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mercoledì 28 Luglio 2021
PanUccidere a calci un gatto è l'anticamera della pericolosità sociale.

Uccidere a calci un gatto è l’anticamera della pericolosità sociale.

Il caso del video virale in cui si vede uccidere a calci un gatto da un 14enne, è solo l’ultimo episodio di una lunga sequela in cui la violenza gratuita sugli animali è un pericoloso campanello d’allarme per tutta la società.

Violenza gratuita sugli animali, anticamera di pericolosità sociale.

Casoria, Napoli: un adolescente in un impeto di goliardica spacconeria tira un calcio a un gattino randagio che, dopo un impressionante volo, si schianta contro un muro e muore.

Il tutto viene ripreso da un amico dell’infimo soggetto in questione, per essere pubblicato istantaneamente su Tik Tok, la piattaforma social che impazza tra i giovanissimi.

Disgusto, profonda tristezza, rabbia incontrollabile: sono le reazioni di chiunque appartenga a qualcosa che ancora identifichiamo come civiltà umana.

Uccidere a calci un gatto è l'anticamera della pericolosità sociale. (2)

Partiti Animalisti in ascesa

La voce degli animalisti non ha giustamente tardato a farsi sentire con l’appello a una giustizia da concretizzare con pene severe e categoriche che condannino tutti coloro che si arrogano il diritto di infliggere pene inenarrabili ai nostri più fedeli amici.

In prima linea in questa nobile lotta che prescinde dall’orientamento politico, il Partito Animalista italiano (primo partito animalista nella storia ad entrare in un Consiglio regionale italiano) sta ricevendo consensi in esponenziale aumento grazie alla sua battaglia per la difesa degli animali, volta a sradicare la violenza dilagante contro di loro, un fenomeno preoccupante e all’ordine del giorno nella società malata che contraddistingue la nostra epoca.

Una voce, quella del partito animalista italiano, che si fa carico di tutte quelle spesso invisibili o poco considerate e, unitamente a 15 Partiti Animalisti nel Mondo, lancia un Appello ed una Petizione Internazionale per chiedere un’azione a Governi e Cittadini.

Dolore e incredulità

In questo contesto, che scatena un fervore non indifferente, è sempre difficile (se non impossibile) per la maggior parte delle persone, cercare di comprendere la ragione che spinge ad attuare azioni riprovevoli e amorali, come la violenza gratuita e fine a sé stessa, ai danni di coloro che rientrano nella categoria degli indifesi.

Sarà che, in particolar modo quando si tratta di animali, l’effetto che qualsiasi angheria ai loro danni produce negli animi dei più sensibili é sempre devastante.

Empatia, ambiente familiare e sociale

Ne derivano inevitabili considerazioni su quanto la mancanza di educazione ai valori e l’assenza di empatia di tali soggetti molesti rappresentino piaghe purtroppo ampiamente diffuse che rendono il mondo un posto davvero sgradevole in cui abitare.

La scienza supporta la tesi secondo cui, sebbene l’empatia sia innata e si sviluppi intorno al secondo anno di vita, un ambiente familiare consono a soddisfare le necessità emozionali del bambino e propedeutico per la gestione delle emozioni, nonché un tessuto sociale nel quale egli possa sperimentare dialogo e confronto siano fondamentali nel concorrere ad uno sviluppo della sfera emotiva sano ed equilibrato.

 

Vittime o carnefici?

Un problema, quello della violenza in senso lato, che trova quindi terreno fertile in un disagio sociale consolidato, laddove si assiste allo sgretolarsi della moralità per soffocare debolezza e frustrazione represse che riconoscono la loro massima espressione nella crudeltà ai danni dei più vulnerabili.

Tale disadattamento, che nei giovanissimi è spesso frutto di situazioni familiari complesse può, in buona percentuale, sfociare in forme di criminalità che trovano le loro radici in un riscatto personale fatto di prevalsa e sfida nei confronti di un mondo esterno di cui i molestatori si sentono in qualche modo vittime.

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Social oppio dei giovani

Ulteriore elemento che influisce negativamente sulla sfera psicosociale di molti adolescenti è quella psicosi dell’apparenza sui social che incombe, l’ossessione della lotta all’apparenza che trova nel numero dei followers conquistati la sua più grande ambizione e lo scopo ultimo dell’esistenza di molti giovani della generazione z.

Quella droga di like spinge a compiere atti di spavalderia per raggiungere una fama effimera, per far parlare di sé, farsi notare.

Uccidere a calci un gatto: inconsapevolezza e amoralità

Sconvolgente la risposta che arriva in tempo reale sui social da parte del diretto interessato: nessun rimorso per l’atroce atto compiuto bensì uno sfrontato ringraziamento a tutti per aver fatto impennare drammaticamente la curva della sua popolarità e il numero dei seguaci su tik tok.

Un’agghiacciante incoscienza della gravità del gesto e delle conseguenze, un’autodenuncia inconsapevole.

Ciò a riprova di quanto i confini tra quella realtà intrisa di ideali e attività propedeutiche ad una crescita sana e le mostruosità che albergano nella violenza dei videogiochi e delle sfide mortali della rete si stiano facendo purtroppo molto labili.

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Contesto sociale e prevenzione

Secondo lo psicanalista britannico Winnicott, il fulcro dell’azione antisociale risiede nel desiderio del minore di essere notato, considerato e aiutato.

Tale aiuto deve essere fornito tenendo conto, multifattorialmente, del contesto globale che condiziona la vita del giovane: famiglia, ambiente di vita, gruppo dei pari, scuola ecc.

Chiaro è che la violenza sugli animali è l’anticamera di una pericolosità sociale che richiede un’attenzione particolare da parte delle istituzioni, della scuola e degli operatori del settore senza attendere nella speranza che il tempo apra le porte a un cambiamento radicale determinato dal superamento dell’immaturità dei minori violenti.

Non è improbabile che in un tale soggetto, l’asticella del limite da porre alla sconsideratezza si possa alzare sempre di più fino a raggiungere le pagine di quella cronaca nera sui quotidiani che tanto ci scuote e terrorizza.

Meno parole, più azione

Nessuno è dotato di un ius vitae ac necis su alcun altro essere.

Ciò, se in quasi tutte le democrazie moderne è la regola generale, dovrebbe essere estendibile anche agli animali che evidentemente, considerate le notizie che apprendiamo ogni giorno, sono spesso oggetto di maltrattamenti, basti pensare all’abbandono degli animali domestici dei vacanzieri in estate.

Ancora è troppo diffusa l’idea che l’animale sia un oggetto, una res, un elemento da utilizzare a proprio vantaggio, per lo svolgimento di un’attività lavorativa ad esempio, per l’intrattenimento di un hobby o per ricevere un atto d’amore meramente narcisistico, ed è proprio questa percezione che deve essere del tutto scardinata.

La sacralità egizia

Si dovrebbe tornare alla concezione di sacralità che la divinità egiziana Bastet aveva del gatto, simboleggiante il calore del sole e la protezione dell’ambiente domestico, tipicamente connotato da amore e tutela della casa.

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Il killer di Casoria potrebbe invece essere identificato in un misto tra Mafdet e Sekhmet, sempre dall’antico Egitto, vile incarnazione di una cultura violenta che dopo 10.000 anni non accenna a svanire.

Se tutto finirà nel dimenticatoio per la morbidezza delle leggi italiane, e se qualcuno apostroferà questa tragedia come una ragazzata sdrammatizzandone l’orrore, avremo fallito per l’ennesima volta come paese, come esseri umani. Uccidere a calci un gatto non è una bravata, è un delitto.

Via libera a programmi di sensibilizzazione quindi, spazio a interventi più concreti, maggiore coinvolgimento di enti, istituzioni e di tutte quelle associazioni che già si impegnano a denti stretti per la tutela dei nostri piccoli amici a quattro zampe.

E che si educhi al bello, alla compassione e al rispetto dei più deboli, e si insegni fin da piccoli, che la violenza deve sempre e comunque fare orrore.

 

Il compito più alto di un uomo è sottrarre gli animali alla crudeltà. Emile Zola

 

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Uccidere a calci un gatto è l’anticamera della pericolosità sociale.


Ilaria Lazzara
Web Content Writer e traduttrice, collabora stabilmente con società italiane ed estere. Amante dell’ecosostenibilità, è accanita sostenitrice della cosmesi e dell’alimentazione BIO, di pari passo con l’amore immenso che nutre per gli animali.

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