L’interista esistenzialista: la serenità di Inzaghi nel derby del campionato degli “altri”

L’Inter vincendo il derby ha confortato la sua prima posizione nel campionato degli altri alle spalle del Napoli a distanza siderale, ricacciando il Milan a -5 e facendolo scivolare fuori dalla zona CL.

Il derby del campionato degli “altri”

Chissà cosa passa per la testa degli allenatori di certe squadre di blasone alla vigilia di grandi appuntamenti. Noi tifosi ci sentiamo un po’ tutti degli allenatori navigati, ma le nostre pseudo-competenze si limitano a quello che vediamo del “prodotto finito”, e cioè lo spettacolo che la nostra squadra offre una, due volte alla settimana.

Tutto quello che concerne la preparazione alle gare ci sfugge, ci è completamente ignoto se non per le scarne notizie che riportano volta per volta i giornali sportivi.

Rivolgendosi alla realtà, quella degli allenatori “veri”, non deve essere semplice barcamenarsi tra tutti gli aspetti che contornano la gestione di una vera e propria comunità: capire lo stato di forma dei singoli, soppesarne lo stato mentale, dirimere gli eventuali attriti che insistano tra i componenti della rosa, le sinergie tra gli stessi, il dover individuare le flessioni, gli umori, finanche i bioritmi.

All’allenatore tocca valutare con quanta voglia e intensità ogni giocatore si è allenato, chi ha dato risposte valide alla fine di ogni seduta e chi ha dato risposte negative. Deve, alla fine di tutte queste valutazioni decidere chi schierare e chi no, chi è meglio lanciare dall’inizio e chi forse è il caso di impiegare a gara già iniziata.

Il modulo, le tattiche i movimenti: una volta stabiliti questi, si dovrà trasmettere tutta questa mole di informazioni alla squadra che scenderà in campo e lo si dovrà fare con tutta la chiarezza possibile, affinchè non nascano fraintendimenti fra ruoli e compiti assegnati.

Prendete il caso di Pioli, con in mano una squadra in piena crisi di risultati, che ha preso tredici gol nelle ultime quattro partite di campionato: non deve certo essere stata una nottata tranquilla quella della vigilia del derby di ritorno, campionato di calcio di serie A 22-23. Avrà fatto le ore piccole a studiare la scacchiera, i duelli, le giocate, le marcature.

Avrà immaginato le giocate e i loro effetti, le misure da contrapporre all’avversario e cercato di prevedere quelle altrui. Ma il fatto di studiare la gara così a fondo non significa che la strategia che si è individuata sarà poi quella giusta, quella vincente.

Ne è riprova, appunto, il derby. Rotti gli indugi, Pioli ha optato per scelte ben precise orientate a dare la fatidica scossa ad un ambiente fortemente depresso. Intanto ha forzato la mano schierando la squadra a specchio rispetto a quella dell’avversario, con un inedito 3-5-2, poi ha messo fuori dall’undici titolare per la seconda volta di seguito Leao, pur all’unanimità considerato da tutti come il giocatore più dotato tecnicamente tra i rossoneri.

Due scelte che si sono rivelate disastrose: la prima perché se ti metti a scimmiottare il modulo dell’avversario violenti il tuo credo calcistico e infondi nei tuoi uomini sentimenti contrastanti, col risultato che si sentiranno un po’ tutti messi in discussione: quelli so’ ragazzi, mica puoi pretendere che elaborino messaggi complicati e per di più contraddittori.

La seconda perché senza il portoghese a stantuffare la fascia di sinistra, Darmian e Skriniar hanno potuto dormire sogni tranquilli, dovendosi blandamente occupare di Origi, continuando così a poter spingere pressoché indisturbati. Il nigeriano non uso a vedersi impiegato in gara dal primo minuto lo ha scambiato per un semplice riscaldamento. Rimasto in questa ria convinzione fino al quarantacinquesimo, Pioli si è infine convinto a sostituirlo nell’intervallo appunto con Leao.

Pare che poi intorno al settantesimo l’Origi si sia avvicinato al coach e gli abbia proferito “Mister, sono pronto. Quando vuole.”. Restituitogli uno sguardo tra tra l’esasperato e lo sconfortato lo ha mollato lì come un torsolo, tornando ad occuparsi alle faccende del campo.

Faccende che stavano andando ramenghe perché l’Inter si era intanto portata in vantaggio con una specialità della casa, il calcio piazzato. Il solito Toro imbizzarrito era andato a contendere un pallone in mezzo alle pertiche milaniste avendo la meglio. Fin lì era stato un assolo nerazzurro, con un possesso di palla a maggioranza bulgara, occasioni da gol a profusione e il Milan a guardare.

Il centrocampo interista ha soverchiato quello milanista, pressandolo e facendolo girare a vuoto alla disperata ricerca di un pallone che era sempre tra calzettoni neroazzurri. Il finale di tempo è arrivato per il Milan come vera e propria manna dal cielo, con il cartellino rossonero a registrare lo zero in ogni voce della statistica.

Il secondo tempo ha detto altro, ma senza troppi scossoni: i cambi stavolta hanno giocato a favore del Milan che ha messo più qualità a centrocampo con Brahim Diaz e con il già menzionato Leao, che qualche sospetto sulla liceità di lasciarlo in panchina l’ha avvalorato. Con un menage reso più congruo per un incontro tra milanesi. L’Inter ha comunque continuato a fare la sua partita, lasciando briciole all’avversario: giusto una parata facile di Onana su un tiro dalla distanza di Diaz e un brividino da morte apparente quando si è fatta infilare in un veloce contropiede.

In quell’occasione ancora Diaz ha suggerito per Giroud che aveva davanti la porta spalancata, ma il suggerimento non è stato colto dal francese, ha bistrattato quella palla, che ingrata, si è accomodata su piedi molto meno educati dei suoi, quelli di Acerbi. E’ stato fino allo scoccare dei tre fischi arbitrali che il popolo nerazzurro ha potuto godersi la novità di un derby vinto di misura nello score ma senza troppi patemi e senza le solite barricate da cardiopalma. Per dire, persino quando è stato chiamato a dare sostanza al centrocampo lo sciagurato Gagliardini non si è scomposto più di tanto.

L’Inter con questo prestigioso risultato prova a confortare la sua prima posizione nel mini campionato di sei squadre, ricacciando il Milan a -5 e facendolo contestualmente scivolare giusto al sesto posto, fuori dalla zona CL. Pioli, con l’onestà che tutti gli riconoscono nell’interviste del dopopartita ha ammesso che non rifarebbe le stesse scelte: ma è bella forza.

Riguardo al campionato superiore, quello a cui il Napoli non permette a nessun altro di partecipare, la distanza dal sestetto di cui sopra si conferma siderale, avendo la capolista regolato con risultato netto lo Spezia. Osimhen che mangia in testa a Dragowski è il plastico manifesto di una squadra dal potenziale tecnico e fisico micidiale.

Sui giornali di oggi, taluni volenterosi giornalisti parlando dei casi dell’Inter, rinfocolavano quel certo rimpianto, visti i tanti giri a vuoto della seconda in classifica, ma è questione oziosa: anche senza il pareggio con il Monza e la sconfitta patita dall’Empoli la distanza tra le prime due darebbe solo inutili, misere speranze.

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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