Il cinema italiano e il mondo della cultura piangono il direttore della fotografia Blasco Giurato, morto a Roma all’età di 81 anni. Il ricordo di Nicola Vicidomini.
Blasco Giurato era un universo fuori ordinanza
Una sera di molti anni fa Mario Marenco ci tenne a portarmi di fronte a una piazzetta del Pigneto a guardare comitive di giovani disposte a mucchi nello spazio.
La cosa che ci divertiva era constatare questi insiemi di persone non spostarsi neppure di un centimetro – nell’arco di diverse ore – dal punto preciso in cui si erano formati. Non solo, ma vedere gli elementi d’ogni insieme fermi per molto tempo, impassibili senza muovere un minimo passo. Solo pochi, immobili, proferivano ogni tanto due sillabe.
Alcuni appollaiati su una panchina come uccelli a mirare punti indefiniti dello spazio frontale. Nel complesso saranno stati circa 200. L’insieme a chiazze non evidenziava un minimo di volontá e di energia. Uno stare passivo, stare per stare in una disinvolta, amichevole, giovanile immobilità.
Blasco Giurato a 80 anni conteneva e manifestava molta più elettricità di una mandria di 500 quindicenni. Una energia impossibile, autodeterminanta, sfociava da una tensione innata verso l’esistenza che si declinava naturalmente in immagini e visioni. Visioni che lo abitavano e che attraverso la sua professione, i suoi straordinari aneddoti e la sola sua presenza in uno spazio, irradiava in chiunque gli fosse accanto.
Blasco era un universo fuori ordinanza, dal temperamento unico, onesto, schietto. Intellettuale mosso da una sempre più viva curiosità per le cose, sintetizzava nel suo metro e novanta e in una corporatura massiccia tutto il mistero della natura, coniugando una eleganza espositiva fuori dal comune con sferzate taglienti.
Abbracciarci in camerino dopo lo spettacolo era un rito, insieme a Cochi tra i più fervidi estimatori dei miei lavori, mi investiva col calore di una stima e di una amicizia che non trovano confini.
Come ha rilevato nel corso di una telefonata il comune amico Fulvio Abbate, egli, nonostante fosse sulla scena internazionale tra i maggiori direttori della fotografia italiani, esponente più che titolato del cinema parastatale, non ha mai fatto davvero comunella con quel tipo di mondo e di mentalità e con un certo modus in-operandi, arido e vagamente classista.
Blasco, in barba al deserto del presente, riusciva sempre a meravigliarsi come un bambino, con intatto entusiasmo. Nutriva, da poeta anarchico, un incontenibile amore solo per l’ eccezione.
Una importante lezione che, a mio avviso, lascia non solo a chi vorrebbe lavorare per il cinema è che la bellezza delle immagini risiede molto oltre la forma. La fotografia di Blasco non è mai esteticamente compiaciuta, tende a volte a essere scarna, nel tentativo di manifestare il vero, non in quanto verità, ma come dimensione pura.
Rimane il rimpianto di non aver mai fatto un film avremmo voluto realizzare insieme.
Blasco mio, vorrei scrivere per te la poesia piu bella di sempre.
Che immane perdita… Che vuoto pieno d’aria buona lasci.
Jacopo e Flaminia, respirate.
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
Leggi anche
- Il governo Draghi con la parrucca e i suoi federali
- Per i dem è sempre il tempo de “la cosa”
- La manager di Twitter che dorme in ufficio? Schiavismo libertario
- Il controllo del mondo nei nuovi settori tecnologici ed economici
- Le 3 sparizioni: il miracolo del governo e delle opposizioni
- L’ipocrisia su Iran e Qatar: trova le differenze
- La brillante idea di Christine Lagarde, creare miseria con la scusa dell’inflazione
- Cartoline da Salò: il nuovo libro di Alexandro Sabetti















