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domenica 6 Giugno 2021
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Il prezzo della vita nel medioevo contemporaneo

Il prezzo della vita umana è in discesa libera già da molti decenni e la pandemia, con le sue conseguenze di disoccupazione, impoverimento, sfratti, ha solo approfondito le diseguaglianze sociali, razziali e di genere come non era mai avvenuto dal dopoguerra a oggi, portandole al loro punto più alto.

Di Gianluca Cicinelli per La Bottega del Barbieri.

Il prezzo della vita

Dopo la morte di Luana, la ragazza inghiottita a Pistoia dall’orditoio, privo di sistemi di sicurezza, mentre lavorava i tessuti, i giornalisti si sono accorti che in Italia muoiono almeno due persone al giorno di lavoro.

Di lavoro formalmente contrattualizzato ma comunque precario, di precariato secco, di lavoro nero, di lavoro per cui devi ormai ringraziare chi te lo dà e quindi accettare salari con cui non riesci nemmeno a fare fronte alle spese della vita.

Molti hanno contestato il fatto che la foto utilizzata dai giornali per parlare di Luana mostrasse una ragazza sorridente e in forma fisica smagliante, un contrasto assai stridente con la tragedia appena consumata, in cui quel corpo è stato maciullato da un macchinario.

Ha creato discussione il fatto che, come sempre avviene, la stampa definisse Luana attraverso il suo ruolo di mamma, che si sia scavato nella sua vita privata per sciacallaggio, per deviare l’attenzione dal problema vero. Eppure noi dobbiamo rendere omaggio a Luana perché grazie a lei si è tornati a parlare del valore della vita in rapporto al lavoro.

Adesso ogni giorno compaiono le notizie delle persone morte o ferite sul lavoro, anche se non ci sono belle foto da mostrare, perché la maggior parte degli operai arrampicati su ponti di tubi innocenti privi di protezioni o dentro silos che sprigionano gas non sono altrettanto fotogenici.

 

Morti sul lavoro

Tra poco i giornali si stancheranno, perché ormai #mortibianche è un hashtag che rende immateriale la tragedia della morte e la trasforma in un ulteriore grande “click” a cui sono ridotte le vite di chi resta, però che l’attenzione sia ritornata sul fenomeno come non avveniva da molto tempo lo dobbiamo a Luana e alla sua perdita; di questo non possiamo che esserle grati al di là delle solite speculazioni da quattro soldi.

Ci sono miei colleghi, sciacalli veri e propri, che si sono presentati a casa di persone morte per incidenti stradali fingendosi poliziotti per rubare una foto della vittima e non sono stati sanzionati per questo dall’Ordine dei giornalisti, nonostante giornalisti seri abbiano denunciato la cosa agli organi di categoria. Tutto questo non può impedirci – in nessun caso – di parlare del fatto in sè, della morte da cui parte comunque la notizia e delle cause che l’hanno scatenata.

Dicevamo del prezzo della vita umana. Se ne è parlato anche in occasione dei recenti arresti in Francia di ex terroristi latitanti con condanne a molti anni di carcere, ma in termini da cui una società civile dovrebbe rifuggire. In particolare, in questo Paese dove ormai l’opinione pubblica pensa che il carcere sia il rimedio di ogni male – senza porsi il problema della soluzione delle contraddizioni sociali – colpisce l’ipotesi di scambio proposta da quelli che sembrano un passo più avanti dei giustizialisti estremi ma in realtà non fanno gli interessi di uno Stato di diritto.

 

La proposta di amnistia in cambio di verità può sembrare clemente ma non lo è. Perché attribuisce un prezzo a un determinato tipo di morte e non ad altre, dove i colpevoli non hanno materia per questo scambio. Ripropone in sostanza uno schema d’ingiustizia sociale dove le morti per cause non naturali non sono considerate tutte uguali. Parole di buon senso e civiltà sono invece provenute da chi avrebbe maggior motivo di chiedere un risarcimento: la lettera aperta della signora Gemma Calabresi, per esempio, propone una lettura storica delle vite degli assassini che va molto al di là dello stabilire un prezzo per la morte.

Suicidi da coronavirus: il tabù del fallimento. Foto di Tom Pumford

 

Qual è allora il giusto prezzo della vita umana? Prossimo a zero se non fai parte della ristretta élite di ricchi o potenti in altro modo. Spesso si sente dire che ormai siamo tornati al medioevo.

Il guidrigildo

L’editto di Rotari (per esempio) emanato nel 643, è il primo codice di leggi scritte in latino del popolo longobardo. Si compone di 388 articoli e fra questi figura l’istituto del Guidrigildo. Il re Rotari cercò soprattutto di imporre la giustizia pubblica al posto di quella privata, sostituendo per esempio il guidrigildo alla faida, la vendetta che andava avanti per intere generazioni, istituto ancora oggi presente nella nostra società.

Il guidrigildo era il risarcimento in denaro in caso di danno subito, una somma in denaro che stabiliva il valore teorico di un uomo o di una donna per risarcire il danneggiato e i suoi parenti, commisurato a seconda del valore sociale dell’offeso: un uomo libero valeva, ad esempio, meno di una donna, ma più di uno schiavo. L’istituto del guidrigildo permetteva di commutare le condanne a morte in pena pecuniaria. Insomma stabiliva il prezzo per la morte non per la vita.

Noi nel 2021 siamo ancora il Paese del guidrigildo. Non abbiamo fatto nessun passo avanti da quello che all’epoca era un principio giuridico estremamente progressista, perché la pena pecuniaria fu tra le prime sanzioni messe in campo nella lotta alla pena detentiva e talvolta capitale. Però la nostra società è molto più complessa e con un sistema economico molto più violento di quello del 600. Perché non prevede risarcimento di alcun tipo, ad esempio, per le migliaia di migranti naufragati nel Mediterraneo mentre cercavano scampo da guerre e fame.

Come è risibile il risarcimento che verrà dallo Stato per la morte di Luana e di tutte le altre vittime della mancanza di sicurezza sul lavoro, mentre in poche ore il tam tam sulla rete ha raccolto da solo 120 mila euro per il figlio di Luana. Un società evoluta può superare il guidrigildo soltanto cambiando il suo modello produttivo che genera morte e solo su quella si concentra. La genera provocando guerre per accaparrarsi materie prime che oltre a uccidere sul posto costringono alla fuga le persone.

La genera perché togliendo le misure di sicurezza sul lavoro si procede più veloci e più competitivi come vuole il capitalismo estremo neoliberista. Il guidrigildo attualmente in vigore non si cura di intervenire sulle cause della morte perché, come nel medioevo, non si pone il problema di dare valore alla vita ma soltanto alla morte.

E in questi anni plumbei e pieni di dolore non sembra levarsi da nessuna parte una voce autorevole in grado di affermare con forza che l’obiettivo della civiltà è di assegnare invece un prezzo altissimo alla vita.

La Bottega del Barbieri


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è un blog collettivo curato da Daniele Barbieri and co

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