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venerdì 30 Luglio 2021
TecnèCanzoni e libertà: da Victor Jara al Grup Yorum

Canzoni e libertà: da Victor Jara al Grup Yorum

Ricordando la figura di Victor Jara, per arrivare al Grup Yorum e Ramy Essam. Quando la musica è l’arma che spaventa le dittature.

Da Victor Jara al Grup Yorum: canzoni e libertà

Io canto alla Chillaneja
solo se ho qualcosa da raccontare
e non suono la chitarra
per ricevere l’applauso.
Io canto la differenza
che esiste fra vero e falso,
se no, non canto
(Violeta Parra)

Chi non conosce la storia di Victor Jara? All’indomani del colpo di stato con cui Pinochet prese il potere in Cile, l’11 settembre del 1973, il cantautore venne arrestato mentre si trovava nei locali dell’Università, a Santiago, dove aveva passato la notte, insieme a docenti e studenti, per provare a resistere all’orrore. Salvador Allende, presidente socialista, fu ucciso senza tanti complimenti: un Capo di Stato democraticamente eletto. Victor era da anni impegnato al suo fianco con il movimento della Nueva Canción Chilena, insieme a Violeta Parra e agli Inti Illimani.

Ratatatà!
Se li son persi
Ratatatà!
Sono riapparsi
Ratatatà!
Era bugia
che la guerriglia era finita!
(A Cochabamba me voy, Victor Jara)

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La musica, nel caso di questi artisti, era il veicolo attraverso il quale raggiungere le persone e sensibilizzarle ai temi della lotta politica contro le diseguaglianze, lo sfruttamento dei lavoratori e i regimi autoritari presenti in America latina. La loro popolarità era vista come una minaccia dai dittatori. Una storia che si continua a ripetere, anche oggi, a distanza di cinquant’anni, in altre parti del mondo.

L’arte e la musica sono una fonte di paura per i dittatori. Ho vissuto sulla mia pelle come la musica possa riunire un popolo. Per aver scritto una mia canzone, sette persone sono finite in carcere.

(Ramy Essam)

Canzoni e libertà: da Victor Jara al Grup Yorum

Ramy Essam, in questi giorni in Italia, è una voce della rivoluzione egiziana, che lo ha visto cantare in piazza Tahrir, dove esplose la protesta contro il regime di Mubarak.
Il cantante egiziano, insignito di una targa speciale nell’ambito del Premio Tenco, vive fuori dal suo Paese dal 2014. Si è rifugiato in nord Europa per sfuggire all’arresto. Shady Habash, 22 anni, regista del videoclip satirico della canzone-simbolo, Balaha, scritta da Ramy Essam, è stato imprigionato ed è morto in carcere, dopo più di due anni di detenzione. La targa speciale del premio Tenco con cui è stato premiato Ramy Essam è dedicata al Grup Yorum, una band musicale turca attiva dal 1985.

Vivo in Turchia e faccio parte di un gruppo che produce musica politica. Oggi sono passati 310 giorni da quando non mangio. Forse ti chiederai: “Perché i membri di un gruppo musicale fanno uno sciopero della fame fino alla morte? Perché preferiscono un mezzo di lotta tanto spaventoso come lo sciopero della fame illimitato?”

(Ibrahim Gokcek, Grup Yorum)

Il sacrificio estremo

Nel 2020 tre componenti del Grup Yorum sono morti per lo sciopero della fame che hanno intrapreso per protesta contro il divieto di tenere concerti e contro l’ingiusta accusa di sostenere il terrorismo, mossa dal regime di Erdogan: la presunta appartenenza all’organizzazione di estrema sinistra DHKP-C, il Fronte Rivoluzionario di Liberazione Popolare, sostenuta senza prove. Helin Bolek, la cantante, è morta dopo 288 giorni di sciopero della fame. Mustafa Kocak dopo 297 giorni, Ibrahim Gokcek dopo 323 giorni, tre giorni dopo il provvedimento che accoglieva, tardivamente, l’istanza del musicista, ormai troppo provato per sopravvivere, nonostante il ricovero all’ospedale. Chiedevano soltanto di poter suonare e di difendersi in un processo giusto.

Canzoni e libertà: da Victor Jara al Grup Yorum

C’è chi dice che un artista non deve occuparsi di politica, ma per me dev’essere esattamente il contrario. Si deve usare il volano della musica, dell’arte in generale, per parlare dei temi sociali che ci stanno a cuore. L’artista è colui che metabolizza il presente e lo restituisce attraverso lo strumento della musica, della letteratura, del teatro o della pittura
(Paolo Fresu)

Tornando a Victor Jara…

Victor Jara fu ucciso nell’Estadio National de Chile, dove fu portato insieme alle 600 persone che avevano trascorso la notte dell’11 settembre 1973 nei locali dell’Università. Venne riconosciuto dai militari cileni, che lo presero, e lo torturano fino a farlo morire, spezzandogli le dita, pestandolo ripetutamente, a sangue, fino a ucciderlo, per poi straziarne il corpo, sparandogli addosso, da vivo e da morto. Ratatatatà.

Jara è un simbolo: un cantautore, poeta, regista teatrale che ha usato la sua arte come strumento di lotta politica e per questo è stato ucciso. La vicenda del Grup Yorum e quella di Shady Habash sono solo le più recenti prove che artisti e intellettuali possono dare molto fastidio ai regimi autoritari.

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Da Victor Jara al Grup Yorum: canzoni e libertà. 

Thomas Sankara: dicorso sul debito.


Pancrazio Anfusohttp://postpank.wordpress.com
ha scritto un libro per Iacobelli editore (Centocelle - Storie e nomi dalla A alla Z), ha un blog, Postpank (postpank.wordpress.com), ama la moglie, i gatti, la Lazio, Amatrice e il rock

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