Il disagio non è nato a Colleferro. I fratelli Bianchi si.

L’omicidio di Willy Monteiro Duarte ha riportato sulle cronache quel sottobosco umano fatto dei vari fratelli Bianchi, di Colleferro e di tutti i piccoli centri, le periferie urbane e quei microuniversi di chi alla rivolta ha preferito la depilazione laser.

Dalla fine del disagio ai fratelli Bianchi

C’era una volta il disagio. Lo chiamavamo così. Era applicabile a tante situazioni, categorie. Era uno strumento sociale. C’era il disagio, il disagio sociale, il disagiato.

Il disagio umano, sociale, di percezione di se nel mondo, del mondo e del mondo verso se stessi.

Il disagio popolare, di quei ragazzi di vita pasoliniani che cercavano il riscatto in qualche piccola certezza sociale (il posto fisso, arruolarsi, oppure un lavoretto in un officina) o la damnatio memoriae criminale.

Il disagio borghese, quello morettiano degli ex attivisti politici che finalmente s’erano tolti il peso della militanza, dell’impegno e volevano solo divertirsi. Ma non riuscivano a farlo. E allora finivano per attendere il sole dell’alba non accorgendosi che stava già sorgendo alle loro spalle.

Il disagio altolocato, la noia sartriana elevata ad incubo. La ricerca distruttiva dell’emozione, del potere sull’altro. La notte degli orrori del Circeo sta li come funereo memento.

Il disagio, fonte di ordine e disordine morale, è svanito, diluito in infiniti meme goliardici del nostro tempo, tra risate medio-riflessive della socialità digitale. Svanito, diventando altro, perché legato inesorabilmente al ‘900, alle ideologie: quell’insieme di idee, valori, aneliti, appresi, studiati o naturalmente percepiti, che ci si portava dietro come uno strumento: erano gli occhiali per vedere il mondo.

Buttate via quelle lenti, perché desuete, pericolose, accusate di favorire tutti gli ismi, ci si è invece scoperti con la vista più debole. Ciechi che camminano a tentoni. E nel buio il disagio è diventato paura, rabbia, aggressività.

Ecce Bombo, l’attesa dell’alba

 

2020, Fuga da…Colleferro

Dal giorno del brutale omicidio del ventunenne Willy Monteiro Duarte, Colleferro, la cittadina delle Valle del Sacco a pochi km da Roma, è diventata per i media il buco del culo del mondo. L’armamentario sociologico per analizzare vittime e carnefici ha utilizzato tutti gli strumenti retorici possibili ma il retroterra socio-culturale della vicenda vale molto di più qualsiasi legame con l’appartenenza politica.

Li abbiamo visti tutti i fratelli Bianchi e i loro compari di scorribande notturne. Sono picchiatori vicini all’estrema destra? Certo che lo so, lo sappiamo, senza neppure bisogno di cercare conferme. Lo sono e non è il punto centrale della vicenda.

I fratelli Bianchi sono fascisti? Possiamo provare a parlargli della scuola gentiliana, dei collaborazionisti di Vichy, dell’esaltazione Heidegeriana e vedere l’espressione che fanno,  oppure premere il tasto dietro la schiena, come nei vecchi Big Jim e vedere se ripetono la filastrocca: il Duce ha creato l’Inps, ha fatto le bonifiche, gli immigrati se ne devono andare. Cambierebbe qualcosa?

Caligari era Spike Lee prima di Spike Lee

L’immaginario di cui parliamo è il contesto. l’ambiente che diviene anima. Per quanto apparentemente banale e inflazionato, aiuta a comprendere i fenomeni molto di più del retro pensiero dei suoi protagonisti.

Cosa possono mai pensare questi energumeni prima di agire? Il loro linguaggio è scarnificato, quasi un codice redatto da gesti e neologismi, che fa il verso a una cultura ghettizzata connessa alla delinquenza iper-consumistica e tragicamente semi-parodistica dei gangster.

Chiunque viva a Roma, per esempio, può udire questa conversazione almeno una volta al giorno in qualsiasi bar, barbiere o piazza frequentata da ragazzi:
– Oh, regà, come va?
– Tutt’a posto
– Bella
– Daje

Non possiamo sovrapporre questi giovani uomini ai coatti di nostra antica memoria, al ribelle di periferia, perché alla cassettina Tdk con le canzoni di Franco Califano preferiscono la musica techno, al pacchetto di marlboro l’olio abbronzante che lucida la pelle, al cognac e la sambuca la cocaina, al cappotto d’inverno col bavero tirato su, lo stare sbracciati per strada a febbraio per mostrare i tatuaggi, alla barba incolta il doppio taglio, al night club il privè della discoteca con ospite il tronista di Uomini e Donne, alla ribellione la depilazione laser.

Colleferro è come tante altre cittadine in giro per l’Italia, come le tante periferie delle città. Una nazione nella nazione. Il disagio non è nato li, i fratelli Bianchi si.

Non essere cattivo, di Claudio Calegari. Scena trip

 

 

 

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About Alexandro Sabetti

Scrittore e autore radio e tv. Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014). ->
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