunato. D’altra parte, un trantràn del genere si può sostenere soltanto per qualche tempo…mica a lungo!”

Amazon si avvale di diversi corrieri -dice una voce dell’ufficio stampa dell’azienda -: sono imprese specializzate. Gli autisti sono pagati con salari competitivi. Hanno pure benefits.

Sarà, ma io non capisco perché i runners che mi recapitano la mattina l’estrattore di succo avvolto nella scatola con le freccia che ride siano gli stessi che la sera mi portano la spesa alimentare.
Uno in particolare mi saluta con un bacino sulla guancia e abbraccia i miei cani, conoscendoli per nome.” A Pepper lo so che me voi bene”… “A Syd, te possino”… “Ammazza quanto so’ boni.”

La mattina viene vestito di giallo, la sera di blu.  Ha venticinque anni e due gemelli di 3 anni.
E la mancia e i sorrisi che gli do non bastano più neanche a me. Perché forse c’è qualcosa che non va come ingenuamente si crede: tutto questo andirivieni di furgoni e scooter brandizzati dove ci porta?

Da una parte tutti i prodotti del globo sono serviti a casa ad un prezzo sempre più economico, quindi, teoricamente, un vantaggio per tutti.

Dall’altra, queste imprese come Amazon … sono formate da pochi ingegneri ben pagati, da milioni di robot “senza stipendio” e migliaia di precari disposti a tutto per arrivare a guadagnare una miseria.
Ma tranquillo Spilungone, perché la stessa Amazon ci ha promesso che i mezzi automatizzati e i droni  sostituiranno completamente i driver!

E’ del 7 febbraio la notizia che la statunitense National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha autorizzato la startup americana Nuro, con sede a Mountain View (California) a mettere in circolazione le sue prime 5000 unità mobili elettriche comandate in remoto da un reparto operativo che può tranquillamente trovarsi a migliaia chilometri di distanza. Le hanno chiamate R2, meno evocative di C1P8 ma sempre dal sapore robotico e fantascientifico.

Scatolette su ruota senza sedili, volante o pedali che porteranno sotto casa pizze fragranti di Domino’s Pizza in pochi minuti e che si apriranno solo grazie alla app scaricata sul device del cliente. Forse queste cose andranno benissimo nelle strade di Huston (città pilota del progetto) ma le vedo male a zigzagare tra le buche e i sampietrini di Roma.

Eppure ai giganti dell’e-commerce forse sfugge un particolare: se non ci saranno i magazzinieri e neanche i driver, chi potrà più comprare on line? Lo Spilungone non credo proprio.

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Simona Seveso
Biologa e dal 1995 consulente scientifica, autrice e creative producer di documentari e programmi televisivi per National Geographic Channel, Fox, Rai e La7 ->

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