Cosa resta della funzione sociale dell’università?

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Non ci stiamo accorgendo ma l’università sta perdendo la sua funzione sociale. Non è che la stia cambiando, per svolgerla in un contesto sociale mutato: la ha proprio abbandonata.

La funzione sociale dell’università

L’università sta perdendo la sua funzione sociale. I segni sono molteplici. Il nucleo è che è diventata una struttura di mercato, che come tale deve vendere un prodotto e dunque trovare “clienti”.
Non produce e trasmette sapere, ma merci.
Nel nuovo ordine in cui tutto è mercato e, dunque, merce, non può che essere così.

Le conseguenze sono semplici:

1) le università devono farsi pubblicità e allora più che studiosi seri serve gente di spettacolo, magari influencer. Oppure a discutere di questioni di politica internazionale non si invitano studiosi ma giornalisti come Parenzo o Molinari, cioè dei meri propagandisti, esperti su tutto, dai virus all’ucraina all’economia globale.

Che difendere la libertà in università consista nel difendere il diritto di parola di questa gente la dice lunga sul declino culturale. Di fatto indica qualcosa da profondo, significa che la libertà di espressione e di creazione di una sfera pubblica informata viene delegata a influencer, gente di spettacolo e giornalisti esperti su tutto.

In questo modo le università non svolgono più una funzione critica e di incremento di consapevolezza riflessiva. Assolvono una mera funzione in cui si ibridano gli aspetti di mercificazione del sapere e di produzione ideologica. Non produce analisi della realtà, ma mero spettacolo, perché solo questo dà visibilità. È triste, perché significa che è il modo in cui un morto crede di essere vivo.

2) il passaggio alle università telematiche accelera questo processo di mercificazione e di clientelizzazione. Le università diventano esamifici, luoghi dove si “acquista” un titolo. La conseguenza è un generale crollo della produzione di sapere e un’interruzione della trasmissione del sapere.

È la trasmissione del sapere ad essere in pericolo.
La tradizione occidentale non sta svanendo sotto l’urto di potenze straniere o di culture esterne, ma attraverso una liquidazione interna che passa per lo svuotamento dei luoghi istituzionali.

Alla fine, non ultimo, per avere studenti si abbassano le soglie di valutazione. Todos caballeros, e con le telematiche questo processo sarà inarrestabile, genererà un processo di concorrenza al ribasso.

Il risultato sistemico risulta già devastante e, alla lunga, avrà effetti che chi non è cieco può ben immaginare.

3) il sistema dei concorsi e le valutazioni di qualità stanno distruggendo la tenuta interna del sistema. Nella realtà irrigidiscono, burocratizzano. Un delirio burocratico che distrugge la funzione sociale dell’Università.

Ora, poiché in una società della conoscenza, in cui la forza produttiva principale è il sapere, il sistema formativo diviene il sistema centrale nell’organizzazione complessiva, un paese in cui la funzione sociale dell’Università viene del tutto smarrita è un paese che mina le basi del suo futuro.

Dobbiamo ripartire dal fatto che l’università ha una funzione sociale fondamentale, che è ridicolo ridurre alla terza missione. È nel suo nucleo che ha una funzione sociale, non in delle ciliegine retoriche.

Noi non sappiamo più neanche definire quale sia la funzione sociale dell’Università, e dobbiamo tornare a chiedercelo.

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Vincenzo Costa
Vincenzo Costa
Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.

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