L’Inter porta a casa il match d’andata contro la squadra di Conceicao, un avversario difficile. L’attenzione alta in ogni frangente e uno spirito combattivo sono stati fattori determinanti.
Vittoria sporca e meritata. Inzaghi varia, Conceicao no
È che con le squadre portoghesi le partite vanno sempre in una certa direzione. Gli undici si spalmano su tutto il campo ragionatamente, si affidano ad un palleggio mellifluo e ipnotizzante, ti danno talora la sensazione di subire l’irruenza dell’avversario di turno, di poter essere bucati in qualsiasi momento.
Poi invece tengono il campo come sanno e se la serata gira bene magari mettono in saccoccia un gol o due con ripartenze ben congegnate. Spesso fanno giocare male l’avversario, indipendentemente da quale tipo di filosofia di gioco esso intenda imporre alla partita. Amano le partite “sporche”, ci si trovano a meraviglia e se il caso, ci mettono del loro a sporcarle ancora di più.
Il Porto ha qualcosa in più delle sue connazionali perché ha un allenatore che sa leggere le partite e se il caso cambiare le carte in gioco. Così Conceicao, dopo solo una manciata di minuti ha capito, ma non è che ci volesse tutta ‘sta scienza, che a pressare il portatori di palla del terzetto difensivo nerazzurro non gli faceva gioco, anzi.
Concedere all’Inter di poter saltare il primo pressing e ritrovarsi così con i due interni di faccia alla porta poteva essere deleterio alquanto. Per fortuna al tecnico lusitano è stato concesso il beneficio del ripensamento sotto forma di un Lautaro in versione “dissipatore” che ha pensato bene di accomodare in tribuna un pallone ben confezionatogli dal solito crossatore seriale Dimarco: si era a metà del primo tempo.
“Lassamo perde” avrà pensato Conceicao, pescando dalle sue reminiscenze capitoline e di conseguenza ha chiamato Taremi, Galeno e Pepe a farsi i fatti loro, aspettando pazienti il palleggio avversario a ridosso del centrocampo. Da quel momento in effetti la partita ha preso binari più variegati con il Porto più presente in attacco a regalarsi anche occasioni importanti: su tutte un tap-in fallito da Galeno dopo una parata tanto sgraziata quanto efficace di Onana.
Al tramonto di un primo tempo intenso, vivace, a tratti gladiatorio e divertente è arrivato anche l’episodio scalda-animi, qualora ce ne fosse bisogno: Darmian in anticipo su Galeno sposta la palla, quello lo aggancia con la punta del piede e lo tira giù. In Italia sarebbe rigore sempre. In Europa parliamone.
Invece il signor Jovanovic non ne vuol nemmeno parlare, dal Var arriva un silenzio tombale: che si giochi, suvvia. Al signor arbitro non sfugge che qualche nervo sembra scoperto, che c’è aria di conto in sospeso quindi conclude che qualche cartellino va speso e mostra il giallo a Dimarco che lo gestirà con sapienza e ad Otavio che ne farà scempio più avanti.
Nel secondo tempo è il Porto a voler dare l’impressione di voler archiviare la pratica: Onana è chiamato al miracolo plurimo, con due parate al limite dell’irrazionale. La sensazione condivisa è che si sta per apparecchiare la beffa in salsa gallega: quando pure Barella sfiora il palo con un bella voleè in diagonale la sensazione diventa certezza, quella benedetta palla non entrerà mai nella porta difesa del buon Diogo Costa.
Arriva il momento dei cambi, da qui si potrebbe decidere ogni destino, urbi et orbi. Entra Lukaku che ha bruciato l’erba da riscaldamento, lì non crescerà più niente, manco la gramigna. Entra Gosens che rileva Dimarco, provocando il dispiacere prevenuto dei presenti al Meazza.
Soprattutto entra Brozovic al posto di Mkhitaryan che significa tanto fosforo in più: ce n’è di bisogno. Le sostituzioni di Inzaghi funzionano come un miracoloso ricostituente: la LuLa getta lo scompiglio in area, il Belga con un cross da destra prova a mandare in gol il compagno di reparto, ma purtroppo il suo tracciante risulta leggermente oltre la portata del sinistro dell’argentino.
Al 78esimo la svolta decisiva: Otavio pensa bene di passare dalle parole ai fatti e dopo aver fatto da provocatore per ogni interista che gli si approssimasse nel suo spazio vitale, affonda i tacchetti nel collo del piede di Calhanoglu. Il turco guaisce di dolore ma dentro di sé gongola, è grasso che cola: dodici minuti di vantaggio numerico a questi livelli fa tutta la differenza del mondo.
E infatti quella differenza si palesa giusto dodici minuti dopo con Barella che propone a Romelu di far pace visto che non si parlavano da dopo la clamorosa litigata fatta durante Inter-Empoli: il sardo mentre snocciola un “mannaggia al diavoletto che c’ha fatto litigà, con i soldi di papà ci compriamo il baccalà”, non dimentica di crossare al bacio per la crapa pelada col numero novanta sulle spalle.
Quello frusta col collo, ma manda la palla sul palo, tapino. Però è un palo benevolo perché magnanimamente restituisce una palla docile da appoggiare in rete e quello lo fa, mica scemo. Inter 1- Porto 0. Ci sarebbe tempo per riprovarci e allargare la forbice tra noi e loro, ma Diogo Costa ci mette la faccia letteralmente su una girata dell’ormai eccitatissimo Lukaku. Dovrà farsi rifare il profilo, ma intanto ha salvato la sua porta: tornare a casa con due gol di scarto sarebbe stato esito definitivo.
L’Inter porta a casa il match d’andata contro un avversario difficile, che – si può starne certi – al ritorno le farà vedere i sorci verdi. Una difesa tornata impermeabile, la presenza mentale per l’arco di tutti i novanta minuti, l’attenzione mantenuta alta in ogni frangente e un bello spirito combattivo sono stati fattori determinanti.
Il recupero di Brozovic che sta progressivamente aumentando il raggio delle sue zone di interesse e la sua proverbiale attitudine alla corsa fanno ben sperare per il match di ritorno. Come quello di Lukaku, apparso meno farraginoso nei movimenti e certamente più esplosivo nelle conclusioni a rete, le conferme di Calhanoglu come rifinitore e stoccatore dalla distanza, la nuova edizione di Barella eccitato ma non eiaculatore precoce.
L’appuntamento è fra due settimane, al Dragao: al Porto mancherà Otavio che sarà squalificato certamente e la condotta di partita che detterà Conceicao non potrà essere attendista. Premesse perfette, che molto aggradano a chi può e deve capitalizzare il vantaggio dell’andata.

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