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sabato 27 Febbraio 2021
Tecnè Shinema, quando la piattaforma cinematografica è un soviet
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Shinema, quando la piattaforma cinematografica è un soviet

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Shinema, la scatola indipendente del cinema, è una nuova piattaforma streaming con alla base un idea…socialista! (E si udì un tuono nell’aria.)

 Shinema e il cinema della tripla A

Come recitano le note di presentazione della piattaforma cinematografica Shinema:

Nasce da un’idea di Nicola Guarino e Dina Ariniello per dare la possibilità a giovani cineasti, appassionati di cinema, filmmaker, di distribuire le proprie opere in streaming su una piattaforma semplice e intuitiva. Così Shinema diventa una scatola per accogliere chiunque abbia prodotto un film, un mediometraggio, una web series, in cui si raccontino storie audaci e originali, libere dagli stereotipi dei vari generi cinematografici.

La mission che si propone Shinema è quindi quella di avvicinare il maggior numero di spettatori al cinema indipendente riconoscendo i meriti artistici e le innovazioni culturali che il cinema underground porta con sé. Quella di Shinema non vuole essere né una sfida né una competizione nei confronti della produzione mainstream, ma solo garantire visibilità agli autori indipendenti.

Ma per saperne di più ne abbiamo parlato con uno degli ideatori, Nicola Guarino, regista diviso tra cinema indipendente a tanta tv.

Shinema, quando la piattaforma cinematografica è un soviet

Nicola, partiamo dalle basi: cos’é Shinema?

Shinema è una piattaforma di distribuzione dedicata al cinema indipendente e non solo. È un progetto che nasce da una vecchia idea che ha trovato compimento, grazia a Dina Ariniello che è la produttrice, paradossalmente, proprio durante il primo lockdown, quando a furor di popolo si è superato il taboo dei film in streaming quasi per necessità da parte anche dei critici, cinefili e vari tromboni puristi della sacralità liturgica della sala. Finalmente si è capito che lo streaming non è un ripiego ma un modello, un format di distribuzione, e con quasi 10 anni di ritardo stiamo finalmente arrivando alla distribuzione contemporanea tra sala e schermo.

Perché Shinema?

Il nome è un po’ uno specchio ironico anche della nostra operazione, è l’italianizzazione dalla parola giapponese che indica, appunto, il cinema. Un nome originale senza essere originale, quindi autenticamente originale.

La nostra non è una operazione commerciale e quando lo è, lo fa per mera necessità: coprire costi e spese per gli indipendenti è l’Abc.

La differenza che offriamo è la filosofia alla base: non cerchiamo alcuna competizione coi giganti, non è possibile, strutturalmente, finanche ontologicamente.

Abitualmente un regista indipendente o le piccole case di produzione pagano cifre variabili per finire su Netflix, Prime e le altre, ma in cambio ottengono semplicemente lo spazio, tra migliaia di titoli, e basta. Senza essere seguiti, valorizzati. Senza essere mai sponsorizzati sugli algoritmi.

Shinema è invece un piccolo spazio di aggregazione che segue passo passo ogni cosa che ci viene offerto, inclusa la comunicazione, elemento fondamentale.

Shinema, quando la piattaforma cinematografica è un soviet
Nicola Guarino

Che cos’è il cinema indipendente oggi?

Il cinema è quasi ovunque sempre indipendente, c’è un po’ un equivoco su questo. L’industria cinema esiste solo negli Stati Uniti. Anche i nostri produttori più noti, penso a nomi storici come Ponti, De Laurentis, Cristaldi, erano in realtà indipendenti, ma strutturati e legati con la distribuzione per creare una grande forza, che alla fine diviene anche politica. Dunque il cinema indipendente non è mai indipendente anche quando lo è. Il vero indipendente per paradosso è l’amatorialità, anche fatta con grandi mezzi e qualità.

Per Shinema vige la regola della tripla A, ma non quella di Standard & Poor’s sul rating delle nazioni, da noi sta per: anarchici, autarchici e assoluti.

Anarchici mentalmente, cioè con il coraggio di esprimere in assoluta libertà la propria idea di cinema; autarchici per chi riesce a produrre cinema con quello che ha o che trova, per così dire, e assoluti, cioè senza sovrastrutture. Vogliamo immaginare che si possa essere autori senza il filtro di quello che si vorrebbe debba essere l’autore.

Shinema, quando la piattaforma cinematografica è un soviet

Hai parlato una volta di piattaforma socialista…

Bè, molto semplice: chi arriva da noi e offre il proprio contenuto non paga, non vogliamo nulla. Certo nel prodotto che ci offre ci dev’essere un’idea, una logica condivisibile, ma a parte questo la nostra idea è di partecipazione. Gli autori che collaborano partecipano agli utili che si generano dalle iscrizioni (Shinema costa 4 euro al mese), dalle donazioni, partecipa ai capitali, e negli approcci che stiamo costruendo verso Mibac, Fus, Film Commission.

Tutto questo, alla fine, come si diceva una volta, per creare dal basso uno spazio libero di produzione e distribuzione. E tutto questo in assoluta trasparenza. Io e Dina facciamo tutto rimettendoci in prima persona, per l’idea, la passione prima del business e questo, bisogna dirlo, grazie alla tecnologia  che ci ha svincolato dalle prepotenze dei soliti gruppi. Ci ha dato una possibilità. Non sappiamo dove ci porterà ma abbiamo una chance che può regalare ad altri la possibilità di crescere e sognare.

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