Il SuperNapoli, Allegri, il vento di lecce, il caso Nicola: spunti dalla 18esima giornata

La 18esima giornata di serie A ci ha lasciato diversi spunti di riflessione, a cominciare dall’exploit del Napoli di Spalletti fino alla ‘crisi’ della Salernitana.

Spunti dalla 18esima giornata

La Juventus cede di schianto davanti al SuperNapoli. Quella difesa di cui tutti invidiavano la tenuta diventa nel giro di novanta minuti un colabrodo, la cassaforte è stata oggetto di manbassa.

“Vabbè, e mò che l’abbiamo smicciata pe’ mezz’ora che me dichi?” aveva chiesto Vicha, senza togliere gli occhi dalla cassaforte. “E che te dico? Bbona è bbona, ma se po ffà”, aveva risposto Victor, ancora con l’orecchie appizzate a captare attraverso lo stetoscopio i reconditi rumori dei meccanismi del forziere. “See, stai a fa’ lo splendido. Guarda che davanti a questa se so’ spaccati le corna mica pochi” aveva ribattuto, scettico Vicha.

“Mo t’o dico: tempo dieci minuti e mica te la apro: te la sventro proprio! Volemo scommette?” propose il nigeriano. “E’ annata, chi perde paga a’ cena al Coco Loco. Damoje, io te passo l’attrezzi e tu me fai a’ maggia”.

Quella portaccia aveva ceduto dopo tredici minuti netti: come promesso, non si era semplicemente spalancata ma eradicata, scardinata, venuta giù a piombo con un tonfo che aveva fatto trasalire i condomini del piano di sotto: “mammamia o’ terremoto!” avevano frignato gli Esposito, coppia di ottuagenari. “A’ fregnone, ci hai messo tredici minuti, mò paghi” esultò Vicha, con lo sguardo rapito dalla bocca oscenamente deformata della cassaforte. “eh, stai a guardà er capello: minuto più, minuto meno…” si giustificò Victor. “Si, sto c***o. minuto più e te tocca pagà, nun trovà scuse”, stoccò ridendo il georgiano”. A quel punto non rimase altro da fare che chiamare il resto della squadra per rifinire il lavoro, a raccogliere e riempire a pieni sacchi il frutto dello scasso. Victor mise in saccoccia una mazzetta da cinquecento, e precisò: “questa è il compenzo p’er disturbo mia”.

A quanto pare quella cassa blindata non era poi granchè. Il progettista l’aveva forse concepita per proteggere il suo contenuto dai ladri di basso cabotaggio, dai disperati in cerca di una dose, dai ladri di galline. Non poteva certo reggere davanti ad una equipe ben attrezzata, con cognizione di causa e determinata quanto basta.

Il Napoli ha passeggiato e pasteggiato tra i birilli di quella difesa, schiantando senza distinguo alcuno gli sciagurati componenti della miglior difesa campionato italiano fermando il suo tentativo di record a 734 minuti.

I mass media ne avevano cantate le doti e pompato le performance fin lì realizzate forti dei quegli otto consecutivi “clean sheet” che, col senno di poi, a guardarli oggi non è che venissero da chissà quali ardui scontri. A parte l’Inter, che con la consueta magnanimità spreca usualmente quattro-cinque occasioni da gol, gli altri avversari erano stati contendenti tutto sommato remissivi, di certo non inclini agli attentati alle porte altrui.

Tutti quei risultati fino a ieri avevano brillato di luce propria, nascondendo le beghe di una squadra in cronico deficit di gioco che spesso aveva risolto le pratiche con giocate estemporanee del singolo all’ultimo respiro, o come dice il suo condottiero, “a corto muso”. Invece venerdì sera, già intorno alle 21 di musi c’erano solo quelli degli juventini ed erano lunghi così, senza neanche dover aspettare il novantesimo.

Il SuperNapoli, Allegri, il vento di lecce, il caso Nicola: spunti dalla 18esima giornata
Foto Eurosport

E così il Napoli ha messo in opera l’allungo che se non è decisivo poco ci manca. Facendo di conto, risulta che la più vicina è il Milan, a nove punti. A seguire, a dieci si trova l’Inter e la ridimensionata Juve. Scendendo ancora si trovano Lazio, Atalanta e Roma a concludere una sorta di minicampionato a sei. Il Milan si è lasciato ubriacare dal dolce vento tiepido del Salento. Arrivati il giorno prima da Milano dove c’erano due gradi, le maglie gli si devono essere incollate addosso, infasciandogli i movimenti.

Il vento ha fatto il resto, congelando il sudore sul groppone dei rossoneri e quindi inibendone gli spiriti. Avanti di due gol al Lecce è venuta la tremarella di vincere, che unita alla paura di perdere del Milan, ha cagionato il pari e patta.

L’Inter ha approfittato del tonfo delle due che stavano davanti: adesso davanti ne ha una sola (il Milan) e ha agganciato la Juventus. Ha battuto il Verona con un gol dopo soli tre minuti, dando la stura ad una goleada che non c’è stata.

Infatti il risultato non è cambiato più dopo una partita stitica di emozioni oltre che di gol. Brutta e stitica, poi domandiamoci perché il prodotto calcio italiano non sfonda all’estero. Il trittico dietro il Napoli può essere autorizzato a scommettere ancora sulla conquista dello scudetto? A meno di tracolli verticali della capolista (che per perdere una sola partita, ha dovuto aspettare la contingenza di trovare la migliore Inter dell’anno in ensamble con la sua peggiore) il solco che si è creato tra i primi e i comprimari è ormai tale da ritenersi incolmabile.

I partenopei stanno per superare indenni lo storico tallone d’achille Spallettiano, quello che vede le sue squadre inevitabilmente flettere al negativo le prestazioni nei mesi di dicembre e gennaio: è un vero e proprio doppiaggio di Cape Horn.

Con dieci punti di distacco può permettersi ancora due o tre sfondoni senza per questo dover pagare dazio. Il Milan dovrebbe ritrovare una continuità che sembra aver perso anche prima (tre vittorie e tre pareggi nelle ultime sei) dei due pareggi con squadre giallorosse e l’eliminazione dalla coppa Italia, cose che potrebbero minare le certezze fin qui stabilite.

L’Inter è definitivamente fuori dai giochi, troppe le cinque sconfitte fin qui rimediate: dall’annata 2004-05 quando fu varato il campionato a venti squadre, chi si è aggiudicato lo scudetto lo ha fatto perdendo 3 o al massimo quattro match.

Solo la Juve ha concesso agli avversari sette sconfitte, ma con tre di queste arrivate a campionato già matematicamente ottenuto. Dietro di queste, la distanza dalla capolista diventa addirittura siderale, neanche il caso di scommetterci un centesimo.

Si segnala alla – quasi – fine della diciottesima giornata, l’otto a due dell’Atalanta, risultato d’altri tempi, quando in dieci si attaccava e in dieci si difendeva: piove forte a Salerno e Nicola sembra in bilico: perversioni del calcio nostrano, c’è un presidente che preferisce rimettere in gioco tutto quello che si è fatto fin qui più o meno bene (la Salernitana è nove punti sopra la zona retrocessione) e rischiare il tracollo piuttosto che, più sensatamente, digerire una sconfitta pesante solo in termini di punteggio.

Ancora, si assegni una nota di merito a Milan Skriniar, capitano dell’Inter, che sta giocando il suo solito campionato d’altissima qualità: ci si sorprenda davanti alla sua imperturbabilità d’animo anche sapendo che molto presto gli toccherà scambiare palla con Hakimi e Ramos, a cercare tra le linee Messi, Verratti e Mbappè. Chapeau.

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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