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domenica, Luglio 3, 2022

Guerra del Peloponneso, le colpe di Pericle: si, ma c’era un aggredito e un aggressore…

Una breve nota sulla guerra del Peloponneso, un conflitto che durò all’incirca 27 anni, dal 431 a.C. al 404 a.C., e che vide interessate le due potenze greche, Atene e Sparta, che lascia intendere come solo l’insipienza possa ritenere di comprendere eventi complessi con una spiegazione semplicistica.

Guerra del Peloponneso, breve riflessione

Com’è noto, Sparta per evitare la guerra contro Atene si limitò a chiedere ad Atene l’annullamento del cosiddetto “decreto di Megara” (voluto da Pericle per una questione di confine di poco conto e che consisteva nell’escludere i Megaresi dai porti e dai mercati controllati da Atene), lasciando quindi cadere sia la richiesta di porre fine all’assedio ateniese di Potidea sia quella di rescindere il trattato di Atene con Corcira.

Scrive Gaetano De Sanctis nella sua celebre Storia dei Greci: “Rifiutando ogni benché minima soddisfazione agli Spartani in quel momento decisivo, Pericle ha assunto di fronte alla storia la responsabilità dello scoppio della guerra del Peloponneso dopo averla del resto già resa egli stesso inevitabile con la irruente ed egoistica politica d’impero da lui patrocinata” (G. De Sanctis, Storia dei Greci, La Nuova Italia, Firenze 1975, vol. II, p. 266).

Secondo Donald Kagan (padre di Robert Kagan e suocero di Victoria Nuland), che si può considerare il principale studioso della Guerra del Peloponneso, decisivo fu il fatto che Pericle avesse fiducia nella “sua” strategia difensiva e che per questo non abbia voluto ritirare il “decreto di Megara” (vedi D. Kagan, The Peloponnesian War, Harper Perennial, Londra 2005, p. 54).

Secondo John Francis Lazenby invece la questione del “decreto di Megara” è sopravvalutata (pure Tucidide dà poca importanza a tale “decreto”, ma si suppone per la grande stima che nutriva nei confronti di Pericle), e nella sostanza condivide l’analisi di Tucidide secondo cui la causa “di fondo” della Guerra del Peloponneso fu il timore che la crescita della potenza di Atene suscitava negli Spartani.

Lazenby, infatti, perviene alla conclusione che “one has the impression that beyond a certain point both sides were on separate roaller-coasters on a collision course, with neither prepared to give way” (J.F. Lazenby, The Peloponnesian War, Routledge, Londra-New York 2004, p. 30).

Insomma le cause di un evento così complesso come la Guerra del Peloponneso furono molteplici, come, in definitiva, sostiene lo stesso Tucidide, benché si debba riconoscere che l’aggressiva politica di Pericle nei confronti della Lega Peloponnesiaca non poteva non essere considerata da Sparta una minaccia letale alla propria sicurezza.

Solo un “insipiente” comunque può ritenere di comprendere eventi complessi con una spiegazione semplicistica.

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Fabio Falchi
Fabio Falchi
Saggista e ricercatore indipendente. Tutte le sue pubblicazioni: https://independent.academia.edu/Ffalchi

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