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martedì, Luglio 5, 2022

Interviste non autorizzate: Fausto Bertinotti, di lotta e di cashmere

Interviste non autorizzate, la rubrica degli incontri con le grandi personalità italiane tra domande scomode e verità supposte. Oggi con noi Fausto Bertinotti, ex Presidente della Camera, trascinatore degli anni ruggenti di Rifondazione Comunista.

Interviste non autorizzate: Fausto Bertinotti, di lotta e di cashmere

Interviste non autorizzate: Fausto Bertinotti

K: buongiorno Presidente, le porgo subito la prima domanda. La pandemia grava di più sui ceti ricchi o su quelli meno abbienti?

B: Guardi, il problema è drammatico e programmatico. Perché programmatico? Già Søren Kierkegaard in una lettera alla suocera nel 1842, in tempi non sospetti, puntava il dito contro certe sommarie discriminazioni. Stigmatizzando la colpevolizzazione di determinate categorie. Non v’è dubbio che le classi produttive stiano pagando un prezzo abnorme. Paradossalmente, in uno stato di diritto i capitalisti hanno meno libertà dei salariati.

Questi ultimi, infatti, possono in qualsiasi momento piantare baracca e burattini e fiondarsi alla ricerca di nuove, mirabolanti opportunità. Ce lo vede, lei, un capitalista che abbandona l’azienda di famiglia, creata con i sacrifici di generazioni? In questo frangente mi aspetto dal proletariato uno scatto di maturità. Abbandonare, una volta per tutte, certi inutili piagnistei e schierarsi come un blocco granitico, a protezione di chi crea benessere.

K: non ci aspettavamo da Lei una difesa del Capitale.

B: un comunista sta dalla parte di chi soffre. Mi sembra lapalissiano che, in una crisi economica, siano i capitalisti a soffrire di più, vedendo intaccati i propri patrimoni. Rischio che i poveri, per fortuna, non corrono quasi mai.

K: ma non è probabile che sostenendo il Capitale si allarghi la forbice, già abbastanza ampia, tra primi e ultimi?

B: il vero obbiettivo del comunismo non è impoverire chi ha di più, ma semmai arricchire chi ha meno. Io dico: intanto salviamo i ricchi. Ai poveri penseremo dopo.

Interviste non autorizzate: Fausto Bertinotti, di lotta e di cashmere

K: a proposito, come valuta Lei la Flat Tax proposta da Salvini?

B: l’attuale sistema fiscale, a scaglioni, cozza contro i principi di uguaglianza costituzionali. Principi che per noi hanno sempre rappresentato un vallo contro le ingiustizie e le sperequazioni sociali. La Flat Tax mi sembra un tentativo di ristabilire il dettato costituzionale e come tale, da seguire con interesse. D’altronde già Immanuel Kant, in una mail inviata al suo commercialista nel 1797, dal significativo titolo di Die Metaphysik der Steuerberater, ovvero La Metafisica del Fisco, individua proprio nella fiscalità il nodo gordiano che avviluppa il moderno stato nazionale.

K: come giudica l’insediamento di Mario Draghi a Palazzo Chigi? Un allievo di Caffè…

B: guardi, c’è caffè e caffè. Io personalmente prediligo quelli a tostatura lenta, con un miglior rilascio della componente aromatica. Quindi, in attesa di assaggiare quello di Draghi, mi riservo il giudizio. Le ricordo che Bertrand Russell, in una cartolina spedita a una sciampista di Voghera nel 1958, enuclea il tema della teiera, che da noi diventa caffettiera fatte le debite proporzioni, quale significante di una visione oltremodo fideistica della realtà.

K: cosa farebbe, Fausto Bertinotti al posto di Draghi? La patrimoniale?

B: Le ricordo come Pierre-Joseph Proudhon, in Qu’est ce que la propriété pubblicato nel lontano 1840, critica duramente, oserei dire aspramente, il cosiddetto capitalismo di Stato. Se si sottraggono risorse ai capitalisti, non si fa altro che creare nuovi poveri. Rischieremmo, per dirla con Hegel, di perdere la cucuzza con il tutto il cucuzzaro.

K: è una frase di Hegel?

B: Lasci stare, che Hegel lo conosco meglio di lei! Occorre, dicevo, limitare la bulimia di quel Moloch, chiamato Agenzia delle Entrate. Sgravando il contribuente da onerosi balzelli. Specialmente le cosiddette tasse indirette.

Interviste non autorizzate: Fausto Bertinotti, di lotta e di cashmere

K: Cosa propone, in materia fiscale, per sgravare gli ultimi?

B: guardi, per farle capire ricorrerò a un aneddoto di vita vissuta, reale, concreta. Due giorni or sono mi trovavo, insieme alla mia signora, nella botteguccia in cui siamo soliti approvvigionare il desco familiare. Lo sa a quanto mi è arrivata una scatoletta di caviale Beluga? Viaggiamo, lira più lira meno, sugli ottocento euro. Come fa una famiglia della classe operaia, a tirare avanti con questi prezzi?

K: Il prezzo del caviale non è tra le principali preoccupazioni della classe operaia…

B: Si mette a fare del classismo anche lei? Perché, la classe operaia non può desiderare il Beluga? Ci sono cose, non solo il caviale, ma il prosciutto di Praga o il Krug del ’78, tanto per fare degli esempi, che sono esigenze irrinunciabili per una dieta sana ed equilibrata. Sottonutrire le classi lavoratrici, come vorrebbe certa miope politica economica, obbligandole a scadenti succedanei, uova di lompo frizzantini et similia, significa ignorare le lezioni della Storia. Gettando le basi per una nuova strategia della tensione. Applicata stavolta non nelle strade, ma nei reparti di generi alimentari.

K: e cosa pensa dell’abolizione dell’articolo 18, operata da Matteo Renzi?

B: La realtà è altra e ci arriva dal dettato costituzionale. Dettato che io venero pedissequamente, oserei dire sesquipedalmente, pur essendo, come lei sa, fermamente contrario a tutte le dettature, di destra e di sinistra. Orbene, il dettato costituzionale parla di eguaglianza. Ora, mi domando, se un lavoratore è libero di licenziarsi quando cappero gli pare, perché non dovrebbe godere della stessa libertà il datore di lavoro?

K: Qual è la sua ricetta, per ricomporre il frammentato mondo della sinistra italiana?

B: la parcellizzazione del mondo di sinistra ha molte cause, alcune addirittura antecedenti alla scissione di Livorno. A riprova del fatto che veniamo da molto lontano. Il problema è, oserei dire, reale e concettuale. Perché concettuale? Già Johann Gottlieb Fichte, nel suo, sempre attuale, Reden an die deutsche Nation del 1807, invoca un progetto pedagogico, oserei dire strutturale, per il rinnovamento delle componenti sociali. Una lezione che non possiamo dimenticare.

Guardando al futuro, identificherei come prioritaria l’urgenza di una sinistra che sappia coagulare, raggrumare, compattare le più diverse categorie. Specie quelle in grave sofferenza. Come i linotipisti, i minatori, i mediani di spinta, i cognati, gli affetti da iperidrosi palmare, i non tatuati, i militesenti, i battitori liberi, gli assidui frequentatori, i fortunati possessori, i cornuti contenti, i transumanti, i respiriani, gli scespiriani, i kebbabari, i veteromodernisti…

Radical Chic alla riscossa!

K: Venendo a cose più prosaiche, ha destato stupore la sua amicizia con Valeria Marini, di cui è stato addirittura testimone di nozze…

B: la Valeria privata è molto diversa dal personaggio pubblico. Di lei mi ha colpito la solida, oserei dire la turgida preparazione filosofica, che ne fa un’ideologa a tutto tondo. Ricordo ancora una sera d’estate, ai bordi di una piscina dei Parioli… Aleggiava una cappa di sudaticcia umidità e soltanto il repentino arrivo di una caraffa di prosecco ghiacciato impedì alla nostra variegata combriccola di soccombere al deliquio più totale.

Anzi, fu proprio il refrigerio di quel liquido diaccio, a innescare un vivace dibattito filosofico. Che Valeria, attingendo al suo Heidegger, illuminò con una frase: das ding dingt! La cosa coseggia. Das dinghafte des dinges, aggiunse subito dopo. La cosalità della cosa non consiste nell’essere oggetto rappresentato. La caraffa esiste in sé, come recipiente, indipendentemente dalla nostra osservazione. Tantomeno dalla nostra rap-pre-sen-ta-zio-ne. Mi spiego?

K: lasci stare. Andiamo avanti.

B: Mi permetta di insistere, perché questo è un concetto esiziale per comprendere la caducità della condizione umana.

K: si, ma torniamo alla Marini.

B: nutro nei confronti di Valeria una stima infinita. Soprattutto sul piano intellettuale. La considero una specie di Che Guevara dell’eros. Perché non colloca la propria azione rivoluzionaria sul piano teorico, astratto del materialismo dialettico, ma la ammanta di concretezza, trasferendola nel campo, vivo e vitale, del materialismo storico. Basta con i carnali elitarismi delle bonazze accessibili solo alla plutocrazia degli oligarchi. Una sessualità conservatrice, a uso esclusivo dei cosiddetti poteri forti. Qui siamo di fronte a un disegno di stampo prettamente socialdemocratico. Che permetta anche all’uomo comune di accedere alle bonazze. Insomma, con Valeria vorremmo introdurre una sorta di collettivizzazione dell’erotismo. Radicale proposta di riforma sociale, della quale andiamo, giustamente, orgogliosi.

Interviste non autorizzate: Fausto Bertinotti, di lotta e di cashmere

K: fantastico. Quasi altrettanto stupore ha generato il lascito di 500mila euro, ricevuto in eredità dal defunto Mario D’Urso, ex consigliere d’amministrazione di Lehmann Brothers e arbiter elegantiarum dei salotti romani.

B: nella mia ormai lunga esistenza ho sempre praticato un sano distacco da beni materiali. Quei soldi hanno una valenza prettamente simbolica. Testimonianza di una forte, disinteressata amicizia. Non ricordo nemmeno dove li ho messi. Saranno in giro, in qualche cassetto…

K: Come ultima cosa, le chiederei di rivolgere qualche parola ai giovani. Che sia al tempo stesso di monito, di sprone e di speranza…

B: i giovani devono imparare la virtù della pazienza. Non si può avere tutto e subito. Tantomeno la rivoluzione. Solo con un tetto sulla testa e una pensione nelle tasche, si può essere realmente e compiutamente rivoluzionari.

Interviste non autorizzate: Fausto Bertinotti, di lotta e di cashmere

Fausto Bertinotti, breve biografia non autorizzata

Fausto Bertinotti nasce a Milano il 22 marzo 1940. Durante l’infanzia si trasferisce a Novara, ove nel ’62 si diplomerà perito industriale con la tesi: La grande Cablatura Rossa – Digitalizzazione dell’industria sovietica tra le due guerre mondiali. Dopo una breve parentesi nel Psi, confluisce nel Pci, diventando segretario della CGIL piemontese. Nel ’73 vince il Premio Lobanovskij per l’Attività Sindacale.

Nel ’75 pubblica Da Karl a Groucho – Verso un nuovo marxismo, che riceve il Premio Lobanovskij per la Letteratura. Tra il 1989 e il 1991 si oppone allo scioglimento del Pci, ottenendo il Premio Lobanovskij per la Resistenza. Accantonata la linea della fermezza, affluisce ai Democratici di Sinistra, che abbandona nel ’93 per fondersi con Rifondazione Comunista, di cui assume la segreteria, imponendo agli iscritti di indossare maglioncini cachemire. Decisione che gli frutta il Premio Lobanovskij per l’Estetica.

Nel 2006 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati, ricevendo il Premio Lobanovskij per la Presidenza. Nello stesso anno pubblica “Il Bosone di Lenin – Genesi dei partiti subatomici” e il memoriale “Stalingrado 1943, io c’ero” con cui consegue il Premio Lobanovskij per il Materialismo Storico. Nel 2013 raggiunge il culmine della carriera, presenziando come testimone alle nozze di Valeria Marini. Altissimo ruolo istituzionale che gli regala il Premio Lobanovskij per il Rotacismo.

Bibliografia:

1) Da Karl a Groucho. Un nuovo marxismo. – Krasnaja armija ed. 1975

2) Quella notte sul Potëmkin. – Krasnyj Flot ed. 1979

3) Caro nonnino. Lettere di bimbi sovietici a Josef Stalin. – Pravda ed. 1981

4) Le braghe del paròn. Analisi del capitalismo italiano. – Botteghe Grigie ed. 1986

5) La crisi evitabile. – Botteghe chiare ed. 1990

6) La crisi si poteva evitare? – Botteghe bianche ed. 1994

7) Lettere di condannati a morte della Desistenza. – Sottolefreschefrasche ed. 1996

8) Ben venga la crisi. – Botteghe ed. 1998

9) Il bosone di Lenin. – Acta Filosofica Romagnola 2006

10) Stalingrado 1943, io c’ero. – Urania 2006

11) Panozzi con porchetta. Cinquant’anni di feste dell’Unità. – Gambero Rosso ed. 2011

12) Per molti, ma non per tutti. Proposte per una maggioranza di nicchia. – Dasvidania ed. 2015

13) Ad mentulam canis. Gli anni alla guida di Rifondazione. – Men’s Health ottobre 2019

14) Bertinights. Feste e festini di Roma Capitale. – Tv Sorrisi e Canzoni settembre 2020

Premi e riconoscimenti:

2020 – Premio Lobanovskij alla carriera

2015 – Inserito nella Hall of Fame del Comunismo Italiano

2008 – Tapiro d’oro per la Miglior Campagna Elettorale (in contumacia)

Rispolverando Marx: salari e profitti, un conflitto senza etica

Interviste non autorizzate: Kulturjam vi intervista, a vostra insaputa.

Queste interviste non sono vere. Peggio, sono verosimili.

 

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