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Inter-Real Sociedad è una partita a scacchi in cui non sono previste mangiate, ergo, lo stallo più assoluto. Una brutta, brutta partita è quella che ne scaturisce, senza occasioni da gol, senza tiri in porta, senza emozioni.
Inter-Real Sociedad, poche emozioni
Si può pensare di affrontare una battaglia senza il proprio condottiero? Stando a come la pensa Simone Inzaghi, si. Del come la pensino gli altri poco deve essergli importato se ha deciso, a cuor leggero o meno, di rinunciare a quel Lautaro Martinez che nell’ultima partita di campionato contro l’Udinese, aveva inventato di sana pianta almeno tre gol dei quattro rifilati ai friulani.
Mugugni del prepartita contro la Real Sociedad? Pochi, il mister oggi è forte di un enorme credito presso i tifosi. Sa di poter contare sul gradimento e la fiducia dei suoi pur volubili tifosi e per questo osa pur anche l’inosabile.
E quindi vai così, a fari spenti, ad affrontare la partita più cruciale della Champions League interista. Dico cruciale perché in tutti gli altri gironi le grandi stanno stravincendo i rispettivi. Non è un mistero che arrivare dietro gli spagnoli significherebbe complicarsi il cammino nella competizione europea più prestigiosa.
Per dire, mentre scrivo, sono già qualificate agli ottavi di finale come prime il Bayern Monaco, l’Arsenal, il Real Madrid, il Manchester City, e quasi sicuramente il Barcellona.
Quelle in bilico neanche scherzano, tra Atletico Madrid e Borussia Dortmund. Rigirando il coltello nella piaga, e col rischio di risultare lapalissiano, sarebbe stato molto meglio vedersela con le seconde classificate, PSV Eindhoven, Lipsia, Copenaghen quelle già certe del piazzamento.
Evidentemente per Inzaghi – immagino in combutta con la dirigenza interista – piazzare la puntata massima su un ottavo di finale malleabile è pena inutile se commisurata a quelli che sono stati definiti bersagli primari. Come ad esempio la tanto anelata seconda stella.
Forse il mister è intimamente macerato dal tarlo di un campionato di serie A che non è mai riuscito a vincere? Significherebbe pensar male: a certi livelli non è previsto l’all-in: semmai ci si affida all’asettica programmazione degli obbiettivi.
Perciò la spiegazione più plausibile è quella per cui si vuol evitare, in campionato, un testa a testa sfibrante che si trascini oltre la primavera e che rischi di dissipare inutilmente forze mentali, emotive e fisiche. Per di più col rischio di arrivare in fondo alla corsa senza riuscire a salvare né capre, né cavoli.
Il piano è – verosimilmente – quello di tracciare un solco consistente tra sé e le inseguitrici, qualcosa sull’ordine dei sette, otto punti, in modo di poter arrivare agli ottavi di finale di Champions League nelle condizioni ottimali per potersi concentrare con quasi tutte le forze a disposizione su di un solo fronte.
Inzaghi non ha stravolto la sua formazione tipo, va precisato. I riposi concessi dal mister sono stati tutto sommato misurati. Oltre al capitano sono stati tenuti ai fanghi terapeutici Barella e Bastoni. Il resto dello schieramento è dettato dalle necessità. Spazio quindi a Cuadrado, perché a destra c’è penuria di candidati, e a quel Frattesi che si fatica a tenere in panca, per quanto scalpita.
Ci aveva parlato fitto e a lungo l’Inzaghi durante gli ultimi minuti di Inter-Udinese. Parole dolci e consolatorie erano trascorse tra i due. Prometto, prometti, se prometto poi mantengo e alla fine il buon Davide contro la Real Sociedad ha giocato titolare, come promesso. Ancora, Carlos Augusto a completare il terzetto difensivo, e Sanchez di cui ancora si attende una prestazione che superi la mediocrità in cui pare essersi autoavvitato già dal giorno del suo ritorno in nerazzurro.
Avversario tignoso la Real Sociedad. In condizioni normali. Quando poi è in quelle ottimali diventa addirittura ingestibile. Quando poi puoi contare su due risultati su tre sono più le certezze che i dubbi. Puoi giocare col cronometro, far girare palla, rimanere coperto, aspettare l’avversario. E così l’approccio degli spagnoli alla gara è all’insegna della calma olimpica.
I baschi palleggiano in tranquillità, portano avanti tanti uomini per nulla preoccupati dalle eventuali ripartenze dell’avversario, il tutto nelle flemma più assoluta. Tanto, il cronometro che ticchetta fagocitando tempo prezioso, è un problema di chi rincorre, non di chi attende.
Gli effetti si vedono: l’Inter fatica a recuperare palla, e quando la recupera non sa che farsene se non perderla malamente in passaggi che sarebbero comunque senza costrutto.
Inter-Real Sociedad è una partita a scacchi in cui non sono previste mangiate, ergo, lo stallo più assoluto. Una brutta, brutta partita è quella che ne scaturisce, senza occasioni da gol, senza tiri in porta, senza emozioni.
In quello sconforto pressochè totale ci vuol poco ad emergere. Lo fa Zubi menando le danze e i tempi del centrocampo basco. Per fortuna dell’Inter egli è un regista che si limita alla contemplazione: di cercare la volgare imbucata non ci pensa nemmeno, nella convinzione che quella trovata imbastardirebbe il suo modo di intendere il calcio.
Nelle rare situazioni in cui l’Inter riesce ad uscire dal fortino, si trova a dovere fare i conti con la malizia degli avversari, che riescono a ricorrere al fallo tattico senza incappare nella censura del signor Scharer.
Aspetta e spera, il primo tiro arriva al 35esimo con Mkhitarian che spreca un’occasione che sarebbe stata comunque vana, perché l’immarcescibile Scharer ha già fischiato un offside che ha visto solo lui. Roba che non basta neanche a chi ha la bocca foderata di velluto.
Aspetta e spera di nuovo, il secondo tempo non dimostra di voler avere un’indole differente. Perché dovrebbe, con due squadre così sconclusionate? Proprio a guardarla col microscopio si può notare un certo sgranamento delle maglie delle contendenti, perché sulla fatica non si può barare. Nulla comunque che autorizzi ad ipotizzare future rocambolesche giocate condite da piogge di gol.
A quelle prime tracce di decadimento fisico mette mano per prima Alguacil, che al 58esimo minuto mette a cuccia la tentazione di forzare la mano e portare a casa il bottino pieno, e che pareggio sia. Risponderà sette minuti dopo, come da contratto, mister Inzaghi buttando le fiches più preziose sul tappeto verde: Lautaro al posto di Sanchez, Barella per Mkhitarian. Ma forse neanche lui ci crede più di tanto perché, contestualmente, tira via dal campo il naturale partner dell’argentino, Thuram, e gli piazza a fianco il disutile Arnautovic. Disutile non solo per colpa sua, va detto. Molto pesa sulla sua performance l’incapacità dell’Inter di guadagnare il fondo per poi cercare le torri con sapienti traversoni.
Se la squadra attendeva un segnale per scatenare l’inferno, quello che le discutibili sostituzioni di Inzaghi determinano (Thuram fino a quel momento si era reso il piu pericoloso) è al massimo una scampagnata nel bosco.
Al 74esimo Kobo disinnesca il luogo comune di una sportività – quella dei nipponici – che sconfina fin nel codice d’onore dei Samurai, lasciandosi cadere come fulminato da una katana nel cuore dell’area di rigore interista. Lo fa bene, va riconosciuto. Talmente bene che l’arbitro ci casca indicando il dischetto senza esitazione alcuna. La verità verrà ristabilita dall’omino che gioca con il joystick della Var.
Non è il caso di farla più lunga di così, i gol non arriveranno, né da una parte, né dall’altra e il verdetto sarà lo scialbo zero a zero.
L’altro verdetto, più importante, dirà che all’Inter toccherà un sorteggio da brividi, alla Real Sociedad uno più morbido. Non è stata commessa nessuna ingiustizia, i baschi nelle due partite, pur non segnando un solo gol, hanno avuto il merito di ridurre alla sterilità più assoluta il suo avversario.
Rimane il rimpianto per l’incontro precedente, quello con il Benfica a cui si è regalato un intero tempo e tre gol. Con un po’ di coraggio in più e con la giusta lungimiranza, quel match avrebbe dato più senso alla partita con la Real Sociedad, che avrebbe avuto l’obbligo di presentarsi a Milano con un atteggiamento ben diverso.
L’appuntamento con le urne che decideranno il prossimo avversario nella primavera del 2024 è fissato a lunedì prossimo. Avvertenze per il pubblico: lo spettacolo è vietato ai deboli di cuore…
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