L’Italia racconta la mafia quasi come fenomeno nella sfera dell’estetica, mentre da sempre è qualcosa di più complesso, più sottile, che ha a che fare con le mentalità.
L’estetica della mafia
“N’oper’incompiuta è a’a natura umana; ricinu ca’ abiss’a natura umana, perversi pensier’i sangu guidanu i passi/ i manu; guvernanu i cuori” (Franco Scaldati).
Forse l’Italia vuole la mafia, le mafie, oggi, come fenomeno estetico, mentre da sempre sono un fenomeno più complesso, più sottile, che ha a che fare con le mentalità. L’estetica si può consumare, e oggi tutto va consumato. Forse per questo, l’immagine del vecchio boss, dimesso, vestito come un venditore ambulante, fa bene.
Un uomo, un vecchio insignificante, per quanto portatore di una patologia dell’umano che non ci si può semplicemente limitare a respingere e deve interessarci. È probabile che non rappresenti più molto della mafia di oggi, che, come dice il film di Maresco, non è più quella di una volta, forse è pure più subdola, mischiata al tutto, perfino ai riti dell’antimafia.
Eppure, si può dire: ecco, questo è un mafioso, uno che ha sciolto un bambino nell’acido, uno che è nato e cresciuto in un’isola bellissima, in mezzo al mare, ma resta un uomo di terra, anzi sotterraneo, catacombale.
E, vincendo la tentazione di farne un mostro, di isolarlo da un contesto e dalle sue patologie, guardarlo per ciò che è, nulla di mitico, nulla da costruirci sopra fenomeni estetici, qualcuno a cui vorresti solo chiedere se è valsa la pena vivere così, nascondersi per una vita, stare in un bunker, nella paura, solo per sentire che il proprio nome è diventato temibile simbolo di un terrore, sinonimo di sangue e morte insensata.
Come insensata è tutta questa storia, a prescindere dai tentativi di renderla razionale tirando in ballo la logica del profitto o altro, che pure c’è.
Dovremmo immergerci in questa insensatezza, per capire. Per capire anche che l’estetismo (pure quello gomorresco) la alimenta, che i riti dell’antimafia non servono, e non c’è altra risposta che dare un senso a un altro umano, che viva appassionatamente, alla luce, conoscendo le tenebre, dialogando con le zone d’ombra. Che ami l’acqua del mare, il sale sulla pelle, il contrasto, la contraddizione. E creda ci sia ancora qualcosa di sacro nei rapporti umani, anzi creda che tutto sia sacro. Che tutto sia sacro e santo.

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