Dopo la sbornia Europea con il quasi-strike realizzato dalle compagini italiane si torna alle vicende ‘brillanti’ della serie A dietro al super Napoli di Spalletti.
Il super Napoli di Spalletti e il campionato del Ciapanò
Ciapanò (voce dialett. Ciapa no – “non prendere”) o Tressette a perdere: gioco di carte il cui obiettivo, diversamente dal classico Tressette, consiste nel realizzare meno punti possibili.
Dopo la sbornia Europea con il quasi-strike realizzato dalle compagini italiane, siccome le cose serie sono altre, ci si è rituffati nel campionato nazionale di Ciapanò, sempre più avvincente nell’incertezza nei suoi esiti. Il minicampionato cui si annoverano le sei squadre subito dietro il super Napoli ha dato il meglio di sè in quest’ultima giornata. Di nuovo, sugli scudi, le sopraffine capacità messe in campo da tutte le squadre di dissimulare l’obbiettivo di caricare di punti i rispettivi avversari con ogni sorta di artificio. Perché se poi se si nota troppo l’inghippo, pare brutto e la gente pensa male.
Si parta da Udinese-Milan, con i padroni di casa incapaci di escogitare un modo decente di soccombere davanti alla sapienza dei rossoneri. Ci ha pensato un Maignan in versione palo della luce a mandare avanti gli increduli friulani. A nulla è valso il rigore di Ibrahimovic che per dare un senso alla sua interpretazione ha esultato come avesse segnato il gol decisivo in una ipotetica finale mondiale tra Svezia e Brasile. Per i suoi compagni di squadra invece quel gol aveva lo stesso peso del primo premio al Criterium di Morra Cinese per over 60 disputato alla Cà Dal Fùm di Casoni di Sant’Albino (PV), ma pare che lo svedese non fosse a conoscenza delle regole del gioco.
L’Atalanta proprio non è riuscita a propinare punti all’Empoli, dato l’andamento, sarebbe significato farla davvero troppo sporca. Pure un pensierino lo aveva fatto, quando i toscani, completamente disinteressati al Ciapanò, hanno fatto la loro partita provando a vincere. Beata spensieratezza: i bergamaschi si sono dovuti fare la croce alla rovescia e incamerare i tre punti, tanto la classifica arride loro e poi c’è chi farà peggio.
La Juventus non sa più cosa inventarsi per rimanere in fondo all’infima classifica, ma la situazione sta diventando drammatica, perché quasi tutte quelle davanti frenano che è un piacere. Nelle ultime otto partite di campionato ha perso solo una volta, fuori casa con la Roma. Una sconfitta che ci sta: la Roma è squadra scaltra assai e conosce tutti i più bassi trucchi per rifilare punti agli avversari.
L’Inter però non le è da meno, dall’alto delle sue otto sconfitte in campionato (nove con quella contro la Juve) e ormai da settimane ha dimostrato come si fa. La Vecchia Signora è di un’ingenuità persino virginale e casca mani e piedi nello sfondone organizzato da quei marpioni in nerazzurro.
Dimostrazione ne è quell’unico gol che fa la differenza, in cui tra Rabiot e Vlahovic toccano la palla con le mani una dozzina di volte pur di convincere arbitro, var, tifosi e i giornalisti di Sky che quello è fallo. Commovente, in quel frangente, l’atteggiamento di Dumfries che sulla diagonale che smarca Kostic, prima fa finta di marcare Vlahovic che è già marcato da Darmian, poi – nel dubbio – si pone al di fuori dell’angolo di tiro del Serbo che, tapino, non può che rassegnarsi ad indirizzare la palla nell’angolo alla sinistra di Onana. Inzaghi a quel punto pensa bene di blindare l’inerzia della partita e – non sia mai si verifichi l’imponderabile – addirittura mette dentro, per mortificare possibili colpi di testa, il redivivo Correa che tanto manco ci proverà e il generoso D’Ambrosio, tanto impeto al servizio di piedi quadrati come un omino del calciobalilla.
Più tardi, accarezzerà l’impresa il coach piacentino, lasciando dentro un Lautaro in piena crisi depressiva e gli affianca Dzeko, a suo agio con la porta come Adinolfi al MiSex. E’ l’apoteosi, alla Juve non resta che arrendersi. Per far quel tanto di scena, ‘che gli spettatori pure un biglietto l’hanno pagato, nel finale c’è tempo per un paio di round di wrestling, con cartellini rossi acclusi, indirizzati – rubando a Renè Ferretti – “a cazzo di cane”
Il vero botto lo ha fatto però la Roma, impegnata a nel derby capitolino: quando non arrivano i muscoli, affina l’ingegno dicono i savi. E non c’è forse del genio a farsi buttare fuori per doppia ammonizione già al 32esimo minuto? Per Ibanez venga coniato una nuova categoria per il Nobel, quello per l’arguzia. La Lazio, porella, di quella dote non ha certo brillato e quando Zaccagni si è trovato – suo malgrado – davanti a Rui Patricio ha pensato bene di centrare il palo ma non è stato preciso e la palla ha malinconicamente esaurito il suo abbrivio in fondo alla rete. Agli aquilotti si è aggiunto il danno oltre alla beffa: adesso sono oscenamente al primo posto del famoso sestetto.
Arriva a sproposito la pausa “nazionali” ed è un peccato perché si rischia di spegnere il fuoco dell’avvincente battaglia in corso. Ma in alto in cuori: la ventottesima giornata proporrà piatti succulenti: Favoritissimo il Milan contro il Napoli oltre l’equilibratissima Roma-Sampdoria. Da brividi Juventus-Verona. Una lanciatissima Inter proverà, in casa, a rifilar punti alla Fiorentina ormai fuori da tutti i giochi.

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