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Euro 2024, dopo il ko con la Spagna è partita la caccia al responsabile della scialba prestazione degli azzurri. Il c.t. ha impostato l’Europeo sul gioco pur avendo avuto poco tempo per svilupparlo e, soprattutto, avendo scarso materiale tecnico.
Spalletti ct presuntuoso?
È partita la corsa a fare di Luciano Spalletti il capro espiatorio. Qualcuno parla della sua fragilità nervosa (ma come? non era il monaco samurai che si era autorecluso a Castelvolturno per vincere lo scudetto?), altri – tra cui qualche amico per cui tutto deve cambiare, dobbiamo sostituire pure la sfogliatella col panettone, viva gli OGM, viva ogni fluidità ma ma non si tocchi il sacro catenaccio (come fossimo ai tempi dei giocatori nani di Brera) – ritiene che fosse più adatto un Allegri o il figlio di Ancelotti (non lo ha scritto? lo scriverà).
E se invece il problema fosse che la scuola italiana di calciatori produce oggi giocatori scarsi, al più bravini, mitizzati e sopravvalutati solo in patria? Se il problema fosse semplicemente che non si gioca più per strada? Certo il tiki taka guardiolesco è diventato un totem ideologico e nelle scuole a pagamento, tra mamme e papà apprensivi che litigano con altre madri e padri apprensivi sugli spalti, si indugia nel tatticismo e c’è poco spazio per la libertà, la fantasia e la selvaggeria, quella che ammiriamo in Kvaratskelia ad esempio, ma anche per la tecnica, che si apprende soprattutto da sé, cadendo a terra su campi di merda come quello della mitica partita maradoniana ad Acerra.
Ma Spalletti non c’entra niente. E con squadre come la Spagna o atleti come quelli visti in campo con la Germania, puoi mettere il muro che vuoi ma soccombi. E d’altra parte questo è il paese dove per giorni si parla dell’esame di Stato come di un rito di passaggio, momento decisivo per la vita dei giovani, falsificando la realtà, quella dove avvengono gli esami veri, dove si acchiappano i paccheri e dove si impara ad essere uomini e più o meno liberi, più o meno dotati di inventiva e immaginazione.

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